Adelphi sembra determinata a investire su uno scrittore americano che neanche in patria è particolarmente famoso, Ken Greenhall: basti dire che nemmeno nella Wikipedia in inglese si trova una voce a lui dedicata che ce ne racconti la vita o ne descriva le opere. Il primo romanzo di questo autore, Elizabeth, uscì negli Stati Uniti nel 1976, e al tempo venne bellamente ignorato da questa parte dell’Atlantico; Adelphi ce lo ha proposto due anni fa, affidandone la traduzione a una delle migliori professioniste in attività, Monica Pareschi, e giustamente. Trattasi di una storia di stregoneria ambientata in una dimora patrizia di Manhattan negli anni Settanta, ed è indubbiamente opera di pregio, che manifesta una considerevole sofisticazione letteraria: a raccontare è infatti una narratrice discretamente inaffidabile, una ragazzetta quattordicenne convinta di aver ereditato poteri magici da una sua antenata strega vissuta secoli prima, e Greenhall restituisce il personaggio in modo del tutto convincente. Riesce anche a presentarci un ritratto di famiglia disfunzionale che resta impresso, e costituisce un inquietante controcanto alla vicenda della protagonista.
Ora ci viene proposto The Companion, romanzo del 1988 messo in italiano da Cristiana Mennella, altra traduttrice di tutto rispetto, che da noi si intitola L’accompagnatrice. Anche qui abbiamo una protagonista che è anche narratrice: si chiama Jillian Cole, e gira gli Stati Uniti insieme al padre Matthew, cieco per motivi che inizialmente non vengono rivelati, con un passato di guaritore e una passione per il jazz. Sua figlia invece cerca signore anziane non autosufficienti e benestanti, che accompagna negli ultimi mesi della loro esistenza – le accompagna soprattutto al passo conclusivo. In altri termini, Jillian pratica una forma di eutanasia artigianale col consenso delle donne che assiste (insomma, Greenhall ha anticipato di parecchi anni l’accabadora della Murgia). Ovviamente nell’America degli anni Ottanta questa pratica è del tutto illegale, cosa che porta l’accompagnatrice a spostarsi da una città all’altra, rigorosamente località provinciali distanti tra loro, perché possono esserci sempre strascichi sotto forma di parenti che vogliono vederci chiaro sul trapasso dell’anziana parente (anche e soprattutto per questioni di dollari: siamo negli Stati Uniti).
Jillian arriva col padre nella cittadina di Serena (nomen non omen) e ci mette poco a individuare la prossima cliente, la signora Elizabeth Dobb, che vive in una casa vasta e tetra, e dispone di una cospicua fortuna. Jillian stabilisce subito un’intesa con la signora, ma l’accordo tra le due si complica per via della presenza dei due figli, Eva e David, gemelli eterozigoti e dalla diversissima personalità: la prima, separata, sembra cercare soprattutto un nuovo partner, assieme a sua figlia Shirley; il secondo è uno yuppie in carriera, avido e cinico, animato da un inspiegabile risentimento nei confronti della madre. Man mano che la storia si snoda, cominciano a venire alla luce le storie di questi personaggi, ai quali si aggiunge il figlio di una donna precedentemente accompagnata da Jillian alla vita eterna, che ha rintracciato l’accompagnatrice per ragioni non del tutto chiare. Mettiamoci anche lo sceriffo locale, Jay Barnett, che pare uscito da Twin Peaks – ne risulta una miscela torbida e minacciosa, tutt’altro che priva di colpi di scena. Non mi pare il caso di dire altro.
Ancora una volta una protagonista e narratrice donna; ancora una volta una famiglia disfunzionale. Ancora una volta si seziona una fetta di vita americana con gli strumenti della letteratura fantastica (Greenhall stesso definì il suo primo romanzo “un romanzo dell’innaturale”, termine che allude inevitabilmente al soprannaturale); e si presenta un gruppo di personaggi dei quali non si sa bene chi salvare. Leggendo L’accompagnatrice non si riesce a non ripensare a Rosemary’s Baby, o a Carrie, e viene da chiedersi se queste storie dell’orrore non abbiano dato voce al disagio della società americana di quegli anni (alla fine sfociata nell’America dei MAGA, della post-verità, della dittatura del turbocapitalismo, della povertà programmata), sostituendo al buon vecchio Uomo Nero, il diavolo dei colonizzatori puritani, un Male sempre meno personificato, un male ambientale, diffuso, disseminato. A questa tematica, in L’accompagnatrice si unisce anche, tra le righe, di tanto in tanto, una riflessione sulla morte tutt’altro che banale.
Adelphi ha annunciato la traduzione di un altro romanzo di Greenhall, Hell Hound. Si può ben dire che lo attendiamo con una certa curiosità, convinti che sia un recupero decisamente interessante.


