Marguerite Duras / Una decisiva coppia di amanti

Marguerite Duras, La Musica, cura di Arnaud Rykner, tr. di Cristina Eléni Kontoglou, L’Orma Editore, pp. 150, euro 18,00 stampa, euro 9,99 epub

«Penso che ci sia nella musica un compimento, un tempo che attualmente non possiamo ricevere. Nella musica c’è una specie di annuncio di un tempo a venire in cui si potrà sentirla». Così parlava Marguerite Duras in I miei luoghi. Conversazioni con Michelle Porte (Clichy, 2013). La Musica e La Musica seconda (rispettivamente del 1965 e 1985), nel loro essere anticipo e ripetizione di sé, sono un unico lavoro “sulla ripetizione, sul tempo e sull’impossibilità di concludere un dialogo amoroso”: così nota l’editore italiano, L’Orma, nel riprendere l’edizione di Gallimard, curata da Arnaud Rykner e forte di un ricco apparato critico.

In un hôtel di Évreux, oziosa cittadina tra Parigi e la Normandia, un uomo e una donna s’incontrano di nuovo. Ripetizione e entre-deux. Si sono amati, si sono lasciati, si rivedono adesso e sarà l’ultima volta. Oppure no. Forse proprio adesso capiscono che si ameranno per sempre. Ma dove? L’incontro all’hôtel sembra fortuito, ma non lo è. Si capisce, man mano che si ascolta (Duras desiderava addirittura che gli attori leggessero il testo, in scena), che quell’albergo era stato teatro della loro prima felicità quando, sposi novelli, erano in cerca di una casa in quella città. Una casa che, trovata, non sarà mai desiderata da lui. Michel la fugge, Anne-Marie la abita. Il nome del luogo, La Boissière, ne nasconde un altro: il bosco (bois, in francese). La casa, verosimilmente isolata, e il bosco: spazi chiave nell’universo durassiano, abitati da donne in un’assenza di tempo. “Solo le donne abitano i luoghi”, diceva l’autrice. Entrambi, dunque, approdano in quest’albergo con la segreta speranza di ritrovare l’altro, di capire se qualcosa si è davvero concluso. Sulla scena cala una luce impietosa, “un’illuminazione violenta”, cinematografica (Duras trasformò la pièce in film nel 1967, curandone la regia insieme a Paul Seban), che sarà fagocitata dall’oscurità con l’avanzare del dialogo.

Vent’anni dopo la prima, nel 1985, Duras volle riprendere e intensificare il tema: si sarebbe ripetuta, ma variata, La Musica del 1965 e se ne sarebbe aggiunto un “secondo atto”, “impossibile da eseguire da solo”, secondo esplicita indicazione dell’autrice. Questo insieme costituisce La Musica Seconda. Qui, precise sono anche le indicazioni musicali: il primo movimento (Adagio) della sonata in sol minore n. 2 per violoncello e pianoforte di Beethoven, nell’esecuzione di Pablo Casals e Rudolf Serkin, e Black and Tan Fantasy di Duke Ellington. Si prolunga e si amplifica, célinianamente, la conversazione fino al termine della notte.

I due si ricordano del dolore, ora che non fa più male. La gelosia di lui, nello scoprire il tradimento di Anne-Marie; l’inseguimento, la caccia quasi, nel bosco dove lei si rifugia e dove lui non osa entrare (ancora tornano alla mente le parole di Duras su I luoghi: «Il bosco è proibito… noi [donne] ci inseriamo nel bosco, ci intrufoliamo. Gli uomini ci vanno per cacciare, per punire, per sorvegliare»); Michel, con la testa tra le mani e gli occhi chiusi, è un “morto vivente”, che scopre di amare Anne-Marie solo ora, ora che lei è l’unica che gli sia proibita. E anche Anne-Marie sente di amarlo. Per un attimo entrambi sfiorano il pensiero che l’unico luogo capace di accoglierli sia proprio quell’albergo, di fare come gli …. – e nessuno dei due ha il coraggio di finire la frase. Non saranno amanti, perché sarebbe esserlo “come tutti” – e loro, come tutti, si sono già amati e già lasciati. Non si vedranno mai più, perché sull’amore non si fa mai, per riprendere il titolo al quale Duras aveva inizialmente pensato per questa pièce, La piena luce.

 

 

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