Junji Ito / In questo manga l’ossessione è per sempre

Junji Ito, Ruggito e altre storie, tr. Silvia Ricci, J-pop, pp. 412, euro 16,00 stampa

Quando si parla di manga horror il pensiero corre subito al maestro del genere, il mangaka Junji Ito che torna in libreria con una nuova raccolta di storie d’ossessione e di morte. Cresciuto nella campagna giapponese inizia in tenera età a scrivere, influenzato sicuramente dalle letture horror delle sorelle e da esperienze come quella di avere il bagno di casa situato in un sotterraneo infestato da cavallette. Odontoiatra nella vita di tutti i giorni, ha pubblicato negli anni diverse raccolte di storie dell’orrore caratterizzate da un’atmosfera soprannaturale e intrisa di un animo gotico pari alla classe tipica dei romanzi di Shirley Jackson.

In quest’ultimo suo lavoro troviamo rappresentate egregiamente piccole ma logoranti ossessioni che si impossessano degli sventurati protagonisti, scavando nello loro profondo fino a condurli alla perdizione.

Una casa degli orrori compare dal nulla ma i suoi visitatori non ne escono vivi, in una valle abbandonata due villaggi si contendevano i confini combattendosi con delle barriere di specchi, una delusione d’amore si trasforma in una maledizione che conduce inesorabilmente alla follia chiunque ascolti una canzone. Far ridere fino alla morte diventa l’obiettivo di un duo comico impossessato da due spiriti malvagi, e una tranquilla gita fuori porta nei boschi si trasforma in un tuffo nostalgico nel passato che imprigiona i personaggi in un loop temporale costringendoli a rivivere all’infinito un tragico evento.

Due racconti spiccano tra gli altri, Gli incatenati a terra e Allucinazioni in biblioteca: Inquietanti e terrificanti a un livello allucinatorio quasi subdolo, queste due storie brillano per struttura narrativa. Fino a che punto un libro spaventoso può turbare? Qui si intravede una sottile citazione alla celebre fiaba Barbablù di Perrault, storia in cui la curiosità è elemento cruciale nelle vicende dei protagonisti, proprio come accade a Koko. Questa giovane scopre infatti che la fissazione di suo marito per la biblioteca di famiglia – che conta oltre centocinquantamila volumi – non è un’allucinazione ma una sorta di maledizione che colpisce per via ereditaria e conduce alla pazzia. Può costare la vita il non pentirsi per colpe commesse in passato? Uno strano fenomeno si diffonde rapidamente in tutto il Giappone, agli angoli delle strade può capitare di imbattersi in persone immobili in posizione di crocifissione e in stato di catatonia. Nulla le scuote o le smuove se non il ricordo di antiche colpe commesse e per cui non si è mai chiesto scusa. Pensiero utopico quello di Junji Ito, ma molto affascinante.

Ciò che più colpisce di questo mangaka è l’equilibrio perfetto, nelle sue pagine, tra follia e perversione: il tratto chiaro e netto, dissimile da quello utilizzato dai suoi colleghi, è fortemente riconoscibile e caratterizzato da richiami vagamente occidentali nei dettagli dei volti femminili.

Leggere Junji Ito è come tornare a casa, si avrà sempre la garanzia di perdersi in un buco nero di morte e dolore da cui si uscirà difficilmente illesi. Il fondo di realtà portato all’estremo è la chiave del suo successo: smuove gli animi del lettore con storie talmente bizzarre e forti da risultare, paradossalmente, realistiche e verosimili. Questo è uno dei motivi per cui Junji Ito viene da molti considerato il maestro dell’horror giapponese.

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