Emanuel Schikaneder / Armonie dell’umano

Emanuel Schikaneder, Il flauto magico, testo originale a fronte, tr. di Gian Piero Bona, Adelphi, pp. 274, euro 16,00 stampa

Profondamente radicato nella tradizione popolare viennese e, nel contempo, legato a misteriose simbologie massoniche, Il flauto magico è una fiaba di infantile levità e di universale pregnanza. Siamo di fronte a un Singspiel, ovvero a un lavoro nel quale l’equilibrio fra musica e parola è di particolare importanza. Che poi la sublime partitura vergata da Mozart, in alcuni contesti, abbia relegato il testo in secondo piano è un altro discorso. Nelle rappresentazioni teatrali, in particolare fuori dall’ambito tedesco, il libretto viene di solito accorciato per agevolare un pubblico non padrone dell’idioma. In questo contesto ci sforzeremo di dimenticare per un attimo la magnifica veste sonora confezionata dal genio di Salisburgo, per parlare del lavoro di Emanuel Schikaneder appena ripubblicato e delle sue innumerevoli suggestioni. Converrà, in primo luogo, delinearne brevemente il ritratto.

Bavarese originario di Straubing, Schikaneder è un impresario teatrale dalle risorse inesauribili, un attore dotato di vis comica non comune e un valevole cantante. Se oggi è ricordato quasi esclusivamente per il suo rapporto con il compositore austriaco, non dobbiamo dimenticare che egli fu uomo di teatro fra i più apprezzati nella sua epoca. Mozart lo ritrova a Vienna, rinnovando un’amicizia e una sintonia d’intenti già sorta a Salisburgo. Entrambi massoni, trovarono nel soggetto fiabesco terreno fertile per le loro idee. A dire il vero la massoneria, in auge sotto Giuseppe II, dopo la sua morte si trovò presto a mal partito, in quanto promotrice di ideali libertari ostili all’ordine costituito, apparentati con la Rivoluzione francese.

Forse dobbiamo proprio a Mozart l’alto contenuto morale del Flauto magico, che nella prima stesura del libretto doveva risultare meno denso. Il testo porta la firma di Schikaneder, ma alla sua creazione contribuirono in maniera decisiva gli scritti di Ignaz von Born, sia riguardo l’ambientazione egizia, sia per quanto concerne l’inesausta tensione verso la saggezza, la verità e l’armonia fra gli uomini. Siamo di fronte a un libro colmo di utopie, tanto più necessario in un periodo di sconvolgimenti profondi come quello attuale. Nella prefazione, con il consueto acume, Pietro Citati delinea le fattezze di un Mozart particolarmente inquieto e prossimo alla morte, anche se impegnato nella stesura di un’opera dalle derive giocose e infantili. Gli sta accanto Schikaneder il quale, con il suo istrionico talento, deve aver allietato almeno a tratti l’estrema stagione del salisburghese.  Da questo singolare incontro scaturì non solo un’opera fra le più alte nella storia della musica, ma anche un testo che ha una propria dignità autonoma sia per la fantasiosa elaborazione, ma soprattutto per i valori etici che incarna. Bernhard Paumgartner, nel suo noto saggio su Mozart, afferma che i successivi libretti di Schikaneder “non furono che derivazioni di quest’opera”. Una commedia fiabesca in grado di anticipare la nascente sensibilità romantica, un lavoro unico nel suo genere per vastità di pensiero e per l’universalità del messaggio proposto.