In Incontro a Praga, Anna Seghers orchestrava un impossibile convegno fra Kafka, Gogol’ e Hoffmann nelle prospettive dell’enigmatica città. Nella medesima maniera Massimo Padalino, in Rumore su carta, pur in un ambito cronologicamente più ordinato, sfugge i vincoli temporali per proiettare il lettore in un labirinto di specchi all’interno del quale si riflettono le immagini di alcuni fra i maggiori scrittori dagli anni Cinquanta sino al passato più recente. Il libro, dall’impaginazione postmoderna nel suo citazionismo estremo e nella sua pregnanza frammentata, aspira definire i rapporti fra musica e letteratura in un orizzonte molto ampio. L’incipit è in verità meno sorprendente rispetto al seguito del volume, in quanto l’ambito Beat vanta una letteratura molto vasta, e le influenze reciproche fra jazz e scrittura sono state ampiamente indagate. “Lui è l’assolo di Charlie Parker fatto uomo”, afferma ad esempio l’autore riferendosi a Dean Moriarty, il cui dinamismo trascina letteralmente l’azione di Sulla strada, opera cardine dell’epoca.
Le ossessioni ibride di Philip Dick si esplicano in una narrativa onnivora a comporre un enorme puzzle indecifrabile. Colonna sonora della trilogia di Valis la “musica sincronicistica”, refrattaria a qualsiasi pensiero organizzativo e frutto di mera casualità. In quest’ottica il suono è metafora del caos, uno stato di disordine ben presente anche nelle opere di William Burroughs. Lo scrittore americano ambisce esplorare nuove aree psichiche coniando un linguaggio del tutto originale, costruito come un collage composto dai più disparati frammenti. La tecnica del cut-up contagia artisti di enorme calibro come David Bowie e David Byrne, e l’uso di tale espressione verbale non è casuale, in quanto il linguaggio è una sorta di virus che destabilizza la realtà.
In Ballard la dicotomia ordine / disordine presiede alla drammatizzazione dell’esistenza. Nell’universo di Thomas Pynchon, “il grande scrittore apocalittico dell’epoca moderna”, la musica è eternamente presente, ma pochi hanno provato ad analizzarne le funzioni. Sfogliando il libro, ricchissimo di disparate tangenze, scopriamo che Douglas Coupland mutuò il titolo di un suo romanzo del 1998, Girlfriend in a coma, da una nota canzone degli Smiths, gruppo che compare ripetutamente nelle derive emozionali e nelle riflessioni politiche del testo. L’analisi di Padalino non si limita a individuare i riferimenti musicali nelle diverse trame romanzesche, come ad esempio la presenza oltremodo significativa di Iggy Pop in Trainspotting di Irvine Welsh, ma aspira penetrare le assonanze fra linguaggio e suono. Così in Gaddis individua nella stratificazione polifonica “il principio formale della scrittura”, mentre in DeLillo il mondo diviene un luogo saturo di onde e segnali che attendono, invano, di essere decodificati.
Il frastuono della contemporaneità entra nella creazione letteraria. In Bolaño la musica sfiora la metafisica, mentre in Arancia meccanica di Burgess la cultura alta, ovvero la musica di Beethoven, non è garanzia di elevati principi etici, ma anzi fa da sfondo a delitti efferati. Nei meccanismi complessi di Sebald, infine, i riferimenti musicali adombrano la nostalgia per un mondo mai vissuto ed evaporato nelle nebbie del tempo. Gli addetti ai lavori troveranno in Rumore su carta una moltitudine di spunti sui quali riflettere, ma anche chi non ha ampia dimestichezza con il postmoderno potrà individuare un proprio percorso, una chiave per fare luce su uno dei periodi più variegati e complessi nell’intera storia dell’umanità.
Per chiudere chiediamo ancora ausilio alla sfrenata fantasia di Dick il quale, in un suo racconto giovanile intitolato La macchina salvamusica, immaginava di trasformare gli spartiti in esseri viventi per sottrarli all’inevitabile distruzione. L’inorganico tramutato in organico soggiace alle passioni più nocive, sfuggendo al controllo morale del creatore e aprendo inquietanti scenari di immediata attualità. “In un mondo che va a pezzi, la prima a scomparire è la musica”, scrive Padalino riferendosi al romanzo La strada di Cormac McCarthy, pauroso affresco di desolazione. L’assenza del valore etico e consolatorio dell’arte musicale rappresenta la prospettiva più terrificante che si possa immaginare.


