Gli ultimi Fuochi di Fitzgerald

Stewart O’ Nan, Di là dal tramonto, tr. Dante Impieri, Minimum fax, pp. 395, euro 18,00 stampa, euro 10,99 epub
Francis Scott Fitzgerald, L’amore dell’ultimo milionario, tr. Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, Minimum fax, pp. 242, euro 14,00 stampa, euro 8,99 epub

Fortuna letteraria postuma si aggiunge a Francis Scott Fitzgerald, nelle patrie lettere, con il romanzo di Stewart O’ Nan uscito in USA nel 2015. Verso la fine degli anni Trenta Scott avanza nell’alcol, nei sensi di colpa verso l’amata Zelda abbandonata in clinica, nella crisi finanziaria e nelle spire inghiottenti delle major hollywoodiane. Senza contare che l’autore di This Side Of Paradise, dopo il capolavoro del Gatsby leccava quel che la Metro–Goldwin–Mayer gli metteva sotto il naso non trattandolo propriamente come l’eroe sfavillante della Riviera francese. E dire che agli studios Scott si era affidato, nel 1937, per risolvere i propri debiti e una certa serie di fallimenti. Ma il vantaggio agognato non si rivela granché, incontra un ultimo amore nella persona di Sheila Graham, giornalista che in soggettiva poteva apparire avvenente ma che in fondo sapeva gestire soltanto abili colonne di gossip nei giornali pomeridiani. Insomma, infatuazioni a parte il poveretto (ma quanto elegante nel suo stropicciamento ai numerosi party) si trova fra le mani una serie di soggetti cinematografici quasi sempre sottratti dai pescecani di Hollywood, Irving Thalbert in testa, che alla fin fine gli preferiscono altri autori. Arte e mercato in quel luogo californiano sembrano però dare qualche mezzo per uscire dall’ora crepuscolare, e finalmente dar corpo all’ultima opera che a giudizio di Fitzgerald dovrebbe rappresentare il suo ultimo grande romanzo.

Stewart O’Nan

Stewart O’ Nan svolge la traiettoria umana e artistica dello scrittore seguendolo in frequenti flashback dove la galleria di personaggi reali salta fuori da quel territorio contenente più tramonti (Sunset) che cocktail (peraltro abbondanti anche la mattina) serali, dove artiste cinematografiche s’immaginano vedove e zitelle per rimpinguare i propri conti bancari, e gli scrittori sono pronti alle più solerti marchette per ottenere uguale risultato. Di là dal tramonto ha tutto lo charme che serve a intendere la presunzione intellettuale accompagnata a smoderatezza e a una sorta di fanciullesca attitudine a complicarsi le giornate e, infine, per farsi spezzare il cuore (Zelda è incantevole nella sua sciagura). E Hemingway, Bogart, Dorothy Parker, condividono le loro giornate con Scott e – attraversando nostalgia e furberie – con noi.

Scott & Zelda

I fallimenti e le amarezze volano nel cielo sopra la Città delle stelle, forse possono attenuarsi nelle curve di Mullholland Drive o nei virtuosismi biografici ma di certo il bel romanzo di O’ Nan ci accompagna di filato nelle braccia dell’incompiuto The Love of the Last Tycoon, finalmente curato in modo mirabile nell’edizione di Minimum fax per traduzione e lavoro dei prefatori. Dapprima le precisazioni di Goffredo Fofi riguardanti la parte “cinematografica” del romanzo, che viene riversato in un film di basso livello con Gregory Peck e Deborah Kerr e poi tradotto felicemente (1976) da Elia Kazan (sceneggiatore Harold Pinter) dove fasti e disintegrazioni di Hollywood si riflettono nello sguardo di Monroe Stahr/Robert De Niro che interpreta il famigerato produttore Irving Thalberg. La successiva e partecipe prefazione di Paolo Simonetti tocca i tasti dolenti dell’esistenza di Fitzgerald migrata dalla luce naturale della Costa Azzurra (dove scrisse Gatsby) alle disagevoli luci artificiali degli Studios di Hollywood. I problemi con l’alcol, Zelda, il denaro e la lotta con gli altri per mantenere il vantaggio con le parole che gli serviva per i soggetti richiesti dal contratto e per la stesura della nuova opera, vengono descritti senza sterzate verso il revival ma con lucida visione verso una carriera giunta al finale non senza tratti di spettacolarità.

Gli ultimi fuochi

In fondo Monroe Stahr, l’ultimo tycoon dell’industria cinematografica, su cui è incentrato il romanzo di Fitzgerald, è il monarca verso cui, nella versione originale incarnata da Thalberg, vale la pena vendicarsi pur nella convinzione che i suoi sono i tratti di un’artista a cui riservare un po’ di gelosia. Scott, precisa Simonetti, pensava che il produttore avesse una tresca con sua moglie, e fra improvvise digressioni e cambi di rotta (dovuti all’alcol?) infine nel romanzo finisce tutto il buono che l’esperienza passata e attuale ha reso grande la mitologica carriera dello scrittore statunitense.

Con rapidi tratti filologici Simonetti descrive l’avventura editoriale, americana e italiana, dell’Amore dell’ultimo milionario, partendo dagli appunti stilati da Fitzgerald al ritmo del denaro che riesce o meno a intascare con gli anticipi, e conclusisi il 21 dicembre 1940 quando l’attacco cardiaco pone fine alla sua vita. Lascerà diciassette episodi dei trenta previsti, e oltre duecento pagine di note e schemi. Maxwell Perkins di Scribner fa uscire, appena un anno dopo, il romanzo incompiuto insieme a cinque racconti. Ma bisognerà attendere il 1993 per avere un’edizione critica presso la Cambridge University Press con tanto di abbondanti apparati e quello che sembra essere il titolo prescelto dall’autore basandosi su una pagina manoscritta. In Italia sarà la meritoria collana Medusa di Mondadori a proporre la traduzione di Bruno Oddera con il titolo Gli ultimi fuochi. Fitzgerald non lo vedrà mai, ma la sua ultima opera d’ora in poi lascia abbondanti orme poco distante da quella Costa Azzurra (doppia fascinazione per corpi e menti brucianti) dove Zelda sfuriava per gelosia, la coppia scandalizzava amici e Scott romanzava il côté mondano di cui era protagonista e reporter.

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