Le partiture del tempo moderno

Massimiliano Nuzzolo, Eleonora Serino, (cura di) Ti racconto una canzone, Arcana, pp. 256, euro 16,50 stampa

“Non scrivo per raccontare qualcosa, scrivo per cercare di portare qualcuno nella mia storia, per non fare da solo quel pezzo di strada”, scrive Marco Steiner in uno dei racconti che compongono l’affresco eterogeneo e composito del volume Ti racconto una canzone. L’impressione che abbiamo ricavato dalla lettura è proprio quella di inoltrarsi in una terra sconosciuta, che a ogni passo rivela nuovi orizzonti. Quarantasette storie narrate da altrettante voci, più o meno note, del nostro panorama culturale, parole con le quali rendere tangibili le emozioni racchiuse in altrettante canzoni, brevi squarci in grado di svelare una vita intera.

Fra i ritratti più toccanti c’è quello di Nick Drake, fragile figura perduta in paesaggi nebbiosi e incerti. “Figlio incomprensibile”, scrive Luca Ragagnin, presto consegnato a deliri psichiatrici e a una inevitabile, malinconica fine. Accanto a lui la figura più robusta di Bruce Springsteen, tratteggiata da Giovanni Cocco, infaticabile cantore degli umili e degli oppressi nelle grigie lande della periferia americana.

C’è la guerra, evocata da Stefano Trucco nel suo racconto dedicato a un brano di The Wall, estrema incarnazione delle ossessioni di Roger Waters, e le bombe che costringono a chiudersi in un bunker attendendo la fine del genere umano, e naturalmente c’è l’amore, quasi sempre incompiuto, frustrante e pregno di malinconia, eroso dalla banalità del quotidiano.

Ci sono il tempo, quell’eterna sensazione di vivere nell’epoca sbagliata, e la morte che ci insegue come un cane dagli occhi neri. Ci sono i luoghi e le persone, la Genova ruvida e disincantata descritta da Paolo Conte nel testo di Marco Drago, e la Milano brumosa che occulta dolorosi divari sociali.

C’è l’Italia degli anni di piombo e quella apparentemente più spensierata degli anni Ottanta, e gli orizzonti sconfinati e ben più distanti della Russia, percorsi da sperduti fanti italici durante il secondo conflitto mondiale. La musica è una misteriosa macchina del tempo nel racconto di Giuseppe Costigliola, in grado di evocare un passato fantasmatico incastonandolo in un presente ostile, tiranneggiato dalle feroci dinamiche dei social. Sentimentali da tragedia rimpiangono i tempi in cui la musica era una faticosa conquista, e non una algida certezza fornita dalle piattaforme informatiche. In alcuni racconti il testo e la musica assolvono a una funzione strutturale, mentre in altri forniscono una mera suggestione alla scrittura.

La pluralità dei registri, dalla scoperta ironia alle esternazioni emozionali più autentiche, garantisce ampie vedute. I momenti più alti si trovano quando le canzoni intersecano le tematiche sensibili del nostro tempo. La personalità geniale e anticonformista di Lucio Dalla, chiamata in causa dal già citato Marco Steiner, ci pone di fronte alle nostre paure. È lì, con la sua intelaiatura essenziale e originalissima, riesce a dire tutto l’orrore della guerra, additando nel contempo l’arcano incanto dell’esistenza.

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