1 Dicembre, 2021

Umberto Rossi

65 ARTICOLI

L’esordio di Miriam Toews in Italia (2005)

In occasione del piccolo Toews-Day che abbiamo organizzato, siamo andati a ripescare la recensione del primissimo romanzo della scrittrice canadese pubblicato in Italia tredici anni fa.

I rischi del thriller

Christina Dalcher, Vox. "La novità dovrebbe essere il lato linguistico, nella misura in cui la protagonista, Jean, è una neurolinguista forzata a diventare casalinga, scacciata dall'università dove lavorava e dai laboratori dove ricercava una cura per l'afasia. Una neurolinguista che adesso non solo non può più esercitare la sua professione, ma neanche articolare più di 100 parole al giorno, se non vuole ricevere una sgradevolissima scossa elettrica dal braccialetto contaparole che è stata costretta a mettere al polso e che non può togliere per nessun motivo."

I fucili di William T. Vollmann

I fucili è un romanzo (se così lo possiamo definire), follemente ambizioso, quasi quanto il piano di Franklin di raggiungere il Pacifico passando a nord del continente americano (cosa che oggi, col riscaldamento globale, si può fare abbastanza agevolmente). Ma l'ambizione dell'idea narrativa di Vollmann è sostenuta da un considerevole talento letterario...

California selvaggia

Io narrante della vicenda è una donna, Phoebe Siegler, che a tutti gli effetti potrebbe essere l'antitesi di Charles. Lui è laconico se non taciturno; lei è logorroica al limite dell'isteria. Lui californiano, lei newyorkese. Lui vive nell'Inland Empire, una zona semiselvaggia nell'entroterra; lei è il classico animale metropolitano, al punto che le montagne della California e il cielo non schermato dai grattacieli la mettono a disagio. Lui è un uomo d'azione, un investigatore privato specializzato nel recuperare ragazzi e ragazze scappati di casa e magari finiti dentro sette e culti dei quali lo stato sul Pacifico non è mai a corto; lei una giornalista del New York Times stravolta per la vittoria elettorale di Trump. Lui un tipo selvatico e schivo; lei un'intellettuale sofisticata e loquace. Lui è uscito da un film dei fratelli Coen; lei da una pellicola di Woody Allen.

Sulla strada della memoria

Sara Taylor, Il contrario della nostalgia. "Ed ecco l'altro motivo per cui Il contrario della nostalgia si distacca nettamente da Sulla strada: il viaggio di Ma e Alex non è solo nello spazio ma anche indietro nel tempo. Ogni tappa di questo giro degli Stati Uniti (in macchina) è legata a un episodio dell'irrequieta vita della madre, una donna che non è mai riuscita a trovare terra che la reggesse, un luogo dove piantare le tende una volta per tutte. Persino il matrimonio che le ha dato Alex è una sistemazione temporanea..."

Bruce Lee è vivo e lotta con noi

Sean Chuang, I miei anni '80 a Taiwan. "E questa rimemorazione tra il personale e il collettivo di quel decennio (con sconfinamenti nel prima e nel dopo) Chuang la scrive e la disegna con una grazia a momenti quasi lirica. La sua non è solo narrazione sequenziale: è poesia con immagini. Allora tanto di cappello alla traduttrice, Martina Renata Prosperi, che ha saputo renderla così bene dal cinese."

Squartare le storie

Fabrizio Coscia, Sulle tracce di Francis Bacon. "Si tratta, va detto, una narrazione sicuramente esigente, che al lettore non regala niente – ma neanche lo mitraglia con una cervellotica esibizione di pseudoavanguardismi stantii. Coscia ha respinto il racconto ruffiano di fenomeni da baraccone ed esperienze estreme preconfezionate, ma quel che mette sulla pagina è comunque, per quanto complessa, solida esperienza vissuta – solo, e qui lo scrittore sceglie coraggiosamente di essere inattuale, è un'esperienza dell'arte tutt'altro che edonistica e modaiola, e senza urli tra Sgarbi e Vanna Marchi, senza apericena nel museo."

Il bambino mancante

Teresa Ciabatti, Matrigna. "Infine, la grande novità: rispetto ai due precedenti, Ciabatti sembra essere stata posseduta seriamente dalla musa. Ha uno stile, Matrigna, una voce assai particolare, un modo di parlare molto più interessante di quello delle opere precedenti. Non so se il ritorno del rimosso di La più amata abbia sbloccato qualche cosa o abbia catalizzato una qualche maturazione profonda, ma ora negare che Ciabatti sia una scrittrice diventa un’impresa disperata. Non la migliore scrittrice italiana, come farneticava qualcuno nei giorni precedenti la proclamazione del vincente dello Strega, ma una scrittrice degna di nota, quello sì."

Herbert Lieberman: I cadaveri di New York

Herbert Lieberman, Città di morti. "Ma allora come mai a questo autentico classico dimenticato (del giallo) non arrise allora il successo che ci si sarebbe potuto aspettare? Non conoscendo a sufficienza le vicissitudini editoriali del romanzo, mi azzardo a fare un'ipotesi: che fosse qualcosa di troppo disperato, troppo brutale, troppo cupo, troppo ripugnante, e forse troppo onesto per quei tempi. Che fosse un romanzo del XXI secolo pubblicato per sbaglio nel XX."

Italian Super-hero

Alessandro Vietti, Il potere. "Il romanzo ripercorre la vita del supereroe, ci racconta come scopre la sua disgustosa capacità, come impara a controllarla. E proprio l'aver ricostruito questo percorso fa de Il potere un romanzo solido e ancor più inquietante; perché il suo protagonista è fin troppo credibile, fin troppo umano, fin troppo reale."