18 Aprile, 2021

Ahi, ahi! Meglio le patate che l’epatite

Alba Parietti, La cacciatrice di narcisi. Mai dare soddisfazione agli stronzi, Baldini + Castoldi, pp. 192, euro 17,20 stampa, euro 9,99 epub

“Se non sempre sono stata migliore dei disgraziati che descrivo, certo, descrivendoli, mi sono sentita molto meglio” scrive Alba Parietti in questo che più che un libro si può definire un accumulo scomposto di parole a volte senza senso: una serie di capitoli che raccontano episodi e riflessioni a caso, cercando di individuare le diverse figure del narcisista e dando consigli a donne più o meno dell’età dell’autrice su come affrontarli, smascherarli, amarli o liberarsene. Curiosamente fra questi uomini spunta un capitolo dedicato anche a don Andrea Gallo (!) perché la nostra impavida Alba se ne sente gelosa quando scopre al funerale che lei non era propriamente l’unica ad avere una relazione di amicizia e confidenza con il “prete degli ultimi”! Nella fenomenologia dei narcisi rientra anche Venghi, il cane dell’autrice, portentosamente dotato delle capacità manipolative proprie degli umani meritandosi così un capitolo a parte. Il padre partigiano a cui Alba deve il suo bel nome, invece, aleggia su tutto, amato senza se e ma.

Il libro – evidentemente accettato e pubblicato dalla casa editrice a scatola chiusa senza neanche una rilettura ed acquistabile anche con la carta dei docenti (!?!) – contiene altri due capitoli scritti in uno stile più piano e discorsivo. Uno riassume il mito di Narciso (si deve pur educare il lettore sprovveduto) e l’altro è un racconto, sempre della Parietti, ambientato nell’Ottocento che racconta la storia d’amore fra Sotine, vedova bellissima, seducente e ovviamente intelligente e il pittore Tristan, narcisista di gran talento ma fisicamente offeso, che condurrà la relazione secondo lo schema più volte ripetuto negli altri capitoli. Il tristo figuro – summa degli altri uomini del libro – mostra un velato timore sulla propria prestanza fisica il che non gli impedisce di godere dell’innamoramento della donna per poi sparire umiliandola salvo rifarsi vivo, sempre trionfante, quando la preda mostra un qualche rinsavimento. Da parte sua Sotine “percepì quell’esperienza come una particolare forma di elezione, di elevazione dalla mediocrità”, condividendo le stesse conclusioni che Parietti trae da molte delle esperienze amorose di cui ci parla.

Se ne evince che Alba Parietti ha una coazione a incontrare fin dalla adolescenza uomini che lei stessa nel sottotitolo di questo suo libro definisce “stronzi”: varianti caricaturali del narcisismo.

D’altra parte le relazioni che Alba Parietti (a quanto scrive) intrattiene con loro, sono un tale misto di aggressività, confusione e ambivalenza che lasciano sconcertato anche il lettore più benevolo, invalidando il detto “nomina e metti su carta il tuo malessere e i tuoi problemi per comprenderli e chiarirli”.

Alba Parietti, nonostante racconti episodi personali che paiono anche molto dolorosi e irrisolti, sembra del tutto incapace di mettere da un canto la sua immagine pubblica – ed evidentemente anche privata – di donna emancipata e sicura di sé e si ritaglia e riconosce in un ruolo fra la corsara navigata di lungo corso e la cinica distaccata, scrivendo così un libro che, inevitabilmente, lascia ai lettori un retrogusto di disperazione che francamente avremmo preferito risparmiarci.

Forse sono i guai del dover fare i conti con una intelligenza libera e senza complessi che le è sempre stata giustamente riconosciuta, ma che evidentemente Alba Parietti non ha trovato il tempo di mettere a fuoco e disciplinare, parendole sufficiente esserne dotata e masticare qualche elemento tratto dal vocabolario di sinistra sulle donne e la società, per sentirsi autorizzata a dir la sua su tutto.

Eppure chi non l’ha amata quando cantava nei siparietti di Macao i coretti nonsense di Boncompagni che più di ogni critica moralista e contenutistica sulla televisione ne svelavano il centro perfettamente vuoto?