Ennio Cavalli / Questa è per noi Venere

Ennio Cavalli, Amore manifesto, La nave di Teseo, pp. 216, euro 20,00 stampa, euro 9,99 epub

Ennio Cavalli non si accontenta di una poesia, ma il vasto canzoniere inedito passa dalle sue tasche agli occhi del lettore come le migliori bottiglie salgono dalla temperatura costante di una cantina (tanto nascosta quanto acclamata) ai tavoli dei commensali. Conseguenze di una mente pop e dandy capace di rapinarsi dietro a una bellezza femminile e a un classico greco come fosse eternamente in viaggio sulle sponde del Mediterraneo o nella baia di San Francisco. Due coste ammirevoli che corteggiano le bellezze in bikini cantate qua e là in questa nuova raccolta di poesie rapinando alla prosa quel che serve a dialogare costantemente con le donne amate (una, più di tutte) e donne sul bordo della scostumatezza (avete presente come le guardava Fellini?) e dell’amor lirico (Lucrezio, Bernart de Ventadorn e oltre).

Ennio sa come fare, accenna, sfuma, ricorda, riprende dialoghi perduti nell’ambito di una poetica che ha forti conseguenze sulle impressioni riguardanti vecchi e nuovi stilnovismi. Nel senso che il vigore della sua lingua diretta toglie di mezzo le allucinazioni dai sogni e dalla vita quotidiana di chi ha trovato e perduto amori, padri, madri e sorelle, e ancora prova a rovistare nelle tasche alla ricerca di reliquie odorose. E vengono immagini passate dal privato al pubblico senza distrazioni e intolleranze, in un batter di ciglia. Con andature e consistenze fatte di “nervose simmetrie” per cui si deve ringraziare il ricordo delle epoche, colte nei versi veloci e d’innumerevoli misure con quella libertà (per niente episodica ma salutare all’opera) simile alla snellezza femminile che non omette fianchi larghi e ragionamenti meritori.

Il poeta Cavalli sa dire il vero quando scrive, poiché lo conosce e ne saggia l’aspro e il dolce, e sa riportarlo alla vita palese. Conoscere il modo di saltare i recinti per giungere alla bellezza, al suo fango e alle radici perdute è tutt’uno con la raccolta sotto il cielo di strade larghe e sentieri poco battuti e fare in modo che la scrittura non fallisca: sapere molto dell’amore e poco o niente dell’amata a cosa porta? In poesia un misto di scontri fra pianeti e disincanti, pagine ben dosate e pagine inconsistenti, ma a ogni decennio qualcosa di esatto conduce grazia alle nostre esistenze distanziate e aggredite. I poeti minori ne sapevano qualcosa, alla corte delle sottane mentre si aggiravano nel vortice dei grandi tutti intenti a rimirarsi in punta di penna. Fra tutti questi, Ennio va per suo conto sotto le stelle e le camere da letto facendosi storia.

Ora, in tutto il surplus d’esistenza pulisce il pennino del proprio sismografo e ancora una volta sfoglia i dossier cercando e ricercando le forze della poesia del presente da rilanciare al futuro. La storia dirà. Ma intanto siamo qui, nei punti nevralgici a farci curare le nevralgie dal poeta che estorce pianure manifeste (caso raro più che casuale) alla grammatica dei soliti divulgati in ambito poetico. Haec Venus est nobis, Lucrezio cade in noi, Questa è per noi Venere: la spiegazione di come avvenga la dà Amore manifesto, con tutti i suoi personaggi e situazioni, con l’improvvisa risultanza che, per una volta, tutto sia perfettamente chiaro sotto il cielo (forse ancora) stellato.

 

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