Gary Lachman / I maghi del caos

Gary Lachman, La stella nera. Magia e potere nell’era di Putin e Trump, tr. di Michele Trionfera, Tlon, pp. 325, euro 19,00 stampa, euro 9,99 epub

Gary Lachman è stato tra i fondatori nel 1975 del gruppo new wave americano dei Blondie, ricordato soprattutto per la cantante, la super bellona ex coniglietta di Playboy Debbie Harry (“voglio essere una bionda platinata proprio come Marilyn (Monroe) e Jean (Harlow), Mae (West) e Marlene (Dietrich), loro sì che si sono divertite….”), dal brano Platinum Blonde, ma si potrebbero citare varie altre Hit come Heart of Glass, Hanging on the Telephone, One Way or Another, e molte altre). È stato bassista nella band sotto il nome di Gary Valentine fino al 1977 e in qualche occasionale reunion live successiva, ma dagli anni ’90, trasferitosi a Londra, ha lasciato la musica e intrapreso la carriera letteraria dedicandosi soprattutto alla saggistica riguardante la mistica, l’esoterismo e l’occultismo, con ben documentate monografie che spaziano da Swedenborg a Crowley, da Steiner a Gurdjieff, da Madame Blavatsky a Jung, individuando soprattutto le relazioni dell’occulture con la società e con la politica. Lessi a suo tempo in inglese uno dei suoi primi libri Turn Off Your Mind: The Mystic Sixties and The Dark Side Of The Age of Aquarius (2002), che mi parve interessante, e con altrettanto interesse ho affrontato questa sua opera più recente. Un’opera in realtà uscita nel 2018 durante il primo mandato Trump, di cui questa attuale è la seconda edizione con una breve introduzione che aggiorna a grandi linee il testo all’infausto panorama del secondo mandato.

La tesi di Lachman è che la vittoria di Trump, grazie alle strategie dell’allora consigliere politico – e non solo – Steve Bannon, l’architetto culturale dell’alt-right (già caduto in disgrazia nel 2018 come la postfazione contemporanea alla fine del libro rileva e attualmente sostituito nel movimento MAGA, come oggi si preferisce definire l’alt-right, da J.D. Vance), parallela e simmetrica alla precedente e ormai da anni purtroppo definitivamente consolidata democratura instaurata in Russia da Putin, anche questa sostenuta con l’apporto di un pianificatore intellettuale, Aleksandr Gel’evič Dugin, principale ideologo dell’eurasiatismo, sia stata ottenuta utilizzando i meme, internet e le tattiche di controllo dell’utenza sui siti web, con metodi affini a quelli praticati in varie forme di occultismo: movimenti del potenziale umano come il New Thought e il Positive Thinking o congreghe stregonesche come la Chaos Magick. Nella intrapresa deriva di un postmodernismo metafisico non è più rilevante se una cosa sia vera o falsa: “Verità e falsità sono convinzioni che possiamo togliere e mettere alla bisogna. È per questo motivo che combattere Trump e i suoi seguaci portando le prove dei suoi errori, delle sue imprecisioni e delle sue spudorate menzogne è stato finora inefficace. Sottolineare che spara cazzate non fa differenza. Lui lo sa. Lo fa apposta ed è il modo in cui ha sempre agito”.

Nella tradizione magica, ad esempio, si parla di eggregora, una forma-pensiero, sorta di entità incorporea creata e alimentata dalla devozione di un gruppo di persone: i loro pensieri e la loro immaginazione muovono una specie di essere psichico, uno spirito di gruppo scaturito dalla concentrazione di tutti i membri che talvolta prende vita e coscienza autonoma, un po’ come l’intelligenza artificiale sui computer. Gli eggregora possono essere usati per gli scopi e i fini del gruppo, ma questo aiuto ha un prezzo: “È difficile controllare un eggregora una volta creata, ed è molto più facile aiutarla a crescere che sopprimerla”. In oriente, specialmente in Tibet, un fenomeno simile, manifestato però più sul piano individuale che collettivo, viene chiamato tulpa: secondo Blavatsky, la fondatrice della teosofia, anche gli “spiriti” delle sedute medianiche non sono spettri di defunti ma analoghe forme-pensiero emanate dai partecipanti. È questa la magia nera che può possedere un’intera nazione, il caso di Hitler, incarnazione della Volksgemeinschaft tedesca, è un esempio di cui egli stesso era pienamente consapevole: come scrisse nel Mein Kampf, “Mi muovo con la sicurezza di un sonnambulo”. A somiglianza del nazismo anche l’alt-right o l’eurasia trovano in Trump e in Putin il loro eggregora o tulpa vivente, creato e alimentato dai suoi sostenitori.

È significativo, tra l’altro, che gli ideologi alle spalle rispettivamente di Trump e di Putin, Bannon e Dugin, siano entrambi dei cultori del poligrafo italiano – sedicente “filosofo” e sedicente “barone” – Julius Evola, teorico del razzismo “spirituale”, del tradizionalismo integrale, collaboratore di Himmler e delle SS, ispiratore delle frange più estreme della destra neofascista e del terrorismo nero, nel miraggio di una delirante rivolta contro il mondo moderno. La pretesa, condivisa con René Guénon e pochi altri tradizionalisti, di rifarsi alla tradizione (termine da loro sempre scritto rigorosamente con iniziale maiscola), una immaginaria philosophia perennis (termine in realtà coniato proprio nel Rinascimento, periodo da loro esecrato in quanto origine della Modernità) alla base di tutte le tradizioni spirituali successive in una filosofia della storia regressiva (una sorta di Illuminismo a rovescio) che parte dall’età dell’oro e termina con il kali yuga, l’età del ferro attuale, in cui le caste basse e perfino gli intoccabili reclamano i loro diritti nei confronti delle caste alte dei sacerdoti e dei guerrieri, e in cui ogni spiritualità autentica ed ogni corretta gerarchia è disgregata o invertita di segno, non è che un mitologico cascame, e neanche fra i più interessanti, del patchwork culturale occultista e teosofico dal quale, con la loro ridicola spocchia, i tradizionalisti vorrebbero prendere le distanze, ma nel quale restano invece totalmente impantanati.

Che questa temperie di sciocchezze, superstizioni e dogmatiche credenze agiti personaggi, moralmente e antropologicamente ripugnanti, ma al vertice delle maggiori potenze mondiali, catafratti al culmine della forza e irresponsabilmente disposti ad usarla per annullare il katéchon, la forza frenante e ritardante, accelerando un’escatologia apocalittica che ponga fine al kali yuga e realizzi – per i pochi sopravvissuti, le razze e le caste “superiori” – la palingenesi di una nuova età dell’oro, è una prospettiva fortemente inquietante. Se, come lascia intuire Lachman, la lotta è anche (o magari soprattutto) magica, cioè coinvolge l’immaginazione, la visione, il piano immaginale – come lo chiamava Henry Corbin, filosofo e studioso di misticismo citato in chiusura del libro – sarebbe davvero l’ora, finché siamo ancora in tempo (se lo siamo) – di scatenare, con tutti i mezzi, fisici e metafisici, la più drastica delle controffensive.