Leggere le onde, di Lidia Yuknavitch

«Sono convinta che i nostri corpi siano portatori di esperienze», scrive Lidia Yuknavitch nel suo audace memoir “Leggere le onde”. «La mia intenzione è chiedere se esiste un modo per leggere il mio passato in modo diverso, usando ciò che ho appreso dalla letteratura: le storie si ripetono e riverberano e ci liberano dalla tirannia dei nostri sbagli, dei nostri traumi e dalle nostre confusioni». Scavando nel proprio passato – gli abusi subiti dal padre, la complessa dinamica con la madre disabile, la morte di un figlio e il sesso, con donne e uomini – e nell’esperienza di scrittrice e insegnante, Yuknavitch ha imparato che la letteratura e la narrazione hanno il potere di riconfigurare i ricordi, allentare le catene che impediscono la crescita emotiva. È con questa consapevolezza che si concede di guardare alle proprie ferite ricorrendo al suo sguardo da artista, testimoniando così il potere trasformativo di quest’azione capace di risanare l’anima. Pubblicato da Nottetempo.

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