8 Dicembre, 2021

L’edicola che adesso c’è

Da Mondo Beat a Decoder, da Rosso a Tribe: Milano come motore della controcultura e dell'alternativa politica ha prodotto negli ultimi 60 anni decine di pubblicazioni, dalle riviste storiche alle fanzine dimenticate. Grazie a Agenzia X e a Moicana, si possono consultare online gratis sul sito dell'"Edicola che non c'è". Un archivio e un progetto in progress che adesso è anche un libro.

L’edicola che non c’è” è un progetto promosso da Agenzia X e dal collettivo Moicana che permette a tutti di consultare le riviste e le zine della stampa underground milanese dagli anni ’60 ai giorni nostri. Prima di questo è stata una raccolta dal basso, sfociata due anni fa in un’allestimento, a cui hanno partecipato attivisti e ricercatori di almeno tre generazioni. E, adesso, è anche un libro (che si chiama ovviamente L’edicola che non c’è. La stampa underground a Milano, a cura di Moicana, Ed. Agenzia X, 2021). Come spiegano i due coordinatori del progetto, Nicola Del Corno e Marco Philopat, nell’introduzione che ripubblichiamo qui in estratto.


L’archivio
Non siamo collezionisti, non vogliamo in alcun modo rientrare  in quella categoria che più volte abbiamo incontrato nella nostra  ricerca. Un archivio a differenza di una collezione non rivolge  affatto il suo interesse alla valorizzazione monetaria, in base a  criteri estetici estranei al contesto del materiale in oggetto. Anche  se sono entrambe un atto di dedizione e impegno, una collezione è l’espressione di un insaziabile desiderio di conservazione, e nei  peggiori casi di sfruttamento, della propria memoria e del mate riale che critici d’arte e accademici sostengono sia importante,  mentre un archivio è l’espressione di un insaziabile desiderio  di divulgare la memoria storica di un preciso argomento che  si crede importante per ciò che ha saputo creare nel sociale. Non è stata una bella esperienza cercare sul web qualche  informazione su una rivista rara che non avevamo trovato in  nessuna dei tanti archivi ispezionati, per trovarci davanti una  pagina di eBay con una piccola foto di copertina accanto a uno  stratosferico prezzo di vendita.

La stampa underground, per sua costituzione, non può essere  ingabbiata in schemi puramente economici e autoreferenziali,  è da sempre libera di girare per le strade, come un’urgenza di  esprimere se stessa e di proporre una visione alternativa a quella  del benpensante, con irriverenza, provocazione e una smisurata  dose di solidarietà verso chi prova a ribaltare una situazione di  oppressione di classe. La stampa underground vorrebbe trasformare il mondo radicalmente, a partire dall’economia monetaria.  “Chissenefrega dei pochi spiccioli che mi dai”, avrebbe detto un  hippie di San Francisco a un passante a cui tentava di vendere  una copia della sua rivista: “Qui c’è roba forte. Sesso, droga e  rock’n’roll”. Oppure una femminista degli anni settanta: “C’è  bisogno di una rivoluzione. Il personale è politico”. Un punk  londinese: “Il mondo è una merda. Non c’è più il futuro. Ma  se leggerai queste pagine diventerai pacifista e vegetariano”.  Un cyberpunk con gli occhiali a specchio: “Hackera il sistema,  sennò tra vent’anni ti ritrovi sempre attaccato a un computer  grosso come un pacchetto di sigarette”. Una giovane militante  underground del terzo millennio: “Smettila di stare attaccato  al telefonino. Leggi qua, questa è la realtà”.

Abbiamo perciò scelto di mettere in mostra le fotocopie di  tutte le riviste e fanzine scansionate, per cercare di rispettare il  più possibile il senso divulgativo orizzontale che contraddistingue il rapporto tra chi vende a livello militante e il possibile lettore  o lettrice che prima di comprare sfoglia la rivista.  Inoltre, considerando le immense potenzialità del web,  abbiamo pensato di offrire la possibilità, senza alcun limite,  di consultazione e di ristampa, permettendo anche la rielaborazione grafica laddove pezzi di pagine e testi dell’originale  sono rovinati o sbiaditi dal tempo, proprio come abbiamo  fatto noi durante il lungo lavoro di acquisizione ed elaborazione digitale.
Tutto il materiale raccolto è stato quindi digitalizzato, trasformato in agili file e reso fruibile gratuitamente online, a disposizione di chiunque sul sito archive

