Luigi Marinelli / Il senso della Polonia per la verità

Luigi Marinelli, Rapporto sulla verità assediata, Luiss University Press, pp. 316, euro 16,00 stampa, euro 5,99 epub

Vittima di una collocazione geografica per molti versi infausta, schiacciata fra le mire di realtà politiche e dittatoriali più forti di lei, la Polonia ha subito una storia particolarmente tormentata, foriera di uno sviluppo intellettuale altrettanto notevole. Cancellata dalle mappe fra il 1795 e il 1918 e in seguito fagocitata dall’enorme macchinario dell’Unione Sovietica, la nazione polacca ha sviluppato una spiccata sensibilità nei confronti del vero. Partendo da una conoscenza approfondita di queste tematiche Luigi Marinelli, nel suo libro Rapporto sulla verità assediata, definisce le coordinate di un ambito culturale che per lungo tempo ha alimentato una luce nel bel mezzo della tenebra. La dicotomia fra l’idea polacca, legata a una società di uomini liberi, e quella russa, segnata dal terrore e dalla tirannia, definisce il pensiero di Adam Mickiewicz.

Le grida dei popoli oppressi chiedono una nuova incarnazione della verità. Il romanticismo letterario rifiuta qualsiasi imposizione dottrinaria per farsi azione. Come Lord Byron si schierò contro il dominio ottomano e trovò la morte in Grecia così lo scrittore polacco, seppure non più giovanissimo, vagheggiò una improbabile spedizione in Crimea per fronteggiare l’esercito russo. Territori contesi, adesso come allora. I suoi slanci libertari prefigurano l’europeismo contemporaneo, mai come oggi minacciato. Il suo utopismo messianico trova degno successore in Cyprian Kamil Norwid, autore ingiustamente negletto il quale pone alla base della propria poetica il rapporto fra verità e bellezza. Nelle sue poesie randagie enuncia una donchisciottesca lotta contro la menzogna. In quest’ottica Mickiewicz e Norwid trascendono la limitata realtà della Polonia oppressa, confezionando un messaggio destinato all’umanità intera.

Partendo da queste premesse, Marinelli ricostruisce l’evoluzione della cultura polacca tramite alcuni dei suoi più illustri rappresentanti. Riflessioni filosofiche non appesantiscono il discorso, ma chiariscono il contesto all’interno del quale il concetto di verità viene analizzato, sezionato in tutte le sue componenti più minime. Ci addentriamo nelle prospettive di Leopoli e nei paesaggi della Galizia orientale, luoghi di confine particolarmente tormentati ma fecondi di pensiero. Agglomerati urbani che ospitarono personalità di particolare rilievo per la storia polacca, costrette a emigrare dopo l’annessione di tali territori all’Unione Sovietica. La scure dello stalinismo castra il libero pensiero. Chi non si adegua alla dottrina imposta dall’alto viene costretto a tacere: “il silenzio degli oppressi”, per usare un’espressione di Izydora Dąbska, nel quale c’è molta più verità che nelle espressioni verbali preconfezionate.

Lavoro e libertà si fondono nel fecondo seminario di Leopoli. Città di confine, dicevamo, nella quale il problema della verità diviene vero e proprio interrogativo identitario. Cosa significa nascere o studiare in un luogo destinato a essere eternamente conteso, a passare di mano in mano attraverso violenti stravolgimenti? La città di Leopoli diede i natali anche ad Adam Schaff, teorico del marxismo in Polonia e voce ufficiale del regime. Domina la posizione del partito, il presunto interesse del proletariato. La manipolazione delle masse e la soppressione del dissenso trovano in tale contesto ampia giustificazione. Dalla filosofia alla letteratura. Witkiewicz teorizza il concetto di paura in un’Europa che si sta consegnando ai nazionalismi più nocivi e alle più sanguinose dittature. Figura proteiforme, capace di frantumare la struttura del romanzo in senso avanguardista, lo scrittore vede nella perdita del senso metafisico l’eclissi del pensiero critico. Il tema del doppio permea il suo capolavoro, Insaziabilità, nel quale risalta l’estremo cinismo del consorzio umano. Alla frammentazione dell’atto narrativo corrisponde la frammentazione del sé, che è centrale anche in Witold Gombrowicz. La poetica dello sberleffo mira alla caduta delle maschere sociali. La società massificata deforma la verità.

I milioni di menti ignoranti di cui parla Gombrowicz sono oggi ancor più attuali, in un’epoca dominata dai social media, potenti veicoli di notizie false diffuse ad arte, con tutte le conseguenze che questo comporta. Secondo Bruno Schulz e Tadeusz Kantor bisogna “maturare verso l’infanzia”, unico luogo nel quale è possibile attingere alla verità. Particolare attenzione viene dedicata alla letteratura concentrazionaria, con l’analisi di testi di Czapski, Wat e Grudziński che approfondiscono il tema della menzogna nei regimi totalitari. Il potere falsifica il passato, il presente e anche il futuro. Il suddito, ormai totalmente asservito, non riesce più a distinguere fra realtà e finzione. Si giunge, ad esempio, al paradosso per cui persino le vittime del regime sovietico continuano a credere nella verità della rivoluzione bolscevica. Argomenti di perturbante attualità.

L’analisi di Marinelli spazia in diversi ambiti culturali. Troviamo così il compositore Witold Lutosławski, il quale concepiva la musica in senso etico, quale espressione della propria verità interiore contro ogni costrizione esterna.  Anche la figura di Karol Wojtyła entra nella disamina in quanto artefice della “lotta vittoriosa contro la menzogna dell’ideologia”, e di quella ben più ardua contro il relativismo contemporaneo. Nella sua visione, fede e ragione innalzano l’uomo verso la verità. Marinelli non manca di evidenziare anche i lati oscuri del suo pontificato, edificando un quadro complesso e fecondo di riflessioni per il lettore attento. Una verità sempre opinabile anima le pagine di Kapuściński, viaggiatore e testimone di narrazioni sempre diverse e a volte discordanti. La verità impossibile, allora, coincide con l’ascolto sensibile dell’altro, con l’empatia verso la sofferenza umana, in particolare in contesti di guerra.

Marinelli scardina l’illusione della vicinanza fra gli uomini, fittizia nel mondo di internet. In realtà la tecnologia sta minando le basi della convivenza umana, e le sempre più forti conflittualità nel mondo lo testimoniano. Un libro ricco, complesso, stimolante, colmo di riflessioni sul linguaggio, sulla tecnologia, sui media, sull’intelligenza artificiale di cui il lungimirante Stanisław Lem, nel lontano 1964, già intuiva le insidie. Il titolo del volume allude a quel Rapporto dalla città assediata di Zbigniew Herbert nel quale si rifletteva sulle verità in mano ai potenti e precluse agli ultimi. Il labirinto caotico della contemporaneità rischia di precipitare l’umano nell’orrore. Sull’orlo del baratro ci aggrappiamo ai concetti di libertà e verità. La loro definitiva eclissi rappresenterebbe la fine.