27 Ottobre, 2021

Uno sforzo non banale per attraversare il testo

Matthew McIntosh, ilMistero.doc, tr. Luca Fusari, Il Saggiatore, pp. 1600, euro 39,00 stampa

Questo ponderoso volume dello statunitense Matthew McIntosh, nato nel 1977, si inserisce in quel filone di pubblicazioni, non proprio nutrito, che basa la propria fortuna editoriale sulla forma fisica del libro — e che per questa ragione soffre oltremisura nella versione eBook, con soddisfazione dei feticisti della carta e dei suoi acari. Si trova dunque in compagnia di due predecessori che in anni recenti hanno avuto una certa visibilità nelle librerie: in una possibile classifica per risultato, ilMistero.doc distanzia di alcune lunghezze Casa di foglie di Danielewski e si colloca più in alto, molto vicino a S. La nave di Teseo di Abrams & Dorst, per ora la più interessante di queste operazioni.

Matthew McIntosh, ilMistero.docA proposito di Casa di foglie, il critico Espen Aarseth ha coniato per Danielewski la definizione di “letteratura ergodica”, dal greco ergon odos, sentiero di lavoro, secondo un criterio più fisico che contenutistico: “Nella letteratura ergodica è necessario uno sforzo non banale per consentire al lettore di attraversare il testo. Se ‘letteratura ergodica’ ha un senso come concetto, deve esistere anche una letteratura non-ergodica, in cui lo sforzo di attraversare il testo è banale, senza responsabilità extranoematiche del lettore tranne eccetto (ad esempio) il movimento degli occhi e la rotazione periodica o arbitraria di pagine.” (Espen J. Aarseth, Cybertext)

Con extranoematico Aarseth intende un evento che si verifica al di fuori dei confini del pensiero. Dal canto suo, lo stesso Danielewski ha voluto fornire una propria definizione: “Segniconico = segno + icona. Piuttosto che impegnare quelle facoltà testuali della mente che richiamano il linguaggio visuale o quelle facoltà visive che richiamano il linguaggio, il segniconico coinvolge simultaneamente entrambi per mitigarne i significati e quindi raggiungere una terza percezione non più dipendente dal segno e dall’immagine, per richiamare un mondo in cui la mente non gioca alcun ruolo.” (dal blog The Familiar, dedicato alla lunga saga omonima di Danielewski).

Gli obiettivi di McIntosh sono però più ambiziosi e meno epidermici. Il testo di questo romanzo appare fortemente destrutturato, in primo luogo per una frantumazione visuale tramite procedimenti tipografici: pagine vuote, oppure occupate da una sola frase che galleggia nel bianco, o trapuntate di segni grafici ripetitivi, o ancora brevi sequenze di fotografie scattate dall’autore, nonché fermi immagine di film in bianco e nero. In secondo luogo, mentre Casa di foglie è una narrazione tutto sommato tradizionale, lineare, qui il contenuto appare smontato, scollegato da elementi che permettano di comprendere il contesto. Esiste una sola narrazione sequenziale, piuttosto scarna, la storia di un uomo che si ritrova senza identità e senza memoria, mentre chi lo circonda sostiene che sia uno scrittore con un romanzo-mondo in lavorazione da anni. Nel computer che trova sulla “sua” scrivania, rinviene un breve file intitolato ilmistero.doc che non può però essere il risultato di anni di lavoro.

Nelle quasi 1600 pagine (ma non è così lungo da leggersi, a causa dell’impaginazione) si susseguono frammenti di testo, anche lunghi, che seguono diverse linee narrative; quasi tutti sembrano trascrizioni di conversazioni telefoniche, precedute da un titolo di file: richieste di aiuto dalle Twin Tower durante l’attentato del settembre 2001, oppure le reazioni quasi comiche di un software che gestisce offerte commerciali sul web, e con il quale si trovano a interagire potenziali clienti che sembrano unicamente determinati a comprendere se parlano con un’intelligenza artificiale o una persona. Non basta, c’è di tutto in questo che ambisce al ruolo di romanzo-mondo: c’è McIntosh stesso, la morte per cancro del padre, e giovani donne scomparse nel nulla, la nascita di una bimba prematura, e ancora molto altro. L’utilizzo di immagini fotografiche, grazie alla diminuzione dei costi tipografici, ha fatto irruzione nella fiction: qui il suo utilizzo è funzionale e molto simile a quello dello straordinario Austerlitz di W.G. Sebald, solamente più scollegato dal contesto. La successione di pagine occupate da una sola foto agevola la costruzione di un’atmosfera; la sola lettura del testo, così “esploso”, così significativo solo a un micro livello ma non nell’insieme generale, e limitato a una nuda “trascrizione”, produrrebbe un effetto diverso.

Non so se in futuro una parte della letteratura seguirà la strada esplorata da McIntosh, ma questo romanzo è un esperimento interessante: una forma sperimentale per un testo che in fondo sperimentale non è.