“Una splendida storia di fantasmi che scintilla di una luce oscura.” Questa citazione di “The Irish Times” scelta e posta in bella mostra in copertina vuole indirizzare il lettore sul potere del romanzo che si ha di fronte. Una foto in bianco e nero che raffigura sei uomini seduti a un tavolo con l’immancabile boccale di birra a portata di mano, rappresenta un ulteriore indizio sulla trama che ci aspetta. Se poi si aggiunge la biografia dell’autore possiamo ipotizzare di avere un quadro abbastanza completo di ciò che ci attende.
A firmare L’uomo verde è infatti Kingsley Amis, scrittore, poeta e critico letterario britannico (ha recensito l’allora autore emergente J.G. Ballard) nato a Londra nel 1922. Docente di letteratura inglese all’Università di Cambridge successivamente si iscrive al Partito Comunista, partito da cui però si allontana quando nel 1956 l’URSS invade l’Ungheria portandolo ad abbracciare posizioni opposte, conservatrici e verso un profondo ateismo, percepibile nelle sue opere come appunto in L’uomo verde.
Amis si interessa anche alla fantascienza e in particolare alla corrente sociale o sociologica diffusasi negli anni Cinquanta grazie a Frederik Pohl e Robert Sheckley, ecco perché nel 1960 pubblica la rassegna Nuove mappe dell’inferno, uno dei primi studi critici su queste correnti che pone enfasi sull’utilizzo della fantascienza come mezzo di indagine sociale e culturale. Nel 1990, cinque anni prima della sua scomparsa, la sua carriera si conclude con il conferimento del titolo di Commendatore dell’Ordine dell’Impero britannico. Carriera a parte, sbirciando nella sua vita privata, Amis è anche padre di Martin Amis, autore de La zona d’interesse da cui è stato tratto nel 2023 l’omonimo film pluripremiato con la regia di Jonathan Glazer, mentre ha sposato in seconde nozze la scrittrice Elizabeth Jane Howard, autrice della nota saga dei Cazalet pubblicata da Fazi.
Una recensione ci accompagna nella locanda de L’Uomo Verde, nelle campagne dell’Hertfordshire, a meno di settanta km da Londra, e Mr. Maurice Allington, il gestore, racconta volentieri ai suoi ospiti dei fantasmi che negli anni si sono palesati nel locale. Lui che in realtà non ne ha mai visto uno, non ci crede, ha un pensiero scettico e cinico nei confronti della vita e della vita oltre la morte senza farne mistero. Le uniche sue passioni sono l’alcol e le belle donne (di solito degli altri), perciò quando il secentesco spettro del fu dottor Underhill, negromante perverso e probabile uxoricida, decide di manifestarsi dopo lunghissima latitanza solo a lui e sempre in assenza di testimoni, le cose per Maurice iniziano a precipitare. Underhill diviene in fretta la sua principale ossessione portandolo ad approfondire la storia tanto da scoprire un diario segreto in codice alquanto sinistro e misterioso. Le visioni di Maurice acquisiscono sempre più significato e anche il titolo del romanzo troverà finalmente spiegazione.
Il romanzo è stato pubblicato nel 1969 e mantiene intatte le atmosfere ricche di fascino e storia del Regno Unito – o meglio, delle sue campagne – di quegli anni. L’intrigante plot twist del ritrovamento del diario è un punto di trama geniale che contribuisce ad accelerare notevolmente il ritmo di lettura, fino a un momento rilassato e godibile. “The Irish Times” dice bene: questa è a tutti gli effetti una splendida storia di fantasmi, mai banale, mai prevedibile ma comunque con quella tensione costruita ad arte per arrivare a un momento perfetto di scintillante luce oscura. Gli spunti di riflessione che traiamo dai dialoghi sono interessanti e profondi, ed è chiaro che in fin dei conti Maurice è l’alter ego di Amis, personaggio brusco, scostante e per qualcuno forse anche detestabile, dotato di un’intelligenza brillante che preferisce intontire con alcol e hobby moralmente discutibili. Al termine di questo piccolo viaggio ciò che resta tra le mani è la luccicanza di quel potere di cui si parlava all’inizio, che solo le storie capaci di continuare a far parlare di sé hanno, quelle storie che scavano nella mente e aprono a discussioni su tematiche importanti, lasciando la fortissima sensazione di non aver letto un semplice romanzo di fantasmi bensì qualcos’altro, qualcosa di grande in cui perdersi.