Mondo beat n.7 (Milano, 1967)

Un archivio che permette la connessione tra memoria e realtà,  creando quel filo rosso che ci auguriamo possa contribuire a  sviluppare le controculture a venire. Un archivio dove è possi bile scaricare e sfogliare i numeri di “Mondo Beat”, “Pianeta  Fresco”, “Insekten Sekte”, prime riviste underground degli  anni sessanta, per passare ai settanta, con le pagine libertarie  di “Re Nudo” e “L’erba voglio”, con le creazioni psichedeliche  di “Get Ready”, “Hit”, “Puzz”, “Un’ambigua utopia”, e con  gli articoli politici di “Viola” e “Rosso”. Nel settore degli anni  ottanta trovano spazio “FAME”, “Amen”, “TVOR” e tutte le  punkzine del Virus, arrivando agli novanta con “Fikafutura”,  “Tribe”, con il cyberpunk di “Decoder” e “Klinamen”; poi di  lettura in lettura si giunge agli anni duemila con “Towanda!”,  “SpeedDemon”, “SpeakOut”, “il Buco”, per concludere con  le testate dell’ultimo decennio come “MilanoX”, “Strumenti  critici” e “Antitempo” e molte altre ancora.

Il libro
Per realizzare la ricerca, allestire e gestire l’esposizione, il col lettivo Moicana – centro studi sulle controculture si è allargato,comprendendo non solo il comitato scientifico e gli autori e le  autrici milanesi che hanno pubblicato libri con Agenzia X, ma  anche studenti appena laureati con tesi riguardanti le riviste  autoprodotte e altri giovani appassionati.

A loro sono stati affidati i capitoli di questo libro che riguar dano le riviste più rappresentative dei cinque decenni presi in  considerazione; ognuno si è preso cura di scrivere la storia,  raccontare i contenuti e il contesto storico delle varie testate,  dopo aver condotto insieme a noi la lunga ricerca negli archivi  di: Agenzia X, Bloom, Antonio Caronia, Gianni De Martino,  Paolo Finzi, Ignazio Maria Gallino, Matteo Guarnaccia, Lea  Melandri, Primo Moroni, Marco Teatro, Vandalo e molti altri  più recenti. Un cammino che ci ha portato a conoscere nuovi  filoni da esplorare, altre persone da contattare, altre inattese  connessioni per rafforzare le impalcature del nostro studio. In  alcuni casi ci sono state impareggiabili occasioni di incontro tra  le giovani ricercatrici e ricercatori con attiviste e attivisti veterani che li accompagnavano negli armadi e librerie personali,  nei ripostigli e nelle cantine. Chi tirava fuori qualche copia del  suo giornale underground, custodita nello stesso modo in cui  si cura la pelle dell’anima, era felice di raccontare e tramandare il proprio avventuroso viaggio redazionale, illustrando con  aneddoti o vicende personali gli articoli che passavano davanti  ai loro occhi, come se la memoria suscitata dal solo sfogliare di  quelle pagine fosse parte integrante del loro cuore. Chi ascoltava aveva il privilegio di conoscere dal vivo i protagonisti reali  dei loro studi, fare domande, colmare le lacune e svelare i lati  più curiosi e contraddittori delle varie esperienze. I risultati li  potrete leggere nelle pagine di questo libro.

“Rosso”, periodico quindicinale dell’ Autonomia, stampato a Milano negli anni 1975-1979

Durante l’allestimento dell’esposizione sotto la metropolitana  di piazza del Duomo, il gruppo si è attivato, quasi eroicamente,  nella costruzione degli stand e nel creare la scenografia, una vera  e propria impresa considerando l’inesperienza del mestiere, lo  scarso budget ricavato da amici e sostenitori di una raccolta online e le ovvie difficoltà di lavorare in un tunnel nel pieno  centro cittadino. Da qui è nato un team molto affiatato che a furia di accostarsi  a così tanti sogni, lotte e desideri suscitati dal materiale che si  manovrava, è riuscito a trovare il tempo e il luogo giusto per  esprimere il senso dell’utopia, che come diceva Gianni Rodari:  “Un giorno, verrà  riconosciuto tra i sensi umani alla pari con  la vista, l’udito, l’odorato..” 

