Un desiderio smisurato di amicizia, di Hélène Giannecchini

Hélène Giannecchini è cresciuta con una madre, due padri e una loro amica. E poi è diventata grande con Myriam, fidanzata che le ha insegnato il dolore e la gioia delle battaglie contro l’AIDS in Francia; con le amiche di una vita, compagne di silenzi e intimità; ma anche con Monique Wittig, Audre Lorde, Virginia Woolf, Donna Haraway, numi tutelari e modelli di pensiero. Il suo albero genealogico ha poco a che fare con la biologia. In fondo, è solo con quella che si fa una famiglia? Se a volte i parenti sono solo foto in un album, allora possiamo comporre il nostro come preferiamo. Ed è dalle foto che parte Giannecchini: quelle che trova nei mercati delle pulci parigini e nelle ricerche d’archivio, di coppie queer costrette a nascondersi a cui ridare se non una voce, almeno una storia. Quelle di Casa Susanna, isola felice nel pieno dell’America maccartista, dove padri di famiglia possono vestirsi da donna e posare davanti all’obiettivo. E soprattutto, quelle di Donna Gottschalk, fotografa newyorkese delle ultime e delle emarginate, con cui la scrittrice trova una profonda comunanza. Un mosaico di storie del passato, alternate a quelle del presente. Perché sono tutti esempi di amicizia quelli che racconta Giannecchini:con piglio filosofico e la polifonia dei romanzi corali, racconta anche e soprattutto bisogni universali, di vicinanza e condivisione, di essere visti e farsi vedere, di accettarsi e raccontarsi.

Universality, di Natasha Brown

Il lago della creazione, di Rachel Kushner

Golden child, di Claire Adam