14 Luglio, 2020

“Egiziani molto intelligenti”

, Una birra al circolo del biliardo, tr. Ada Arduini, Brioschi Editore, pp. 261, euro 18,00 stampa

Il rituale amoroso è questo: Edna si scioglie i capelli lunghissimi, si accoccola fra le gambe di Ram dandogli le spalle e lui la pettina accuratamente, le fa le trecce fissandole in fondo con dei piccoli spaghi. Che immagine impensata e straordinaria. Come in effetti è straordinario questo libro che riemerge dalla seconda metà dell’altro secolo molto distante e molto vicino a noi perché ci parla di ciò intorno a cui ancora oggi ci arrovelliamo, dividiamo, irrigidiamo, combattiamo – l’identità, le migrazioni, il rapporto fra il mondo di centro e il mondo di periferia, – e in particolare, essendo l’autore egiziano, il ripresentarsi delle speranze di libertà e di una vita più giusta ben presto strozzate. Sono due i grandi cicli che scandiscono la modernità dell’Egitto; il primo, l’epoca del libro – che è ambientato fra il 1956/1958 – con la salita al potere di Nasser, la nazionalizzazione del canale di Suez e la riforma agraria di ispirazione socialista, il secondo nel 2011 con le rivolte di . Grandi aperture immediatamente soffocate dall’irrigidirsi del potere e dalla feroce repressione.

 

Per questo Una birra al circolo del biliardo è sorto a nuova vita ed è diventato un libro di culto per i manifestanti di ; lo spiega nell’interessante postfazione che ricostruisce le vicende editoriali del libro e la vita di Ghali.

Se una figura come quella di Ram, ma anche degli amici e specialmente delle donne che compaiono nel romanzo tutti in “transizione” identitaria e ideologica, come scrive la Bartuli, sono un “modello” in cui riconoscersi per i protagonisti delle rivoluzioni arabe del primo decennio del secolo, sono ugualmente sorprendenti e interessanti per noi europei che, con supponenza, schiacciamo l’identità delle persone di quei Paesi secondo categorie molto stereotipate modellate sostanzialmente sulla nostra idea della religione islamica che, a sua volta, schiacciamo sulla storia di quei Paesi.

Ram – una specie di immerso nel magma “rivoluzionario” degli anni Sessanta del Novecento – ha una cultura politica e letteraria occidentale up tu date e un legame indissolubile con l’Egitto; legato all’Inghilterra dove ha frequentato l’università, ma assolutamente consapevole del colonialismo e delle sue strategie di potere, e del razzismo spicciolo come in questo siparietto tragicomico quando cerca casa a Londra.
“- Sei di colore? – mi domandò. Io mi guardai le mani per vedere se erano di colore oppure no. (…)
– Non lo so – risposi.
Era una grassona che impugnava uno spazzolone.
– Io non c’entro, tesoro. Mi hanno detto che se sei di colore devo dirti che la stanza è già stata affittata. A me sembri abbastanza bianco, ma non si sa mai.
– Sono egiziano – dissi.
Lei mi chiese di aspettare un momento e chiuse la porta.
Signora, egiziano va bene? – la sentii urlare.”
La signora in questione dirà poi soavemente a Ram che quando lei e il marito erano stati in Egitto avevano “conosciuto una quantità sorprendente di egiziani molto intelligenti.”

E ancora, Ram è nazionalista ma legato alla comunità cosmopolita de Il Cairo, appartenente a una minoranza copta ma con un legame inesistente con le religioni, comunista disilluso, nonostante abbia partecipato al movimento studentesco per la decolonizzazione dell’Egitto, apertamente critico verso Nasser e attivo nel trovare prove delle torture nelle carceri.

Anche i suoi rapporti con le donne sono improntati a questa sua indecidibilità che ne fanno un uomo del tutto contemporaneo: “Sono egiziano (…) e a un tratto mi ritrovo qui, e dopo tre settimane finisco a fare questa strana vita in cui incontro una ragazza e mi sembra naturale andare a letto con lei alla fine della giornata (…) Cose del genere in Egitto non succedono, e allora com’è che io vengo qui e vivo in maniera completamente diversa eppure ho la sensazione di averlo fatto da sempre?”.
Al che Edna – un’indimenticabile figura di donna, emancipata e fedele a se stessa – risponde: “Sei quello che sei; e cioè un essere umano nato in Egitto, che ha frequentato una scuola privata inglese, che ha letto un sacco di libri e che è dotato di una certa immaginazione. Ma dire che tu sei questo o quello o egiziano, è un’assurdità”.

Il libro e con lui il suo protagonista vivono proprio su questo crinale di indecidibilità e in definitiva di grande apertura. Intanto la storia macina le sue vittime e le ragioni di stato prendono il sopravvento con tutti i tragici paradossi del caso; per esempio i partititi comunisti sostengono il “socialista” Nasser che a casa sua li sta massacrando e torturando. I cinque capitoli che compongono il romanzo  si alternano saltando avanti e indietro per la storia e spazialmente fra Londra e Il Cairo. Un puzzle allegro e triste, lieve e profondo dove uno straniato Ram passa, riflette, dà giudizi, discute di politica, legge compulsivamente, lascia amori e convinzioni per rifugiarsi sempre al circolo del biliardo dove finisce per ubriacarsi.

Ultime recensioni

Quando un ponte crolla

Sono le 11.36 del 14 agosto 2018 quando un boato incredibile sovrasta Genova. Il...

Le cronache di Holt

Per gli amanti di Kent Haruf non sono necessarie introduzioni su questo autore, molto...

L’origine del mondo

Felice titolo, Saffo ritrovata. Felice per chi, già conoscendola, può ancora procedere nell’incandescenza tenace,...