Denise Pardo / Un turbinio di sabbie, fanciulle, prìncipi e rivoluzionari

Denise Pardo, Tornare al Cairo, Neri Pozza, pp. 343, euro 20,00 stampa, euro 9,99 epub

Egitto, il Cairo, dal 1940 all’ascesa di Nasser, dalla Londra plumbea alla Corniche del Nilo con tutti i celebri profumi e spezie nel cuore della città, il chiarore del deserto e il contagio sottile che giunge dalle lingue frullate con gli idiomi tipici e l’insieme di yiddish ed ebraico. In tutto questo s’impastano le voglie e i propositi di Kate, giovane figlia di Jerome Lambert che, dopo la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna alla Germania nazista che aveva invaso la Polonia, pensò bene di trasferirsi da Londra nella capitale egiziana. All’adolescente Kate che ambiva a diventare piratessa o domatrice di leoni tutto cambiò ritrovandosi nella dolcezza del Cairo – dove regnava il re Farouk – fra palme, eucalipti, gelsomini e una babele di donne e uomini in un mondo “esteso, frammentato eppure aggregato” che mai avrebbe potuto immaginare. Davanti alle sfumature polverose del deserto, pensava, il suo futuro era “quello di una beduina”.

Sarah, la sua chaperon-domestica, veggente dall’occhio sbilenco, saprà seguirla e inseguirla fin dagli inizi quando il forte chiarore del Nilo brucia la pelle dell’inglesina e quando, poco tempo dopo, il cuore di Kate brucerà al fuoco degli interessi politici (lei poco avveduta e anche incapace di resistere alla propria curiosità) e della passione. Pensieri selvaggi e il loro contrario, mormorii notturni prima sconosciuti, e poi abbondantemente assorbiti, conversazioni pericolose e giochi politici che da lì in poi prenderanno il sopravvento, ecco a cosa deve badare Sarah affinché una ragazza inglese in terra straniera non venga sopraffatta.

Ma la sopraffazione avviene. Narrata per quello che è in questo romanzo di Denise Pardo, impregnato del dialogo fra civiltà nel bel mezzo di un ’900 ricco e ambiguo, in luoghi dove all’ombra delle piramidi tutto e il contrario di tutto avveniva in un florilegio di politici, prìncipi, rivoluzionari, artisti, milionari di Hollywood, pasticceri italiani (Groppi, uno per tutti), spie, e deliziose fanciulle più o meno sposate. Ambienti ricchissimi di maschilismi e drogature, costellati di giardini favolosi ma circondati da un popolo di ambulanti, mendicanti, asini e scimmiette, e figure vestite di nero.

Vita e avventura di Kate mutano profondamente quando incontra Hafez. Uomo sfuggente legato a sua insaputa a Gamal Abd El-Nasser che trama il rovesciamento del re Farouk. La Storia prende il sopravvento, nessuno ne è immune, soprattutto Kate divisa fra capacità di farsi largo fra i grandi eventi locali, la rivoluzione di Nasser e la lotta egiziana contro l’occupazione inglese, dalle cui traversie non potrà sfuggire essendo lei del tutto “inglese” (quindi nemica del nuovo regime) nonostante amicizie familiari e amorose con coloro che al Cairo erano più di lei avvertiti e avveduti.

La capacità di Pardo nel descrivere territori e destini che mutano in pochi decenni, trasportando in blocco i lettori in una terra straniera iper-decorata e stracolma di dovizie architettoniche, lì dove luci e cibo e bevande diventano incandescenti, dove gli sguardi degli egiziani sono quasi sempre gratificati e minacciosi, è a dir poco memorabile. La storia dell’autrice ci aveva già raggiunti con il precedente La casa sul Nilo, un “Lessico famigliare” che in Tornare al Cairo s’arricchisce di altre storie, altri intarsi amorosi e politici dove diventa nitida un’epoca che non dovrebbe essere dimenticata, e imprescindibili un tempo e una geografia da cui non sfuggire, pena la catastrofe. Come risulta ben evidente oggi, nel nostro occidente corrotto in fase di smantellamento.