Ero davvero curioso, dopo aver letto il bellissimo romanzo Lanark e aver visto Povere creature, film del regista greco Yorgos Lanthimos tratto dal romanzo dello scrittore scozzese, di leggere questa raccolta di racconti. E Alasdair Gray non si smentisce: irriverente, irrispettoso, inquietante e immaginifico mantiene il suo eccentrico antidogmatismo e il suo consueto stile allegorico che ne fa uno degli autori più visionari del mondo letterario. Non ci sono limiti all’immaginazione creativa in questi racconti scritti nell’arco di quasi mezzo secolo, a partire dagli anni ’50, e che nonostante il tempo intercorso formano un insieme omogeneo che dà al lettore la cifra di uno scrittore che fa del surrealismo, dell’assurdo e del distopico i suoi punti caratteristici.
I generi letterari che visita sono diversi, con una competenza e una sicurezza sorprendenti. C’è la miglior narrativa mondiale negli scritti di Gray, dove risuonano Beckett, Kafka e Blake nelle deviazioni dal reale che denunciano le tante ingiustizie sociali che macchiano le nostre esistenze. Esseri umani che si dividono a metà, persone che si travestono da orsi e che fondano addirittura un partito politico, tentativi di perforare il cielo dopo che si è formata una cortina impenetrabile, luoghi oscuri in cui si nasconde il segreto del mondo sono solo alcune visioni del postmodernismo di Gray. Sorretto da una potenza narrativa inusuale, Gray porta il lettore in un teatro dell’assurdo talmente evocativo che riesce facile immedesimarsi nelle storie.
Nato come disegnatore e pittore, solo a quarantacinque anni decide di tentare seriamente la via della scrittura, un cultore di arti visive che non lascia da parte arricchendo i suoi testi di immagini che forniscono al lettore attento altre chiavi di lettura. Scozzese, è considerato uno dei maggiori scrittori del suo paese, una Scozia madre di una letteratura che ha sempre mantenuto una autonomia e una personalità propria rispetto a quella inglese. Safarà ha il merito di averlo riproposto in Italia e il successo del film di Lanthimos ha risvegliato l’interesse per uno scrittore che ha fatto la storia della narrativa mondiale. Un cenno particolare alla traduzione, ottima, di Enrico Terrinoni, professionista noto già traduttore tra gli altri di Joyce, Wilde e Orwell.


