Massimo Bacigalupo / Ligustico Pound

Massimo Bacigalupo, Ezra Pound. Un mondo di poesia, Edizioni Ares, pp. 408, euro 27,80 stampa, euro 19,99 epub

La monografia di Massimo Bacigalupo sull’opera di Ezra Pound – conosciuto personalmente in gioventù, negli anni Sessanta, perché la nonna dell’autore era stata medico di famiglia dei Pound – vuole essere innanzitutto una screziata “guida alla lettura”: “Si tratta di trovare un filo rosso, una posizione, da cui apprezzare quel che Pound ci offre come lingua e poesia”, osserva lo studioso nella premessa. E prosegue: “In questo libro entriamo nel suo testo, a tratti ostico, poi affascinante (specie quando evoca paesaggi italiani). Cerchiamo di stargli dietro, con gusto e un po’ di irriverenza (e qua e là qualche strigliata quando proprio dà di matto). Rivediamo i grandi poemetti del periodo londinese, la genesi dei Cantos come racconto autobiografico che resterà tale nonostante il procedimento di oggettivazione, il clima delle avanguardie. Poi arriviamo nel ritiro decisivo di Rapallo. Al testo scombussolante si affiancano incontri con figure maggiori e minori, dal grande Yeats allo stilista Ford al ruvido Enrico Pea. E Marinetti, e il fedele Vanni Scheiwiller”.

Poeta simbolo dell’imagismo e del vorticismo, aggrovigliato nel progetto “grandioso e ingenuo” dei Cantos (un poema incompiuto, suddiviso in 117 parti, scritto tra il ’15 e ’62), membro effettivo e attivo della triade modernista composta anche da Joyce ed Eliot – che lo definì dantescamente “il miglior fabbro” –, Pound è il poeta arduo e disagevole par excellence: il suo affascinante “mondo” lirico appare come una turbinosa inserzione di situazioni mitiche e linguaggi da capogiro, in un sincretismo letterario quasi impareggiabile (dentro quell’esacerbato plurilinguismo si passa facilmente dal mandarino al greco: “La barca di Ra-Set muove col sole / ‘ma nostro compito costruire la luce’ disse Ocello / Agada Ganna Fasa / 新 hsin / Rinnovare / Τὰ ἐξ Αἰγύπτου φάρμακα / Leucothea diede il suo velo a Odisseo…”).

Dal ’24 Pound – che era nato in una città dell’Idaho nel 1885 – si trasferì in Italia; durante la seconda guerra mondiale, com’è noto, sostenne il regime fascista e fu poi processato negli Stati Uniti per tradimento; trascorse dodici anni in un manicomio – il St. Elizabeths Hospital di Washington – e fece ritorno in Italia nel ’58, dove visse tra Venezia e Rapallo.

Scandito in tredici capitoli (dall’Angloliguria con Yeats alla “biblioteca” dei Cantos, dalla traduzione del Moscardino di Enrico Pea ai “pittori di una vita”, Whistler e Hiler), il saggio di Bacigalupo – americanista di lunga data – con fervore e competenza immerge il lettore nel trapezoidale microcosmo Pound: il debole per Henry James, il fitto dialogo con Eliot, i luoghi cari, la stesura e la complessa gestazione dei Cantos, tutt’altro che un testo impenetrabile (“I temi di fondo – il viaggio di scoperta, i momenti di passione, la lotta contro la decadenza per una rinascita ancorché confusa, la denuncia degli oppressori e monopolisti, l’incanto del paesaggio mediterraneo, la presenza di una condizione visionaria – sono fin troppo chiari, le note e citazioni sono la documentazione fornita dal poeta in veste di storico, i suoi appunti scritti e trascritti”). E molto ancora. Pound è il poeta straniero più ligure che sia mai esistito: ne sono testimonianza i suoi versi salini, l’oggettivismo di sorta, la presenza di “immagini circostanziate, struggenti: gli ulivi, i cipressi, il mare”. Insomma, il rapporto tra Pound e la Liguria è fondamentale per comprendere l’aria trasognata di lunghi stralci dei Cantos, ma anche alcuni “aneddoti, scherzi, passioni, momenti vissuti” nascosti in essi. Eugenio Montale – che per il Corriere della Sera firmò parecchi articoli sul difficile stato di Pound in manicomio – nel ’49 sottolineò che “solo a Rapallo, da lui definita ‘umbilico del mundo’, egli si trovava a casa sua”. E come dargli torto.

 

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