9 Maggio, 2021

Alessandro Fambrini

27 ARTICOLI

In fuga da un’Europa impazzita

In fuga da un’Europa impazzita, come Karl Roßmann in...

Kafka scrive a Milena

La storia è nota. Nell’autunno del 1919 Franz Kafka...

Vampyrismus. Declinazioni e metamorfosi del vampiro nella letteratura tedesca

Vampiri antichi, nella letteratura tedesca: addirittura alla fonte dell’horror...

Gli UFO e il mito

Scriveva Lino Aldani, in uno dei suoi rari interventi...

Dettagli sanguinolenti

Nel genere post-postmoderno di romanzi sentimental-grotteschi alla Eroi come...

Una sorte segnata

Entrare in questo romanzo è una sensazione sgradevole, che si accentua man mano che la lettura procede. Ci troviamo dentro una tela dai confini segnati, quelli del modello shakespeariano cui Macbeth di Jo Nesbø, più che ispirarsi, si conforma, facendo parte di una serie di riscritture programmate dei drammi di Shakespeare, affidate dalla Hogarth Press ai “romanzieri più apprezzati e di successo del nostro tempo”, come suggerisce una nota editoriale (sono usciti finora, tra gli altri, una Tempesta di Margaret Atwood, una Bisbetica domata di Anne Tyler, un Racconto d’inverno di Jeanette Winterson, tutti pubblicati in Italia da Rizzoli).

Vampiri d’Islanda

Bram Stoker, Valdimar Ásmundsson, I poteri delle tenebre. Dracula: il manoscritto ritrovato, Carbonio. Una recensione di Alessandro Fambrini. Abbiamo un romanzo che dovrebbe essere la traduzione islandese, uscita a puntate sulla rivista Fjallkonan dal 13 gennaio 1900 al 20 marzo 1901 e poi pubblicata in volume nel 1901, del Dracula di Stoker del 1897: un’opera sfuggita ai più, a causa dell’esotica inaccessibilità della lingua islandese, e che il curatore di questo volume recupera dopo ardimentose ricerche, per accorgersi che quella di Makt Myrkanna, ovvero I poteri delle tenebre, è una storia simile all’originale, eppure profondamente diversa: per dare a lui la parola, “per chi conosce l’opera di Stoker, Makt Myrkanna riserva alcune grosse sorprese".

Un romanzo da leggere: “Marie Grubbe” in una nuova traduzione

Jens Peter Jacobsen, Marie Grubbe. "Il romanzo di Jens Peter Jacobsen torna adesso a disposizione del pubblico italiano in una nuova traduzione, a opera di Bruno Berni, che gli rende finalmente piena giustizia (come già era avvenuto alcuni anni fa con il "Niels Lyhne" delle edizioni Iperborea, a cura di Maria Svendsen Bianchi) e ne restituisce le sfumature elaborate, i toni talvolta bruschi e anche volgari, talvolta barocchi, sempre sontuosi, di una lingua che Jacobsen cercò di modellare su quel diciottesimo secolo in cui il romanzo è ambientato. Un’operazione che fa onore alla casa editrice che l’ha intrapresa e che speriamo possa avere il successo che merita."

Un romanzo su un romanzo

Wu Ming, Proletkult. Aleksandr Bogdanov, Stella Rossa. "La storia così come la conosciamo non è necessariamente quella reale, e nemmeno l’unica possibile, e se il passato può andare/essere andato altrimenti, tanto più può andare altrimenti il presente".

Di cosa è fatta la lingua della traduzione

Michele Sisto, Traiettorie. Studi sulla letteratura tradotta in Italia. "Di che cosa sono fatte le letterature nazionali, di che cosa è fatta la letteratura italiana? Il canone sembra chiaro, ma è davvero così? Spesso le lingue nazionali sono più di una, in Italia come altrove (dialetti, idioletti, minoranze linguistiche e così via), e anche l’italiano è tutt’altro che uno. Inoltre esiste anche “un altro corpus molto vasto, anch’esso in lingua italiana: la letteratura tradotta”.