Platone, Sofocle, Tucidide: la parola agli antichi

Carlo Galli, Platone. La necessità della politica, il Mulino, pp. 188, euro 14,00 stampa, euro 9,99 epub
Enrico Testa, Sofocle. La solitudine di Filottete, il Mulino, pp. 184, euro 14,00 stampa, euro 9,99 epub
Luciano Canfora, Tucidide e il colpo di Stato, il Mulino, pp. 320, euro 16,00 stampa, euro 11,99 epub

Filosofia, tragedia, storiografia: le molteplici facce che compongono il pensiero greco, determinandone lo spessore e la potenza, il radicamento profondo nel tempo e nel ventre in cui esso è stato concepito e, allo stesso tempo, la capacità di valicarne i limiti, rivolgendosi con inesauribile empito a secoli futuri e a latitudini altre.

La voce degli antichi, collana felicemente inaugurata lo scorso anno dalla casa editrice il Mulino, coglie proprio questo aspetto nodale del classico e, attraverso la guida di studiosi autorevoli, intende contribuire al dibattito pubblico sui temi urgenti dell’attualità a partire dai grandi testi del passato, con un commento in grado di evidenziarne la lezione ancora valida per l’oggi.

In Platone. La necessità della politica, per esempio, Carlo Galli ribadisce con vigore la centralità del lascito di Platone per l’Occidente, non tanto come paradigma incontestabile, ma come irrinunciabile esortazione all’esercizio del pensiero – ché la vita non può tradursi solo in esaltazione o miseria, anzi deve irrobustirsi e fiorire intorno alla consapevolezza e all’impegno. Leggere la Repubblica, per l’autore, equivale a ritrovare il coraggio fondamentale per uscire “dalla caverna dei ciechi desideri, delle cupe passioni, della finta libertà”. Ecco perché, dopo aver sfogliato queste pagine sul rapporto tra politica e filosofia, tra contingente e assoluto, tra città e anima, non ne avremo certo ricavato la ricetta infallibile per una proposta politica attuabile, ma avremo inquadrato i termini della sfida – tuttora aperta – che ci attende per non soccombere dinanzi all’ingiustizia della storia.

Una vittima della furia degli eventi è senz’altro Filottete, il guerriero acheo abbandonato su un’isola deserta dai suoi compagni, disgustati dalla ferita immedicabile che lo costringe a emettere continui lamenti. In Sofocle. La solitudine di Filottete, con la bussola puntata da Enrico Testa, ci addentriamo nella lettura di questa tragedia in cui non scorre sangue e dove non sono solo due visioni del mondo a scontrarsi senza possibilità di conciliazione: la complessità che alimenta la struttura deriva infatti dal confronto dialettico tra le voci dei tre protagonisti (Filottete, condannato a una solitudine violenta e immeritata; Odisseo, astuto approfittatore che con le armi della parola cerca di blandire il debole per farsi restituire l’arco di Eracle, essenziale per la vittoria achea; Neottolemo, giovane figlio di Achille, titubante tra le ragioni della compassione e quelle della fedeltà alla causa più grande). L’intervento del dio, risolutivo per gli antichi, non basta tuttavia a sciogliere quei nodi che per noi moderni restano insoluti e continuano anzi a pungolare la nostra inquietudine, sollecitando una riflessione inderogabile sulla parte che scegliamo di ricoprire all’interno della società.

In questo ideale percorso di consapevolezza sul nostro ruolo di cittadini, è estremamente significativo prestare ascolto, infine, alla voce del padre della storiografia scientifica: in Tucidide e il colpo di Stato, Luciano Canfora ricostruisce una verità a lungo negata dalla filologia, ovvero il coinvolgimento dello storiografo nel cruento esperimento oligarchico che portò nel 411 a.C. al tracollo dell’impero ateniese. L’unica descrizione antica di questa ampiezza di un complotto e di un colpo di stato si deve dunque alla testimonianza diretta dell’autore, che poté raccontare la rivoluzione in presa diretta, da un punto di vista interno e quanto mai privilegiato per restituire trame e segreti altrimenti impenetrabili. “Lo storico avverte e concettualizza il movimento reale, cioè il cambiamento, ed è proprio per questo che, nell’azione, si divarica dal rivoluzionario. Anche quando, sul piano dei valori, la pensa alla stessa maniera.”

Lo spessore delle riflessioni sollevate e la vastità degli scenari che esse aprono contribuiscono ad accrescere il valore dei volumi de La voce degli antichi, il cui plus è rappresentato senz’altro dall’incontro finale con il testo antico, proposto sempre in traduzioni accessibili. Spaziando tra temi e sollecitazioni, senza mai ricorrere a una superflua attualizzazione dei classici, l’operazione editoriale convince per la sua sobrietà e per la pregevole cura.

 

 

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