22 Febbraio, 2020

Primo Piano

Necessario seguire l’attualità, le continue uscite di nuovi libri; ma la nostra Rivista vuole anche concedersi pause di riflessione in cui ci si concentra su uno scrittore, su un tema, su una costellazione di testi interconnessi, e approfondire il discorso.

John Ashbery, il Principe in incognito. Note sul rapporto tra Poesia e Arti Visive

Si può scrivere della poesia astratta? Negli anni Cinquanta, già Wallace Stevens scriveva che “all poetry is experimental poetry”. È quanto ha tentato di...

L’universo di Gormenghast

Il castello è il vero protagonista della saga di “Gormenghast” di Mervyn Peake, la trilogia di cui Tito di Gormenghast è il primo romanzo....

James Graham Ballard. Rapporti da un oscuro pianeta

“I quartieri residenziali sognano la violenza. Addormentati nelle loro sonnacchiose villette, protetti dai benevoli centri commerciali, aspettano pazienti l’arrivo di incubi che li facciano...

John Berger: il disegno (e la prosa) del mondo

L’opera come luogo intimo e accogliente, aperto all’incontro: spesso si tratta di un cliché che in ultima analisi non corrisponde alla realtà, ma nel...

La nave dei folli a Milano. L’arte di Ivan Della Mea

A Basilea, sull’esterno di un’ansa del Reno, sorge la cattedrale della città. È una chiesa molto antica, e le sue fondamenta risalgono all’anno mille....

Poeti s/tradotti – Poeti stranieri non tradotti. Sheenagh Pugh

“La odio così tanto!”, dice l’autrice di questa poesia. Per molte ragioni. Perché viene spesso citata, nonostante l’autrice raccomandi di non usarla - è dedicata a un amico che lotta contro la dipendenza dalla cocaina, non destinata alla pubblicazione. Perchè comunque prega di non menzionare il suo nome, ma nessuno le presta ascolto. Perché molti la leggono in modo sbagliato, in senso troppo banalmente ottimistico. Perché è scritta in un linguaggio piatto e semplice, che non riflette lo stile di molte altre sue poesie, in cui “l’uso del linguaggio è semplicemente molto più interessante e immaginativo”.

Carlo Ginzburg, ovvero lo storico come redentore dei vinti

“Si chiamava Domenico Scandella, detto Menocchio”: con questo incipit dal sapore letterario viene presentato l’eretico mugnaio friulano vissuto nel Cinquecento, processato, torturato e messo al rogo dall’Inquisizione, cui Carlo...

Jasper  Fforde: il sabotatore

Mr Fforde e Michael Banks Chi abbia visto Mary Poppins (il film del 1964, con Julie Andrews e Dick Van Dyke per regia di Robert...

René Daumal e gli altri

«Questo posto non ha che tre porte di uscita: la follia e la morte.» (René Daumal) René Daumal (1908-1944), è uno degli autori probabilmente più legati...

Libertà e intelligenza multiculturale

Alcuni critici – non molti in verità – hanno sostenuto che Ted Chiang non sia uno scrittore professionista ma un dilettante di grande ingegno, che le sue idee siano sempre ottime, ma che lo stile e le capacità espressive con cui le argomenta siano troppo neutre e nel peggiore dei casi anodine. Niente di più falso: l’esattezza, il nitore, la semplicità, la ripulsa dai facili effetti o dalle retoriche prorompenti, l’aggettivazione controllata, lo pongono invece fra i più consapevoli artefici di uno stile volutamente conciso e dimesso, consono alle necessità di un’intelligenza scientifica prestata alla letteratura. Se credete ancora nell’importanza intellettuale, teoretica, speculativa dell’immaginazione letteraria a base scientifica che volgarmente chiamiamo, con eccessiva approssimazione, fantascienza, leggete Ted Chiang: non resterete delusi.