La biografia non è un’arcadia per Amélie Nothomb che sembra, da qualche tempo, attingere a un’educazione “storica” riguardante i genitori, dove destini accostati contagiano il racconto, la narrazione. Letterariamente la sua scrittura non rinuncia alla malizia che scava fino a far diventare pedagogica la semplice estensione dei fatti più crudi. Meglio così è il romanzo dedicato alla madre dell’autrice, dopo aver affrontato la biografia del padre in Primo sangue ponendo il proprio corpo di fronte ai paesaggi conturbanti dell’infanzia in giro per il mondo. Lì la brutalità non faceva sconti, ma nemmeno la storia della madre non viene scollata da atmosfere soffocanti dentro la casa di una nonna che incarna la strega cattiva quasi più spaventosa dell’originale di Hänsel e Gretel. Adrienne (la futura madre di Amélie) a quattro anni trascorre le vacanze estive in un ambiente dove l’horror è rappresentato da aringhe per colazione e ripugnanti scene casalinghe sotto l’occhio attento e menefreghista di un gatto che risulta l’unico essere vivente coccolato in quelle stanze sporche e asfittiche. La bambina, che sembra contenere nella propria mente una filosofia congenita, reagisce tenendo fede a quella che diventa la formula magica capace di salvarla: Tant mieux. Il racconto nudo e inquietante di Adrienne ci fa compagnia con una suadente esplosione di “male quotidiano” che dura per l’intera “vacanza” estiva e forse oltre. La doppiezza dei mostri interessa a Nothomb, non l’ha mai respinta in ogni suo romanzo – dove i destini familiari varcano le pareti casalinghe per diluirsi in storie brucianti prive di confini geografici.
Ciò che ferisce l’interno e l’esterno dei corpi passa direttamente da madre e figlia come se la reviviscenza annuale della ben nota lingua di Nothomb (da noi coadiuvata dall’ottima Federica Di Lella) si mescolasse all’arte magica che ogni infante tiene stretta per salvarsi la pelle. A una certa età questo appare più vero del cibo prediletto, e tornerà immancabilmente lungo la vecchiaia. Chi scampa alle urticanti paure infantili (reali o no fa lo stesso) è come se si salvasse dalla caduta di un meteorite, soprattutto sapendo correggere la rotta con la scrittura. Le cadute luciferine non sono mai mancate all’autrice belga – ma dotata di una magia transcontinentale – fin dai tempi di Igiene dell’assassino. Esuberanze affettive e il loro contrario affollano il guardaroba di Nothomb, e noi ne amiamo influssi e conseguenze, l’onere e l’onore di infanzia, giovinezza e maturità in dosi massicce a ogni passaggio di anno, a ogni estensione dei nostri giorni nebbiosi. La diffusione dei morti viventi viene controllata a ogni uscita periodica di una scrittrice che affila sempre più le armi contro le potenze funeste. Non è da stupirsi se le sue storie inclinano – in obbligo di stile – scrupolosamente e incessantemente verso il territorio del “classico”.


