Universality, di Natasha Brown

In una tenuta dello Yorkshire occupata da un collettivo di attivisti, un rave illegale in pieno lockdown degenera: il leader viene colpito alla testa con un lingotto d’oro e rimane incosciente, mentre l’arma, dal valore di quasi mezzo milione di sterline, scompare misteriosamente. L’episodio violento è il cuore di un’inchiesta giornalistica che diventa virale, trasformando le vite dei protagonisti: Hannah, l’autrice, ne festeggia l’adattamento televisivo, eppure nemmeno il successo le garantisce l’affermazione sociale; Richard, il banchiere, proprietario di lingotto e tenuta, viene travolto da un’ondata di sdegno che mina il suo status; e poi c’è Lenny, editorialista controversa, che sfrutta l’eco mediatica della storia a suo vantaggio proponendosi come paladina della morale pubblica. Ognuno custodisce la sua verità, ma piano piano i fatti passano in secondo piano e la vicenda diventa l’ennesimo “caso”, lasciando spazio solo alle opinioni di chi ne parla. Muovendosi tra thriller e satira sociale, Natasha Brown ci interroga sul nostro stesso modo di parlare del mondo e di partecipare, e ci propone un romanzo specchio della realtà contemporanea, dove i meccanismi di esclusione – di classe, di accesso, di possibilità – si nascondono nella retorica del discorso pubblico, rendendo sempre più elitario tutto ciò che dovrebbe essere universale. NN Editore.

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