19 Settembre, 2021

Manga dell’orrore

Hideshi Hino, Oninbo, tr. M. Piovan, In Your Face Comix Edizioni, pp. 200, euro 16,00 stampa

L’orrore è un emisfero dell’immaginario che in Giappone ha trovato da secoli una terra fertile più che in altri paesi. Le radici dell’inquietante in letteratura e arti visive sono molteplici e affondano nel primo medioevo (addirittura nel Kojiki, il primo testo letterario giapponese che ci sia giunto). L’attrazione per il mostruoso è rintracciabile nella tradizione folklorica, popolata di innumerevoli spiriti e creature (gli yokai). Per arrivare ad anni più vicini a noi, sono davvero incalcolabili le opere grafiche, narrative e cinematografiche che hanno spinto sempre più in là il concetto di perturbante. Nell’arte pittorica e letteraria è fondamentale il movimento ero guru (da erotic-grotestque) ovvero una commistione di tematiche erotiche con il grottesco e il mostruoso. Celebri sono alcune opere di Hokusai riferibili al movimento ero guru che rappresentano donne possedute sessualmente da enormi piovre. In letteratura un nome conosciuto anche in occidente è quello di Jun’ichirō Tanizaki.

Insomma, è importante capire, approcciandosi a qualunque espressione contemporanea dell’orrore in Giappone che le radici di questo genere affondano fin nel cuore della cultura del paese.

Con questo in mente è più facile apprezzare e comprendere anche la produzione fumettistica degli ultimi decenni in Giappone. Sto parlando di autori come Shigeru Mizuki, Kazuo Umezu, nati prima della Seconda guerra mondiale e Hideshi Hino, Suehiro Maruo, Junji Ito e Shintaro Kago nati successivamente al conflitto.

Hideshi Hino, autore della serie Oninbo è nato nel 1946 in Cina da una famiglia di immigrati giapponesi. Dopo aver esordito nel 1967 per COM, la rivista sperimentale di Osamu Tezuka, ha messo a fuoco il panorama di un mondo d’incubo fatto di creature assurde e mostruose, cadaveri e assassini a partire dal 1971. È autore di alcuni manga di rara potenza, di estrema crudeltà e al contempo di struggente umanità come Bug boy (1982), Visione d’inferno (1984) e Hell baby (1987). Visione d’inferno per molti anni è stato l’unico suo fumetto tradotto in Italia, uscito nel 1992 per l’intuizione di Daniele Brolli e la sua Telemaco. Ora è reperibile nelle edizioni Dynit insieme agli altri due titoli citati. La latinense In Your Face Comix, già avvezza al genere manga horror ed ero guru avendo pubblicato Solo un uomo di Hayami Jun e Nekome Kozō (Cat Eyed Boy) di Umezu Kazuo pubblica ora Oninbo in due volumi dalla bella grafica e ottimamente curati (il secondo in uscita), ed ha già annunciato la pubblicazione di altre opere di Hideshi Hino: Black Cat (1980), Mandala (1982), Red Snake (1983), Living Corpse (1986).

Oninbo (Jigoku mushi wo kuu! Oninbo), serializzata nel 1987, nonostante il consueto gusto per la crudeltà e la mostruosità è forse meno estrema e angosciante di altre sue storie ma non per questo trascurabile. Qui Hideshi Hino narra di un bambino mostruoso che si nutre di insetti infernali, animali demoniaci che vivono all’interno del cuore degli uomini e si ingozzano delle angosce e delle paure che vi albergano. Oninbo è crudele. Il suo obiettivo è ingrassare quegli insetti a forza di paura, di conseguenza si dedica alla costante vessazione degli esseri umani che ospitano quegli insetti provocando allucinanti visioni attraverso le sue capacità psichiche. Portato al giusto peso l’insetto, Oninbo se ne nutre liberando di conseguenza l’uomo dalle sue angosce, interpretando paradossalmente un ruolo positivo. Il tratto, in un rigorosissimo ma esplosivo bianco e nero, è come sempre indimenticabile. Le espressioni di terrore e di sofferenza sono indimenticabili e la matericità dei violenti chiaroscuri è straordinaria al punto di comunicare un senso di tridimensionalità, come se si avesse a che fare con deformi miniature.

Lo spunto degli intrecci, al di là dell’apparente facilità del plot, nasconde uno sguardo approfondito sulla sofferenza della vita quotidiana e sull’inferno della normalità. Da sempre cantore del diverso che lotta per sopravvivere alla crudeltà umana, anche in queste storie ci consegna numerosi ritratti dolenti di vite difficili e di piccoli, grandi inferni.

Hino ha anche diretto due film della controversa serie splatter Guinea Pig nel 1985 e nel 1988: il secondo episodio Flower of Flesh and Blood (nel quale recita anche) e il quarto, Mermaid in a Manhole. Inoltre ha prodotto una serie di sei film, Hideshi Hino’s Theater of Horror, tratti dai suoi manga.

Da vent’anni Hino ha lasciato il fumetto per dedicarsi all’insegnamento dell’arte del manga presso due università giapponesi. Gli appassionati saranno contenti che una casa editrice piccola ma agguerrita e votata all’underground si dedichi ad uno degli autori più potenti che si siano mai dedicati alla visualizzazione dell’orrore e alla narrazione del perturbante.

Grazie a In Your Face Comix il viaggio nell’orrore giapponese continua…