Ci fu un tempo, fine anni Settanta inizio anni Ottanta che tutti avevano in casa Memorie di Adriano. Quella copertina dell’Einaudi dell’epoca (della quale la casa editrice che oggi va sotto quel nome è pallida ombra) era un’immagine familiare come, per dire, la copertina di The Dark Side of the Moon o Rimmel. Si trattava a tutti gli effetti di una lettura generazionale, come l’Antologia di Spoon River, o Jukebox all’idrogeno; ed essendo io un po’ bastian contrario, non lo lessi. Marguerite Yourcenar la scoprii dopo, immergendomi nell’Opera al nero, seguendo le peregrinazioni dell’alchimista e filosofo Zenone, complice una mia intermittente ma mai interrotta fascinazione col XVI secolo (che fu freddissimo, violentissimo, ferocissimo, intollerante e imperialista, ma quantomai produttivo in letteratura, pittura, musica e quant’altro).
A causa di questi due romanzi, si tende ad associare Yourcenar a quella forma di sciamanesimo che consiste nella scrittura di romanzi che portano i lettori nel passato più o meno remoto, e fanno loro sentire come doveva essere vivere in quei tempi. Eppure l’esordio della scrittrice non fu un romanzo storico: parliamo di Alexis o il trattato della lotta vana, uscito nel 1929 in Francia, che dovette attendere non poco prima che Feltrinelli ne affidasse la traduzione a Maria Luisa Spaziani, e la pubblicasse nel 1962 (nota a margine: l’esoterismo c’entra anche qui, in quanto la Spaziani sposò Elémire Zolla, anche se il loro matrimonio non durò molto). La vicenda del musicista boemo Alexis Géra non ha luogo in secoli lontani, ma verosimilmente (di date la Yourcenar non ce ne concede) all’inizio del XX secolo, gli anni cioè dell’infanzia della scrittrice. Comunque, anche se non ci porta in un altro tempo Marguerite ci fa entrare in una vita, come diceva un altro scrittore che s’esprime nella lingua di Flaubert e Proust, che non è la tua.
Alexis è una lunga confessione; una lettera che il protagonista invia alla moglie Monique, per spiegarle perché l’ha lasciata. Semplicemente, Alexis è gay (come diciamo oggi e non si diceva allora, almeno in francese); ha avuto occasionali esperienze omosessuali nell’adolescenza, poi ha fatto di tutto per reprimere questa sua tendenza, prima con un’astinenza sessuale perseguita con fanatismo quasi religioso, poi lasciandosi convincere a sposare la perfettissima Monique, erede di una casata nobile assai facoltosa, risollevando così le sorti della famiglia Géra (una stirpe non priva di prestigio ma caduta quasi in miseria). Il ménage dei due sposi non dura molto; arrivati alla nascita di un erede, Alexis sente di aver fatto il suo dovere dando un futuro al suo cognome, cosicché molla moglie e figlio e va a vivere la sua vita secondo la sua inclinazione.
Nel 1929 essere gay non era affatto di moda. L’omosessualità era ancora un reato nel Regno Unito, e una faccenda orribilmente seria (come si evince dalla tragica vicenda di Alan Turing). Ancora nel 1952 Patricia Highsmith, per raccontare una storia di una relazione lesbica che non finiva in tragedia dovette nascondersi dietro uno pseudonimo; Checca, il sequel che William Burroughs scrisse dopo La scimmia sulla schiena, focalizzato più sulla sua omosessualità che sull’eroina, venne pubblicato solo nel 1985 pur essendo stato scritto nei primi anni Cinquanta. Se si va un po’ più indietro si incontra il personaggio di Charlus nella Recherche proustiana, ma – a parte una maggiore tolleranza della scena letteraria francese rispetto a quella anglofona – l’omosessualità di Marcel venne rivelata solo dopo la sua morte, e comunque il principale personaggio gay nel romanzo segue una traiettoria di crescente abiezione, fino a diventare frequentatore abituale di un bordello per soli uomini gestito dall’ex-farsettaio Jupien. Non c’era l’esaltazione né la legittimazione dell’omosessualità, per quanto alla fine sia difficile non trovare simpatico Charlus e non affezionarglisi.
