E.T.A. Hoffmann / L’immaginazione al potere

E.T.A. Hoffmann, Gli scritti sulla musica, tr. e cura di Marco Mangani, L’Orma editore, pp. 528, euro 35,00 stampa

Nell’universo poetico di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, la musica è il grimaldello che permette di infrangere i confini ordinari dell’esistenza, dischiudendo la soglia di un regno affascinante e sconosciuto. La vocazione artistica conduce l’anima al limitare della voragine che rischia di inghiottirla, alla perigliosa soglia del demonico. Non c’è salvezza senza rischio: l’artista crea a prezzo della vita. Raccogliendo in un unico volume Gli scritti sulla musica dell’autore tedesco, ovvero le prose, le recensioni spartito alla mano e le cronache teatrali, si apre il sipario sul meraviglioso mondo della musica romantica.

La banalità degli intrattenimenti musicali e degli innocui salotti borghesi inorridisce Kreisler, alter ego dell’autore stesso, per il quale l’arte dei suoni è estasi ed esaltazione, sublimazione delle passioni dell’uomo. Bizzarro e trasandato, Kreisler stigmatizza il cattivo gusto delle classi elevate, la loro mancanza di sensibilità estetica. Inserire la musica in un sistema di mera distrazione e svago significa mortificarla, privandola della sua reale funzione. Un discorso che potrebbe benissimo essere applicato all’oggi. Con grande acume, Hoffmann non solo svela le storture del proprio tempo, ma riesce a spingere lo sguardo in un lontano futuro. Ridotto a esibirsi come una scimmia ammaestrata, il musicista diviene un semplice saltimbanco, mentre il genio subisce la più cocente umiliazione. Kreisler, per guadagnarsi da vivere, deve suonare di fronte a un pubblico distratto e frivolo che non lo comprende. Il prodotto artistico viene degradato a merce.

In Hoffmann la realtà è sempre duale, lacerata dal contrasto fra il filisteismo borghese e l’ampiezza degli orizzonti fantastici. Le ristrette prospettive imposte dall’impiego quale magistrato prussiano vengono infrante da una creatività sconfinata. Nella nota recensione della Quinta di Beethoven, Hoffmann scorge le coordinate del mostruoso e dell’immenso. Mentre in Haydn domina la serenità e in Mozart “l’intuizione dell’infinito”, il genio di Bonn “muove le leve del brivido, della paura, dello sgomento”, incarnando pienamente l’essenza del romanticismo. Una grandezza che, evidentemente, sfugge alla massa, incapace di penetrare le profondità della sua produzione strumentale. Ecco di nuovo il dissidio fra il genio e il pubblico, fra l’arte e il quotidiano.

Accanto alle derive dell’immaginazione, il volume offre il ritratto a tutto tondo di un artista miracolosamente versatile che fu valente uomo di teatro, critico e compositore non trascurabile. L’interesse attorno al musicista Hoffmann venne sostituito dall’attenzione riguardo lo scrittore; eppure, lo stesso Carl Maria von Weber, considerato il creatore dell’opera romantica tedesca, apprezzava infinitamente Undine, tanto da trarne ispirazione per il suo Der Freischütz. A dire il vero la fiaba, intrisa di sostanza acquatica e basata sulla figura della evanescente Loreley, salutata al suo apparire da un vivo successo, era letteralmente bruciata nell’incendio del Königliches Theater di Berlino nel 1817. La memoria della partitura, seppur in seguito ricostruita, svanì e con essa la fama dell’Hoffmann compositore, che ancora oggi attende il meritato riconoscimento.

Ma torniamo a seguire i passi del critico, che si muove di teatro in teatro per ascoltare i più variegati repertori e per lasciare tracce preziose delle sue esperienze musicali. Come un folletto partorito da una delle sue novelle si muove su fondali notturni, salta di palco in palco, annota ogni dettaglio di serate perdute nei meandri del tempo. Le sue cronache ci introducono in un ambito del fare musica totalmente diverso dal nostro. Incontriamo Mozart e Gluck, ma anche autori oggi negletti come Sacchini o Paer. Queste pagine si dischiudono di fronte a noi non come cronache inerti, ma come testimonianze vive del pensiero di un uomo che seppe modellare la propria esistenza in una creazione fantastica che ancora oggi ci incanta avvolgendoci nelle sue spire.