L’esperienza della perdita, di Joan-Carles Mèlich

Nella perdita, la vita rivela una delle sue forme più profonde. Joan-Carles Mèlich ci racconta come ogni esistenza sia attraversata da figure che continuano ad agire proprio perché non possono più tornare, mostrandoci come vivere significhi soprattutto abitare la tensione tra ciò che resta e ciò che scompare, tra la volontà di trattenere e l’impossibilità di dimenticare davvero. Contro ogni ideale di pienezza, contro ogni metafisica che cerca un fondamento stabile e rassicurante, la sua riflessione ci palesa quanto siamo vulnerabili, attorniati da presenze fantasmatiche che appaiono tra un ricordo involontario e l’oblio. In questa visione, la letteratura può essere lo spazio in cui osservare da vicino le crepe della nostra vita senza esserne inghiottiti: da Marcel Proust a Virginia Woolf, da James Joyce a Samuel Beckett, da Lev Tolstoj a Jorge Semprún, Mèlich ripercorre le forme del lutto e del conforto, svelando come il nostro posto nel mondo sia sempre nella relazione con l’altro, con chi è ancora vicino a noi, ma soprattutto con chi non c’è più. Edizioni Il Saggiatore.

Finistère, di Anne Berest

Sulla via per Kabul, di Andrzej Meller e Eleonora Meller

Oggi comincia Pordenonelegge