9 Maggio, 2021

Isabella Bignozzi

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Quando l’arte nasce dal dolore

C’è un amore intenso, tradito, c’è l’implacabile morale corrente, c’è un omicidio efferato, in cui gli assassini indossano maschere di animali scuoiati, come in un rituale punitivo e allegorico. C’è il sodalizio impossibile tra il principe e il suo servo Gioachino, reietto e deforme ai limiti del mostruoso, amato e odiato, punito e tenuto vicino a sé al di là di tutto, come un altro sé stesso.

Un brano spontaneo di città operaia

Francesco Pecoraro, Lo stradone, Ponte alle Grazie. Una recensione di Isabella Bignozzi. Il caffè non è buono – dice il narratore - nell'unico bar che ancora resiste prima del curvone. Si fumano Marlboro rosse, i pensionati camminano spenti e malvestiti, chiusi in un opaco malumore tra sprazzi di razzismo qualunquista, evitando sui marciapiedi gli accumuli di immondizia e le deiezioni abbandonate dei cani. Siamo nel quadrante delle fornaci, nella sacca operaia che ha fatto a mani nude i mattoni e i laterizi che hanno ingrandito la città di Dio, nel quartiere che non è un quartiere, non è una borgata, non è aggregato urbano in armonia con il resto del territorio. Una comunità sub-urbana con una storia diversa.