5 Marzo, 2021

Mieko Kawakami da Oriente a Occidente

Mieko Kawakami, Seni e uova, tr. Gianluca Coci, Edizioni e/o, pp. 617, euro 19,50 stampa, euro 12,99 epub

L’importanza di essere madre I

di Valentina Marcoli

“È assurdo, tutto è legato al fatto che si continua a dire e a pensare che diventiamo donne nell’attimo in cui comincia a scorrere sangue in mezzo alle gambe e che, in quanto donne, siamo destinate a donare la vita.”

L’approccio dei lettori alla narrativa dell’Oriente non è mai naturale, certo, ma è un’esperienza del tutto consigliata. I ritmi frenetici, tipici delle società occidentali, fanno sì che ci si aspetti lo stesso ritmo anche nei romanzi di scrittori come Soseki, Ogawa, Kirino e altri. Con sorpresa coglieremo la sensazione di entrare in una bolla in cui spazio e tempo rallentano inesorabilmente, a favore di storie e riflessioni di più profondi significati. In Giappone, un paese affascinante e antico in cui tutto sembra fatto di equilibrio e pace meditativa, la società è ancora segnata da un netto divario tra tradizione e innovazione.

Seni e uova – romanzo tutto al femminile – tratta proprio questa tematica attraverso la vita di Makiko e sua sorella Natsu. Mentre la prima è la madre di Midoriko, adolescente in collera che decide di effettuare una mastoplastica additiva a un prezzo conveniente, la seconda è una scrittrice di successo in difficoltà per il peso degli anni che passano senza aver procreato. Il romanzo, sponsorizzato proprio dall’autore più rappresentativo nella narrativa contemporanea nipponica, Haruki Murakami, è diviso in due parti. Se all’inizio tutto ruota intorno all’estetica e all’inseguimento di quei modelli di bellezza a cui le donne nella maggior parte dei casi tendono a rivolgersi, con conseguenti sviluppi di determinati comportamenti ossessivo-compulsivi – ed ecco perché la giovane Midoriko non accetta le scelte della madre, non le comprende – nella seconda parte la soddisfazione professionale di Natsuo sfocia inevitabilmente in un senso di incompletezza dovuto alla mancanza della soddisfazione personale del parto. Ma fino a che punto è difficile essere al mondo ed essere donne nella società contemporanea? E, oltre ai modelli imposti di idealizzazione della figura femminile, a quanti altri stereotipi siamo legate? In fondo non siamo proprio noi donne l’origine del nostro male permettendo agli uomini di trattarci come mere “figure estetiche”?

Nel corso del romanzo si trovano molte riflessioni simili a questa, occorre fermarsi e constatare che in Giappone come in Occidente la donna vive ancora in una posizione di difetto, costretta a scegliere tra famiglia e carriera, e lo Stato non supporta in alcun modo madri single. Se è vero che nessuna donna è obbligata ad avere un figlio, è altresì vero che questa è una decisione strettamente personale. Mettere al mondo un bambino significa innanzitutto preoccuparsi di un’altra persona e il mondo di oggi è una giungla, occorre tenerlo ben presente. Natsuo non ha un uomo accanto, non lo vuole, non ne ha bisogno ma ha deciso di diventare madre. Purtroppo la legge giapponese glielo vieta: la donazione del seme è consentita solamente alle coppie.  Aspetto assurdo questo, e raggirabile in molti modi, ma poter scegliere le caratteristiche del padre è allettante e numerosi siti offrono una soluzione comodamente online. Ci si chiede inoltre quanti bambini nascano a seguito di rapporti occasionali e in quante situazioni il padre resti ignoto o addirittura non voglia riconoscere legalmente il figlio. Cosa lieta è che se ne parli sempre più frequentemente e che l’argomento diventi virale tanto da consentire a tutti la conoscenza sui diritti individuali. Tanto più necessario considerando l’aumento di donne single e la necessità di continuare a investire sulla famiglia, intesa come nucleo famigliare costituito da uomo, donna, uomo-donna, uomo-uomo e donna-donna.