In Alexis, invece, non c’è uno stigma morale inflitto al protagonista; basta leggere quel che scrive alla moglie, alla fine della sua lunga confessione:
“…io preferisco ancora il peccato (se di peccato si tratta) piuttosto che una negazione di sé, così vicina alla demenza. La vita mi ha fatto ciò che sono, prigioniero (se vogliamo) di istinti che non ho scelto, ma ai quali mi rassegno, e questa accettazione, spero, in mancanza di felicità mi darà la serenità.”
Alexis arriva dunque ad accettarsi per quel che è, a gettare via la maschera che ha indossato, il matrimonio che doveva coprire la sua reale natura, che non necessariamente è peccato, come per lungo tempo lui si è sforzato di credere. Ma per spiegare questa presa di coscienza, per l’epoca tutt’altro che banale, il giovane musicista deve ripercorrere la sua vita e raccontare la sua scoperta della sessualità, e i suoi disperati tentativi di negarla, e poi riportarla sul binario comunemente accettato; così facendo deve anche ricostruire il particolare ambiente della sua famiglia, e fare pure i conti con la propria vocazione artistica. Parte come una confessione, ma di fatto si struttura come un romanzo che ruota attorno al passaggio alla vita sessuale, con un’attenta analisi degli stati d’animo, dei turbamenti, delle paure che ad esso si associano.
La scrittura di questa confessione-memoriale è stata soprattutto una lotta col linguaggio, per motivi che la stessa Yourcenar spiega nell’introduzione:
“Lo scrittore che tenta di trattare con onestà l’avventura di Alexis, eliminando dal proprio linguaggio le formule cosiddette perbene ma in realtà a metà strada fra lo sbigottimento e la licenziosità come nella letteratura amena, ha una scelta limitata a due o tre processi di espressione più o meno difettosi e talvolta inaccettabili. I termini scientifici di formazione recente… valgono unicamente per le opere specializzate, per le quali sono nati… L’oscenità, espediente letterario che in tutti i tempi ha avuto i suoi adepti… una simile soluzione brutale, però, rimane pur sempre una soluzione esteriore: il lettore ipocrita tende ad accettare la parola sconveniente come una forma di pittoresco, quasi di esotismo, un po’ come un viaggiatore di passaggio in una città straniera si permette di visitarne i bassifondi.”
Per parlare di sesso, scartata la fredda terminologia scientifica e il turpiloquio, c’è però una terza opzione, che Yourcenar descrive così:
“l’impiego di una lingua spoglia, quasi astratta, insieme circospetta e precisa, che in Francia è servita per secoli ai predicatori, ai moralisti e talvolta anche ai romanzieri dell’epoca classica per trattare ciò che allora si definiva il ‘traviamento dei sensi’… Per la discrezione che gli è propria, questo linguaggio decantato mi è sembrato particolarmente adatto alla lentezza meditativa e scrupolosa di Alexis, al suo paziente sforzo per districare… la rete d’incertezze e costrizioni in cui egli si trova impigliato, al suo pudore intriso di rispetto per la stessa sensualità, al suo fermo proposito di conciliare senza alcuna bassezza lo spirito e la carne.”
Un perfetto esempio di questa scelta stilistica è la descrizione del primo rapporto omoerotico di Alexis (pagine 41 e 42 dell’edizione Feltrinelli attualmente in stampa), specie quando cerca di rendere lo stato d’animo del ragazzo dopo il fatto:
“Ciò che provavo non era vergogna, era ancor meno rimorso, era piuttosto stupore. Non avevo immaginato tanta semplicità in ciò che ancora poco prima mi ispirava terrore: la facilità del peccato sconcertava il pentimento.”
È inevitabile vedere in Alexis un alter ego della Yourcenar che, lo sappiamo, ebbe una lunga relazione con la sua traduttrice in inglese, Grace Frick, americana, accanto alla quale è sepolta a Mount Desert, nel Maine. Ma se c’è un gioco di rispecchiamenti nel romanzo è sicuramente più complesso: Monique, la moglie dietro la quale Alexis si nasconde per apparire normale a sé medesimo e agli altri pare sia modellata sul grande amore del padre di Marguerite (che divenne vedovo poco dopo la nascita della figlia), la bellissima letterata belga Jeanne de Vietinghoff.
