15 Luglio, 2020

Ascoltare e scrivere

, , Assolutamente Musica, tr. Antonietta Pastore, Einaudi, pp. 312, euro 19,50 stampa, euro 9,99 epub

Un incontro beato tra due artisti di spicco mondiale: lo scrittore e il direttore d’orchestra. Forti le affinità. Adorano il proprio lavoro, sentono di non fare mai abbastanza, sono cocciutissimi.  Cosa sono L’Arte di correre e Il mestiere dello scrittore (tutti i libri di Murakami sono pubblicati da Einaudi) se non manuali di terrificante ostinazione? Maratoneta nelle gambe e nella scrittura, Murakami conosce la musica jazz e classica più di un musicista, ma lui, da bravo giapponese, si definisce un dilettante. Oltre a una collezione di migliaia di vinili – che ascolta e riascolta studiandoli, – per molto anni ha avuto un bar, dove si suonava jazz. Fino a quando ha deciso di chiuderlo per “diventare” scrittore.

Ozawa, assistente di Von Karajan e di Bernstein, ha diretto i Berliner, i Wiener, la San Francisco Symphony Orchestra, l’Orchestra di Toronto, la London Symphony, L’orchestra de La Scala e de La Fenice, e molte altre. Per trent’anni direttore stabile della Boston Symphony, che gli ha dedicato un auditorium, ha suonato con i più grandi solisti, le opere dei più grandi compositori contemporanei, come e . Ha fondato orchestre, festival operistici e sinfonici e ha registrato centinaia di dischi.

Quando l’incontro avviene in casa dello scrittore, la signora Murakami prepara gyoza, e inizia il divertimento. Gli artisti conversano su alcuni temi e ascoltano musica. Tutto viene registrato. Talvolta Ozawa dice di non avere più il disco con la sua direzione di qualche opera. Ma figuriamoci se poteva mancare nella collezione del maniaco. Murakami si alza e va a prenderlo.

Perché un musicista deve leggere questo libro?

È una finestra luminosa sui più grandi interpreti, direttori e orchestre della nostra epoca.

Perché un non musicista deve leggere questo libro?

Per ascoltare la musica dei compositori non si deve essere musicisti. La musica non è quella scandalosa lagna che ci lava il cervello ovunque, per molte ore al giorno. E non è una questione di gusti, ma di conoscenza. È stupefacente incontrare persone di grande cultura, che però non “sanno niente di musica”. Andare in una sala da concerto e ascoltare dal vivo una sinfonia è un viaggio magnifico, un regalo che si fa a se stessi. La grande musica parla di noi stessi. Come i grandi libri, regala tempo. Apre mondi, mostra infiniti.

Si può leggere cercando sul web la registrazione di riferimento. A patto che usiamo un’ottima cuffia.  Consideriamola un’avventura.

Il libro si divide in sei conversazioni e quattro interludi. Si discute del terzo concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven, dei collezionisti di dischi, di Brahms, dei cornisti, del rapporto tra la scrittura e la musica. A questo proposito dice Murakami: “Chissà se il fatto di scrivere ha reso più sensibile il mio orecchio… O forse è il contrario, forse se non si ha orecchio musicale non si può diventare un bravo scrittore. Ne consegue che uno scrittore, più ascolta musica, più diventa bravo, e più diventa bravo, meglio capisce la musica. Nessuno mi ha insegnato a scrivere, non ho mai imparato tecniche di scrittura, e per dirla tutta non ho mai studiato molto. Allora come ho fatto a imparare a scrivere? Ascoltando la musica. Cosa conta di più nella scrittura? Il ritmo. Se in un testo non c’è ritmo, nessuno lo leggerà. Perché mancherà quel senso del movimento che è come una pressione dall’interno e porta il lettore avanti, pagina dopo pagina.

Murukami è stato anche traduttore. Di musica e ritmo se ne intende eccome.

Si procede discutendo lo studio della partitura, che non è affatto lo spartito (la traduzione della bravissima Antonietta Pastore, che conosce il Giappone e la lingua giapponese alla perfezione, avrebbe dovuto essere rivista da un musicista). Quindi si legge di furti di bacchette, dell’amore per Mahler e Louis Armstrong, dell’opera lirica, e dell’arte di insegnare. Ozawa ha fondato due Accademie di perfezionamento per quartetto d’archi, una in Giappone l’altra in Svizzera. Da decenni, ogni anno, ragazzi di tutto il mondo vengono selezionati per un laboratorio che culmina in diversi concerti. Murakami il solitario si interroga su come sia possibile mettere insieme tante persone che non si conoscono, e trasformare la loro capacità interpretativa in un tempo così breve. Ha ascoltato i progressi con le proprie orecchie, e ne è rimasto sbalordito.

Colpisce la grazia di questi due signori giapponesi, che si accomodano sui loro troni come due gattoni, si danno spazio nello scoprirsi e si fanno portare dove vuole l’altro, con reciproca affettuosa ammirazione.

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