María Luisa Bombal / Una scrittura indefettibile

María Luisa Bombal, L’ultima nebbia. Opere complete, tr. di Francesca Lazzarato, Sur, pp. 228, euro19,00 stampa, euro 9,99 epub

Volendo fin da subito giocare con il titolo del libro, le Opere complete della scrittrice cilena María Luisa Bombal (1910-1980) – ora tradotte in italiano per l’esperta cura di Francesca Lazzarato – mirano a dissipare “L’ultima nebbia” che ancora avvolgeva una preziosa voce del Novecento latino-americano. Di questa nebbia aveva già fatto esperienza l’ispanista italiano Angelo Morino, che aveva raccontato delle sue difficoltose ricerche sulla vita e sull’opera di Bombal in un libro di Sellerio del 2009, dal significativo titolo Quando Internet non c’era. Il volume pubblicato da Sur colma adesso questa lacuna, almeno a livello di traduzione e diffusione editoriale italiana, offrendo in poco più di duecento pagine l’opera completa (o quasi, come spesso accade, ma per effetto dell’esclusione di episodi e testi comunque trascurabili) dell’autrice, accompagnata da uno scritto dell’epoca di Jorge Luis Borges.

La firma di uno degli scrittori latinoamericani entrati di diritto nel cosiddetto “canone occidentale” non è una semplice autorizzazione, che avrebbe altrimenti un carattere indiscutibilmente paternalista, ma ha anche il pregio di sottolineare una volta di più le grandi qualità formali della scrittura di Bombal, peraltro condensate in pochi testi, disseminati nell’arco di tutta una vita. Come “Avvolta nel sudario” – romanzo breve incluso anche in questa edizione, e divorato da Borges “in un pomeriggio” al tempo della prima pubblicazione, nel 1938 – anche gli altri testi antologizzati di Bombal risultano “indefettibilmente in salvo dai vari e indefettibili rischi” che Borges temeva di riscontrare nella propria lettura.

A risaltare è infatti una scrittura sempre appassionata e passionale – con occasionali punte melodrammatiche, dove l’intensità lirica della lingua finisce per eccedere rispetto al pathos, già alto, della narrazione – che prende frequente avvio da relazioni amorose più o meno convenzionali, ma intrecciandovi spesso una dimensione esistenziale più ampia (intenzionalmente indicata anche dalla scrittrice in vari passaggi, e non solo in modo consolatorio, come un orizzonte più vasto). Inoltre, sono vari gli accenti gotici e soprannaturali che costellano il testo, ma senza che questo possa giustificare il riferimento tradizionale, e tradizionalmente semplificante, alla letteratura latino-americana del boom e del cosiddetto “realismo magico”.

In effetti, se la mescolanza, magari incontrollata, di elementi realistici e sovrannaturali era stata elencata da Borges tra i “vari e indefettibili rischi” che la scrittura di Bombal poteva correre, un episodio come il prolungamento antinaturalistico della narrazione dopo la morte biologica, in “Avvolta nel sudario”, rivela invece un magistrale controllo tecnico e si propone come possibile antesignano di una situazione narrativa a tratti analoga (mantenendo i dovuti distinguo di fondo) che si ritroverà nel successivo e più famoso Pedro Páramo (1955) di Juan Rulfo.

I moventi profondi della scrittura sembrano tuttavia essere ancora altri. Come si legge a un certo punto, «Ah, se gli uomini sapessero quel che c’è sotto di loro, non troverebbero così semplice bere l’acqua delle sorgenti! Perché tutto dorme nella terra e tutto si risveglia dalla terra»: l’angoscia esistenziale della morte si risolve in una sorta di panismo, cui le soggettività femminili che costellano i vari testi risultano spesso più affini. Questo, tuttavia, non appare tanto come la riproposizione di un antico stereotipo riguardante la naturalità, spontaneità o anche istintività femminile, quando come capacità di esercitare una più profonda comprensione del rapporto degli esseri umani con la natura.

Non potrebbe essere diversamente, del resto, per un’autrice che, dopo un periodo parigino spesso obbligatorio per l’intellettualità latino-americana del periodo, ha vissuto anche a Buenos Aires negli anni Trenta, incontrando non solo Borges, ma anche Norah Lange (autrice del prologo dell’edizione del 1938 di “Avvolta nel sudario”), Victoria Ocampo e altre importanti autrici del periodo. Lo sguardo che Bombal affinò attraverso queste relazioni non è forse “femminista” nei vari significati dati al termine a partire dal secondo Novecento – né la fugace presenza di un “uomo oggetto” nel primo romanzo breve dell’antologia, “L’ultima nebbia”, può davvero corroborare un’interpretazione del genere –, ma è sicuramente quello di un’autrice dalla scrittura solidissima, per quanto non prolifica, anzi appunto “indefettibile”, con una visione delle relazioni umane e del mondo che oggi resta dunque importante riscoprire.