Qualche giorno prima dell’inaugurazione, abbiamo sistemato  le riviste, in ordine cronologico, sugli scaffali che segnalavano  i cinque diversi decenni, consultando le date, constatando i  diversi stili editoriali, i colori e le differenze dei formati, delle  immagini e degli slogan di copertina. Si è così ricomposta,  pezzo dopo pezzo, la storia della stampa underground milanese  come in un grande e variopinto puzzle. Infine abbiamo stilato il  programma degli incontri pubblici con vecchi e nuovi redattori  delle riviste esposte.

Decoder. Rivista Internazionale Underground (Shake Milano, 1987.1998)

L’entusiasmo del pubblico, le ottime vibrazioni trasmesse da  tutti gli “addetti ai lavori” dell’underground che sono venuti a  trovarci all’esposizione, hanno rappresentato un forte stimolo al  proseguimento della nostra ricerca e nelle settimane successive  si è deciso di proporre un nuovo traguardo con l’ideazione di un  libro. In continuità con il volume precedente, Università della  strada. Mezzo secolo di controculture a Milano che raccoglieva  le testimonianze dei protagonisti delle diverse esperienze controculturali, dai beat ai raver, ora Moicana pubblica L’edicola  che non c’è. La stampa underground a Milano proponendo una  serie di saggi per illustrare al lettore lo svolgersi storico della  produzione a stampa alternativa e autoprodotta. Qui è inoltre  presente un catalogo – il più filologicamente ragionato possibile, nonostante le difficoltà a schedare numeri unici e uscite  estemporanee – delle riviste che sono state esposte (un catalogo  peraltro in incessante via di definizione perché continuano ad  arrivare sempre nuove pubblicazioni..).

Il futuro dell’edicola
“L’edicola che non c’è” vorrebbe continuare il suo viaggio alla  ricerca di nuove e vecchie pubblicazioni, creando altre occasioni  di incontro per condividere idee e informazioni, con l’augurio  di stimolare la formazione di piccole comunità redazionali  autogestite. Con questo progetto Moicana ha espresso una propria esigenza – certamente storica, ma se si vuole anche sentimentale  – di ridare forma e sostanza alle caleidoscopiche esperienze di  stampa alternativa che hanno contribuito, e contribuiscono,  ora sincronicamente, ora diacronicamente, a fornire originali  chiavi interpretative per affrontare in un modo completamente  diverso i tempi presenti. 

“L’antitempo” (2008) , rivista autoprodotta di satira a fumetti

Forti di questa convinzione, contiamo di riproporre la mostra prossimamente nei locali della redazione di Agenzia X e  poi in tutti quei luoghi (italiani o europei) che abbiano la volontà e il desiderio di confrontarsi con le migliaia e migliaia di  pagine redatte dai giovani nel corso di mezzo secolo a Milano,  comparandole con quelle delle proprie città. L’auspicio finale  rimane però quello di trovare una collocazione cittadina non  più temporanea, ma stabile, al nostro archivio materico in modo  che chiunque sia interessato, per studio, passione o solo svago,  alle produzioni su carta del vasto arcipelago dell’underground,  possa contare su un’esposizione permanente. 


A differenza di quanto ormai avviene in altre nazioni da  anni, in Italia manca ancora la consapevolezza di ciò che l’underground e le controculture rappresentano, un patrimonio  fondamentale per comprendere l’evoluzione di una società  sotto molti punti di vista, e per questo motivo il loro lascito  deve essere salvaguardato, al di là di ogni soggettivo giudizio di  valore, con musei, esposizioni, corsi universitari e molto altro.  
Proprio per cercare di colmare questo vuoto, dopo la mostra,  Moicana propone ora il libro che avete in mano, e che vi condurrà a scoprire, ma più probabilmente a riscoprire, passaggi  fondamentali della vostra traiettoria esistenziale, rimasti impressi  in maniera imperitura sulla carta stampata. 

Buona lettura e restate sintonizzati per le altre iniziative  collegate all’“Edicola che non c’è”.