Patrick Fogli / Daniel e il miracolo di un ateo

Patrick Fogli, Così in terra, Mondadori, pp. 385, euro 21,00 stampa, euro 19,95 epub

Il protagonista di Così in terra, ultimo romanzo di Patrick Fogli, si chiama Daniel. Dopo giorni di cammino con la madre, raggiungono stremati un orfanotrofio gestito da suore e qui, la prima notte, il piccolo rimane orfano; ciò lo obbligherà a trascorrere in istituto gli anni sino all’adolescenza. Daniel si sente diverso dai suoi compagni, sa di possedere capacità sensoriali uniche che non riesce a definire e comprendere: lui conosce i pensieri di chi gli è accanto e ben presto, a causa di ciò, verrà a contatto con situazioni difficili da gestire e che lo faranno crescere taciturno, incredulo e anche spaventato da quello che può vedere e sentire. I pensieri delle persone lo invadono interiormente, tanto che utilizza spesso delle cuffie nelle orecchie con musica ad alto volume per interromperne il flusso.

A chiunque appartengano, i pensieri diventano per Daniel un vulcano in eruzione che tutto brucia e tutto annienta; diventano aria che riesce a perforargli il corpo sollevandolo con forza da terra, lasciandolo volteggiare come foglia morta, inerme, sfinito. Deve chiudere i suoi sensi al mondo e proteggersi se vuole sopravvivere, deve costruire argini e dighe psicologiche con tutti, isolandosi dalla comunità in cui vive; da bambino lo farà all’interno dell’orfanotrofio, da adulto in una casa sperduta in una valle, in un luogo non meglio definito (i territori nella narrazione non sono mai dettagliati, salvo un riferimento su Parigi). Lui non si conoscerà mai in profondità: non sa sin dove potrebbe spingere la forza del suo pensiero e delle sue mani, non sa quali siano i suoi limiti corporei e mentali, e per questo si sente in continua sperimentazione con la fisicità. Si cimenterà quotidianamente per definire le sue potenzialità sottoponendosi a varie prove, improvvisando giochi di magia ma, soprattutto, entrando virtualmente nella testa di chi gli è vicino. Cerca e studia qualsiasi possibilità per trovare nel mondo individui a lui simili, ricerca nei libri scientifici, storici, e anche nella Bibbia, che leggerà più volte; arriverà perfino a domandarsi se il suo corpo non sia solo un esclusivo errore di genetica.

Il romanzo ha una forte carica di suspense, è una tensione continua e vibrante per il lettore che lo porta a confrontarsi con i propri limiti individuali, intellettuali e spirituali, ma, al contempo, questo turbamento non gli permette di definire con certezza il perimetro di ciò che sta leggendo e, ancora, di riuscire a classificare l’opera in modo univoco: si domanderà se questo sia un romanzo psicologico, fantastico, magico o, estremizzando, un romanzo religioso. Palese è però il fatto che i nomi propri utilizzati per i personaggi principali prediligano contengano un’ascendenza biblica: troviamo infatti che la madre di Daniel si chiama Maria, donna sola che pur senza un compagno ha avuto un figlio mai identificato nella storia e dando a intendere che non sia mai esistito. Il nome di Anna, suor Anna, colei che in prima persona si occuperà del piccolo in istituto e diventerà suo punto di riferimento, ha anch’esso un retaggio biblico: Anna, moglie sterile di Elkana, si rivolse a Dio ed ebbe in figlio Samuele, che divenne profeta (Daniel è forse identificato come un moderno profeta?). E poi il sacerdote Simone, l’unico con cui il protagonista si confiderà pienamente e con cui avrà un confronto spirituale profondo: in ebraico, Simone significa “Dio ha ascoltato le mie preghiere” (Daniel vorrebbe imitarlo per essere certo di ottenere l’attenzione di Dio?). Infine il protagonista, Daniel – in ebraico significa “Dio è il mio giudice” – nella sua unicità, fin da piccolo contatta un mondo extrasensoriale ed extracorporeo e che, per assurda contrapposizione, si dichiara ateo, senza tentennamenti ateo, ma che su Dio continuerà ad argomentare, utilizzando un rigido rigore morale. Ma, quando con tono di sfida verso la sua persona, si domanderà se i miracoli esistano davvero, sarà suor Anna a rispondergli: “Come fai a non credere a quello che vedi?”.

Così in terra è un romanzo che cerca la spiritualità e ricerca il divino nella fisicità; è un romanzo che vorrebbe trovare risposte laddove il confine tra realtà e fantasia viene divelto, dove illusionismo e magia si intersecano creando proprie forme fisiche e inventando mondi sovrannaturali, dove l’orizzonte del surreale è solo un punto di vista differente dagli altri. Per questo le sue pagine sembrano pungolarci e provocarci: “Chi può dire davvero che sta vivendo quello che crede di vivere? Chi può giurare che non si tratta di uno scherzo della sua mente?”.

 

 

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