Del resto, anche la sessualità di Yourcenar non tollera le facili etichette: s’innamorò infatti del suo editor e scopritore, lo scrittore francese André Fraigneau – amore impossibile data l’omosessualità di quest’ultimo. Fraigneau non va visto come un modello di Alexis, dato che conobbe Yourcenar dopo la scrittura e la pubblicazione del romanzo, però la travagliata passione della scrittrice deve aver fornito abbondante materiale per un romanzo successivo, Il colpo di grazia (1939), che per tanti versi Alexis già anticipa.
Si tratta di un’altra narrazione in prima persona, incentrata su un tormentato triangolo amoroso, sull’amore di Sophie per il cugino Eric von Lhomond – una passione disperata data l’omosessualità di Eric, che è invece attratto dal fratello di Sophie, Conrad. Ma qui il privato, a differenza che in Alexis, si apre alla dimensione storica: la vicenda è ambientata in Curlandia (oggi una regione della Lettonia), alla fine della grande guerra, quando quel territorio è conteso dai freikorps tedeschi e dai bolscevichi russi. Eric si unirà alle milizie teutoniche, Sophie ai comunisti, scelte dettate non si sa bene fino a che punto da una convinzione ideologica o da una sorta di estrema ripicca. Anche qui la storia è narrata a posteriori da Eric, che una ventina d’anni dopo è in Spagna a combattere nella guerra civile dalla parte – ovviamente – dei fascisti; un aggancio a quella che all’uscita del romanzo era attualità.
Marguerite Yourcenar proietta probabilmente su Eric la figura di Fragneau, e non deve sorprendere; il fine e amatissimo intellettuale doveva avere simpatie per la destra, se nel 1941 (quando ormai la scrittrice s’era trasferita negli Stati Uniti per scampare all’incombente mattatoio europeo, e raggiungere la Frick) venne invitato a Berlino da Joseph Goebbels e si recò nella capitale del Terzo Reich – ne seguì la rottura definitiva con Marguerite, per quanto a distanza. E nel suo esilio americano, anche se dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Yourcenar riprenderà un manoscritto contenente l’inizio di un romanzo sull’imperatore Adriano, uno scritto interrotto e abbandonato; tornerà a lavorare su quel materiale, e ne trarrà l’opera della consacrazione e della fama mondiale, le Memorie di Adriano, che usciranno nel 1951.
Ultima considerazione, ma non in ordine di importanza: i due personaggi, Alexis ed Eric, hanno in comune l’orientamento sessuale ma certo non quello politico. Ben difficile pensare che il primo entri nelle SS o – se andato a vivere in uno dei paesi che verranno occupati dopo il 1939 – scelga di collaborare con gli invasori nazisti. Quanto alla creatrice di entrambi, non aveva certo simpatie per le varie destre che proliferarono tra le due guerre, e non lo diciamo solo per la sua scelta di lasciare l’Europa e rifugiarsi negli Stati Uniti. Andrebbe preso in considerazione uno dei romanzi più sorprendenti della scrittrice, Moneta del sogno, pubblicato cinque anni dopo Alexis – una vicenda ambientata nell’Italia fascista, che ruota attorno a un gruppo di personaggi alcuni dei quali intenti a preparare un attentato per eliminare Mussolini. Si tratta di un testo decisamente modernista, ispirato forse dalle sperimentazioni di Virginia Woolf, che Marguerite incontrò di persona e della quale tradusse in francese Le onde. La sua rappresentazione dell’Italia del Fascio, sorprendentemente acuta, è tutt’altro che positiva: l’oppressione è ritratta per quello che era, senza treni in orario. E anche qui abbiamo una grande attenzione ai rapporti tra i sessi senza ossequio alle convenzioni sociali del tempo; e a tentare di accoppare il Duce sarà una donna.
P.S. Chi usò per primo il termine gay per definire un omosessuale maschio, o – come diceva Proust – un uomo femmina? Allo stato attuale degli studi sulla storia dell’omosessualità, si ritiene che non fu un uomo, bensì una scrittrice lesbica, e cioè Gertrude Stein, nel suo racconto del 1923 “Miss Furr & Miss Skeene”. Una trovata che ha avuto un successo genuinamente planetario.


