Claudio Morandini / Episodi di una vita

Claudio Morandini, Catalogo dei silenzi e delle attese, Bompiani, pp. 228, euro 18,00 stampa, euro 11,99 epub

Sono passati dieci anni da quando ho letto i primi romanzi pubblicati da Claudio Morandini, perché potessi scrivere un ritratto d’autore su Carmilla online, rivista con cui ho collaborato per parecchio tempo. Ne era uscito un articolo molto positivo, in cui sottolineavo, oltre alla professionalità, l’ecletticità di uno scrittore che sembrava muoversi tra generi diversi con una facilità e una competenza fuori dall’ordinario. Dopo averlo perso di vista – i percorsi dei lettori sono spesso imperscrutabili –, ho incontrato di nuovo lo scrittore aostano in occasione di questo suo ultimo romanzo uscito per Bompiani e dal titolo di sicuro impatto. Avevo lasciato un Morandini versatile, capace di cambiare più volte registro all’interno dello stesso testo, con una capacità di sintesi invidiabile che con poche parole riusciva a entrare nella psicologia dei personaggi, che giocava con ambientazioni diversissime con una padronanza lessicale che rendeva ogni passaggio essenziale e diretto.

Non è semplice leggere i suoi testi, e dico questo come indice di qualità, perché nell’apparente minimalismo del suo stile rivela, spesso, intimità nascoste e inquietanti che scuotono l’intimo del lettore: occorre adeguarsi allo stile di Morandini per carpirne la profondità. Irriverente, allegorico e visionario, con dialoghi spesso surreali e beckettiani, in Catalogo dei silenzi e delle attese il protagonista è Cosimo, seguito in episodi della sua vita dall’adolescenza fino all’età adulta. Alcuni racconti erano già stati pubblicati singolarmente su diverse testate, altri sono inediti e hanno come scopo, riuscito, di cucire un’esistenza che passa tra momenti travagliati e più o meno felici. Cosimo vuole essere un bravo ragazzo, fare del bene agli altri, poi cresce e incontra l’amicizia di Aurelio, nuovi affetti e le prime esperienze amorose e sessuali. Ama e crede di amare, diventa amante e poi marito e padre.

Un percorso che è una metafora, ma non solo, delle vite di tutti noi: sono i silenzi e le attese a costellare e riempire i percorsi esistenziali, come fossero la vita stessa, momenti in cui cerchiamo di leggere dentro di noi per trovare risposte che a volte eludiamo per il timore di rimanere sconvolti, di distruggerci. Il romanzo parte con un ritmo lento, sembra non decollare immediatamente, ma sono i punti fermi della storia, i tratti del protagonista a essere fissati con chiarezza, per poi seguire le sue vicende, la sua evoluzione conoscendone il background, un passato che condizionerà presente e futuro. Un Morandini ritrovato, che conferma le sue qualità aggiungendo una maggiore maturità letteraria figlia dell’esperienza: la misura delle parole che non gli fa mai sprecare un vocabolo, un’essenzialità che nella narrativa è indice di qualità, la prova che il talento non si mostra esibendo inutili voli pindarici lessicali ma rendendo il non detto altrettanto importante dell’espresso. La capacità di far accettare i dialoghi e le situazioni paradossali, al confine del nonsense, è straordinaria. Un po’ come accade nelle nostre vite, volenti o nolenti. E tutto questo non mi pare poco.

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