La vita operosa, di Massimo Bontempelli

Nel 1919, a Milano, la città operosa per eccellenza, niente può essere più come prima, all’indomani della Grande guerra. Il protagonista, un uomo colto che per molti aspetti ricorda l’autore del romanzo, è appena rientrato dal fronte e cerca di ritrovare il suo posto nella società civile, sfruttando le molteplici occasioni offerte dalla metropoli: l’edilizia, la pubblicità, la tecnologia. Eppure, in una maniera o nell’altra, l’intraprendenza del reduce non si trasforma mai in un’opportunità. Se da una parte il suo spirito di iniziativa e la sua volontà di adeguarsi ai tempi sono encomiabili, dall’altro la tensione all’autosabotaggio, quasi a riprova della propria emarginazione, è disarmante. Nel confronto con una realtà disordinata, burocratica e spesso ostile al cambiamento, i suoi progetti si scontrano con tutti i limiti culturali e umani. La vita operosa è pubblicato da Utopia.

La paura di essere disconnessi, di Maria Pontillo e Stefano Vicari

La casa degli sguardi, di Daniele Mencarelli è diventato un film

Non siamo numeri, di Ahmed Alnaouq e Pam Bailey