22 Gennaio, 2022

Margherita Pascucci / Pensiero e filosofia di Dacia Maraini

Margherita Pascucci, Il tempo tessuto di Dio. Ritratto filosofico immaginario di Dacia Maraini in vari atti, Il ramo e la foglia edizioni, pp. 192, euro 15,00 stampa

L’interdipendenza tra letteratura e filosofia, da sempre legate a doppio filo dalla comunanza dei temi e dalla divergenza degli approcci, si sta oggi ridefinendo attorno a una riscoperta sinergia, a cui attingono da un lato filosofi contemporanei che rintracciano nella narrazione un potente strumento di conoscenza – oltre che una modalità per raggiungere un pubblico più vasto attraverso il linguaggio delle storie, in apparenza più accessibile di quello puramente concettuale –, mentre dall’altro sempre più scrittori esplorano in letteratura la necessità di comunicare attraverso la narrativa una propria idea di mondo, quindi di filosofia.

Nel solco di questa rinnovata connessione si situa l’opera della filosofa Margherita Pascucci, Il tempo tessuto di Dio. Ritratto filosofico immaginario di Dacia Maraini in vari atti (che inaugura la collana “Saggi” delle edizioni Il ramo e la foglia), la quale esplicitamente dichiara in apertura: “In questo scritto ho cercato di far incontrare letteratura e filosofia. È un incontro antico, i primi filosofi erano poeti. Purtroppo nel tempo le due modalità del pensiero e del sentire si sono separate, si sono irrigidite in discipline […] Il mio intento è stato provare a trascrivere quel di più che nasce da questa comunanza, qualcosa di nuovo, inaspettato, che non appartiene né all’una né all’altra ma si sporge in un territorio nascente”.

Pascucci immagina un dialogo filosofico con Dacia Maraini, dal quale possa emergere il sistema di pensiero sotteso alle opere dell’autrice di La lunga vita di Marianna Ucrìa. Dall’idea di Dio alla politica, dall’amore al concetto di tempo, il libro è anzitutto un’esplorazione che si manifesta in una polifonia di voci: le citazioni dirette dei personaggi delle opere di Maraini dialogano tra loro trasversalmente, attraverso scritture ed epoche diverse, e creano la trama di una conversazione più ampia, che include uno scambio aperto con i filosofi di riferimento di Margherita Pascucci, in primis Spinoza, ma anche con pensatori contemporanei come Deleuze e Guattari.

Il tempo tessuto di Dio si configura come un’architettura stratificata del pensiero proprio dell’autrice, che ha la sua base nel corpus letterario di Maraini, e al contempo come una sorta di tracciato per un’opera teatrale immaginaria che dal testo scritto lasci spazio a un’improvvisazione creativa che trascina il lettore, il quale sentirà nascere una correlazione non solo tra i due ambiti di ricerca dichiarati (letteratura e filosofia) ma anche tra filosofia e musica, letteratura e cinema, poesia e politica. Pascucci, pur rispettando uno “schema” ripetitivo che dà il ritmo all’opera (ogni capitolo è suddiviso in quattro parti distinte: lettera, saggio, dialogo, tratto) traccia una sorta di percorso aperto che coinvolge le diverse espressioni del sentire e del pensare, abbattendo con grazia stilistica ogni barriera disciplinare.

Se quindi il saggio è innanzitutto un grande omaggio alla “prosa di poesia” di Maraini, grazie al quale impariamo a conoscere più a fondo l’opera della scrittrice, innamorandoci ancora una volta della forza delle sue parole scolpite, da esso affiora anche, in modo umile e quasi per sottrazione, un pensiero critico-filosofico autonomo e originale, che invita innanzitutto all’ascolto, all’apertura e all’accoglienza, un pensiero che attraverso un’inedita lettura filosofica ci aiuti a “liberare quell’inconscio che è imprigionato dentro di noi dando vita e voce al sentire dell’immaginazione. Un’immaginazione che pensa il mistero e in modo gioioso, lirico, porta alla luce l’inespresso, il sommerso”.

Quella di Pascucci che legge Maraini è un’“etica dell’immaginazione” che riesce a farci divenire altro da noi: se impariamo a sospendere l’impulso a incasellare ogni informazione prima ancora di averla processata, saremo allora in grado di far emergere i significati più profondi, potentemente creativi della realtà – nella sua doppia veste di trasparenza e inconoscibilità –  aprendo così la strada all’imprevisto intrecciarsi di nuove complessità, di nuove chiavi interpretative della nostra storia e del nostro presente.