Estela Canto / Un memoir vicino a Borges

Estela Canto, Borges in controluce, tr. di Francesca Coppola, Medhelan, pp. 256, euro 21,00 stampa

Estela Canto, giornalista scrittrice argentina molto apprezzata come romanziera e personaggio culturale di spicco nell’Argentina del Novecento, fu amica e assidua compagna del grande scrittore Jorge Luis Borges. Personaggio sfuggente e controverso, Borges divenne solo in tarda età un intellettuale riconosciuto nel proprio paese, e questo fu solo come conseguenza della sua ormai ampia notorietà all’estero. Dominato dalla madre, in grave difficoltà nell’affrontare una reale e completa relazione affettiva, sempre con un piede nella dimensione fantastica della vita e attratto dall’infinito, così ossessivamente pervasivo nei suoi lavori, Borges risultava intimamente prigioniero delle convenzioni, sfuggente e ambiguo: questa sua difficoltà di comprendere la realtà in modo concreto e operativo determinò in larga parte e fino alla tarda età un sostanziale estraneamento dalla turbolenta vita politica e culturale del suo paese.

Il lavoro di Estela Canto, che si basa sulla prolungata frequentazione fra i due, ha il grande merito di focalizzarsi da un lato sui complicati aspetti psicologici della loro relazione (e quindi della mente di Borges), e dall’altro di offrire al lettore uno spaccato di vari decenni della travagliata vita politica e culturale dell’Argentina, dagli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale, attraverso la dittatura fascista e populista di Peron e i decenni del dopoguerra, fino alla morte dell’autore dell’Aleph, avvenuta a Ginevra nel 1986.

Estela Canto, allora molto giovane, conobbe Borges per caso, nel corso di una riunione con un gruppo di scrittori; la loro relazione fu dapprima strettamente letteraria, nonostante una certa affettuosità che Borges manifestò ben presto, ma si evolse in qualcosa di molto particolare: lo scrittore si invaghì di Estela, si propose a lei nonostante le resistenze della propria madre e il rifiuto della donna. Nonostante questo, la loro frequentazione fu relativamente continua e si protrasse per decenni, nemmeno del tutto interrotta dal primo sfortunato matrimonio di lui con Elsa Helena Astete Millán (1967-1970): una relazione che non aveva possibilità di funzionare, come Estela comprese subito. Fu solo in tarda età, quando Borges si sposò nuovamente con Maria Kodama e quando, secondo Estela, Borges si sentì finalmente libero e pienamente se stesso, che il rapporto fra i due si allentò.

Come detto, la parte forse più interessante per un lettore europeo ed italiano è il ritratto dell’Argentina di quel tempo, un Paese che da sempre fatica a trovare una propria dimensione: potenzialmente ricchissimo, autentico crogiuolo di popolazioni e culture (quella spagnola, quella italiana, quella indigena), a metà fra modernizzazione europea e radici gauche, fra la sterminata pampa delle grandi proprietà terriere e il fervore di Buenos Aires. Borges percepì e visse questa dicotomia: ossessionato dalle figure dei cuchilleros (i malviventi armati di coltello), da lui vissute come romantiche, immerso in una dimensione mitopoietica tutta personale, lo scrittore fu sempre fermamente contrario alle istanze progressiste, e dunque (sia fisicamente che psicologicamente), cieco a tanti aspetti della modernità. Con questa conoscenza di prima mano, Canto intesse un originale racconto sempre in equilibrio fra l’aneddotica, la penetrazione psicologica e le interessanti riflessioni squisitamente letterarie su diversi aspetti di importanti lavori di Borges.