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L’importanza di essere madre II

di Franco Ricciardiello

Nel 2019, incuriosito dal successo internazionale di Kawakami Mieko, scrittrice giapponese della nuova generazione che aveva ricevuto l’avallo esplicito (e “pesante”) di Murakami Haruki, ho invano cercato qualcosa di suo da leggere. C’era la notizia che l’editore e/o aveva acquisito i diritti per l’Italia di tutta la sua bibliografia, ma nessuna pubblicazione sembrava ancora in programma. Dopo una breve ricerca nella rete, decisi di anticipare i tempi e comprare l’edizione francese di Chichi to ran (Seni e uova, 2008) che lessi con piacere.

Ora che finalmente vedo questa bella edizione italiana, dalla copertina rosa, rimango stupito dalle dimensioni del volume: 624 pagine? Ma quello che ho letto è uno smilzo tascabile che ne conta poco più di cento!
Non riesco a capacitarmi. Faccio qualche ricerca nella rete, scopro che l’edizione in lingua inglese è lunga come quella in italiano; mi rendo conto però che è pubblicata da Europa Editions, la casa editrice fondata a New York nel 2005 dalla e/o: la stessa casa che ha fatto conoscere, oltre oceano, Elena Ferrante. Questo non mi aiuta, anzi il buio si infittisce. Controllo allora i titoli originali, ed ecco risolto l’arcano. Quello che e/o pubblica con il titolo Seni e uova in Italia e Breast and eggs negli Usa non è Chichi to ran, il romanzo breve del 2008, bensì Natsu Monogatari, 2019), che si può tradurre con Una storia di primavera ma anche con Storia di Natsu, che è il nome della protagonista del romanzo.

Il romanzo è infatti diviso in due parti: un Libro Primo, che è appunto Chichi to ran, il romanzo breve del 2008, più un Libro Secondo, lungo più o meno il doppio del precedente, scritto almeno dieci anni dopo.

La trentenne Natsu, che da Ōsaka si è trasferita a Tōkyō, si trova a dover ospitare per qualche giorno la sorella maggiore Makiko, venuta nella capitale per sottoporsi a un’operazione di plastica estetica al seno. Makiko conduce con sé la figlia dodicenne Midoriko, e tra le tre donne di età diverse si sviluppa una dinamica che è la meravigliosa idea del romanzo, e che racconta le realtà della condizione femminile nel Giappone di questo millennio.
Il Libro Secondo è ambientato dieci anni più tardi, quando a quarant’anni di età Natsu decide di volere un figlio. Siccome non ha una relazione con un uomo, opta per l’inseminazione artificiale, che in Giappone non è permessa ai single.

Come è noto, Murakami Haruki si è speso con parole di elogio per la collega più giovane:
“Non posso dimenticare il senso di puro stupore che ho provato nel leggere per la prima volta il romanzo Chichi to ran di Kawakami Mieko. Raramente leggo qualcosa di autori nuovi, ma un amico mi ha consigliato quest’opera e fin dalla prima pagina mi sono trovato inaspettatamente coinvolto nel mondo del romanzo. […] Kawakami Mieko con Seni e uova ha lanciato una granata letteraria nel mondo della fiction giapponese, polverosa e dominata dagli uomini”

Murakami ha in seguito fatto capire che dopo Seni e uova lo stile di Kawakami è cambiato, e si è augurato che lei possa tornare al “pressoché perfetto, naturale mondo originario”. Malgrado questo importante avallo, Kawakami Mieko non è stata tenera con il grande vecchio della letteratura giapponese; nel corso di un’intervista gli ha infatti mosso un’importante obiezione sul ruolo dei personaggi femminili nella sua scrittura:
“Mi riferisco al gran numero di personaggi femminili che esistono esclusivamente per svolgere una funzione sessuale. Da un lato, il suo lavoro è infinitamente fantasioso quando si tratta di trama, di pozzi [un pozzo ha una funzione fondamentale sia in L’uccello che girava le viti del mondo che in L’assassinio del Commendatore di Murakami – N.d.R.] e di uomini, ma lo stesso non si può dire per i loro rapporti con le donne. Queste donne non riescono a esistere per se stesse. E mentre le protagoniste femminili, o anche i personaggi secondari, possono godere di un moderato grado di auto-espressione, grazie alla loro relativa indipendenza, c’è una persistente tendenza al sacrificio delle donne per il bene dei protagonisti maschili”.

Prima di iniziare a scrivere con successo, Kawakami Mieko ha avuto una breve carriera come cantante pop, con tre album all’attivo; nel 2006 abbandona il mondo dello spettacolo per riscoprirsi come autrice, per fortuna di noi lettori.