Eugene Marten / Ritrovare la memoria in Honduras

Eugene Marten, La vita pura, tr. di Antonio Bravati, Playground, pp. 392, euro 20,00 stampa

Ci sono libri che lasciano una traccia profonda, a volte indelebile, sulla nostra vita di lettori: alcuni classici che mantengono intatta la loro qualità e attualità attraverso i secoli e altri testi contemporanei che lo diventeranno. Nel corso della vita ognuno sceglie i propri in ragione delle singole sensibilità, ma quando Gordon Lish, l’editor di Raymond Carver, per descrivere l’opera di Marten, tira in ballo McCarthy e DeLillo, le aspettative del lettore raggiungono livelli altissimi. Con poche parole Lish colpisce nel segno: «Quando ci si trova di fronte a scrittori autentici, come nel caso di McCarty e DeLillo, e come chiaramente nel caso dello stesso Eugene Marten, ci si rende conto di quanta forza e drammaticità questi autori siano in grado di infondere nella pagina con un semplice gesto, senza l’elaborazione di frasi forzate». A questo punto il recensore potrebbe non aggiungere altro.

La vita pura è la storia dell’ascesa e della caduta di “diciannove”, il numero che il protagonista indossava in campo quando giocava a football americano. Il nome non lo sapremo mai, così come quello di altri personaggi. Ottimo giocatore ma non un fuoriclasse, dopo un avvio di carriera non ai massimi livelli, riesce a entrare in una squadra della NFL dopo molti sacrifici. Nonostante non riuscirà a vincere o giocare una finale del Super Bowl, arriva al successo e viene considerato uno dei più affidabili quarterback del campionato. Quando si ritira, dopo essersi separato dalla moglie, figlia del padrone della squadra, e aver frequentato le maggiori celebrità della politica e dello spettacolo, le sue aspettative di una vita tranquilla e agiata cozzano contro i blackout causati dai colpi durissimi subiti alla testa durante la sua carriera. I suoi investimenti crollano e la ricerca di una cura per la sua malattia prendono la maggior parte delle sue energie: vuole tornare ad essere l’uomo che era prima. Quando viene a conoscenza che in Honduras un neurologo americano promette una cura definitiva per le lesioni di cui soffre, parte per il paese sudamericano con la sua nuova compagna. Proprio qui si ritroverà a vivere un’avventura tragica, violenta e disumana che lo porterà, nella foresta più impenetrabile del luogo, a lottare per la sopravvivenza e a riconsiderare la sua vita.

Al romanzo non manca niente, stile esemplare, architettura della storia originale e mai banale, un linguaggio essenziale e crudo, una trama moderna e attuale. Un’opera di grande spessore nel contenuto, che spazia tra la critica sociale e l’introspezione psicologica e che dà spunti di riflessione a trecentosessanta gradi. Da sottolineare il lavoro della piccola casa editrice di Roma, la Playground, che ha sempre fatto della qualità dei testi presentati il suo punto di forza.