Alaska, di Valentina Maini

Maia ha vent’anni quando si innamora di Sergio, un uomo che, come si dice, potrebbe essere suo padre. Sergio è un pescatore, è sposato, ha due figli: la loro storia non potrà mai funzionare. Sulla loro relazione – strana, turbolenta, intensa – incomberanno la felicità e il naufragio.
Tra fantasie ricorrenti di un’isola misteriosa e una profonda amicizia con Louis – il ragazzo che la ospita nel suo bislacco appartamento e che diventerà il punto di riferimento della sua vita – Maia si vede lentamente sprofondare nell’amore e nella sua stessa mente, imprigionata in immagini, fantasticherie e ossessioni. Che cosa vogliono dirle i suoi sogni? Celano un avvertimento? Che cosa Maia non riesce a vedere?
In una Venezia allucinata, il cui profilo si mescola a quello della straordinaria bellezza e delle opere d’arte che la popolano, Maia si troverà a confrontarsi con le ferite più profonde della sua infanzia – quelle da cui ci difendiamo con più forza – e proprio in quel conflitto troverà l’energia per diventare sé stessa, assecondando la sua natura più inquieta e profonda. Con una voce magnetica, unica nel panorama letterario italiano, Valentina Maini racconta una storia d’amore fragile e clandestina, e insieme la vicenda di una lunga e combattuta affermazione artistica, dando la parola all’inconscio, alle immagini che si annidano nella parte più nascosta e congelata dell’anima, impossibili da nominare.

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