Parlavo una lingua di neve, di Caroline Dawson

Un romanzo rivelazione in cui resistere e reinventarsi diviene un atto d’amore Inverno 1986. Una famiglia cilena arriva in un Canada innevato per fuggire dalla dittatura di Pinochet. La piccola Caroline si ritrova così a crescere in un Paese straniero, dove tutto le è estraneo: la lingua francese, i paesaggi glaciali, i volti tra la folla. Tra prese in giro a scuola e difficoltà di integrazione, la bambina tenta di trasformarsi in un’«immigrata modello» senza perdere però il legame con le proprie origini. A guidarla è soprattutto l’esempio della madre, che accetta di ripartire da zero – da educatrice in Cile a donna delle pulizie in Canada – pur di offrire ai figli un futuro migliore. Con questo romanzo autobiografico, intimo e coinvolgente, Caroline Dawson ha scritto un inno per tutti i senza patria del mondo raccontando la scuola e l’infanzia con la forza della commozione. Edizioni L’orma.

La vera storia di Raja il Credulone (e di sua madre),...

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