Mauro Covacich / La disperazione della classe media

Mauro Covacich, Lina e il sasso, La nave di Teseo, pp. 272, euro 20,00 stampa, euro 11,99 epub

Lina è un puntino luminoso che si muove fra le pagine. È una bambina diversa, probabilmente down, si dimentica di usare gli articoli ma le sue parole sono semplici e limpide, trasmettono la freschezza del mondo appena scoperto. Lina fa fatica a fare i compiti, a concentrarsi, a fare astrazioni; a scuola qualcuno la chiama mongolina, ma le amiche condividono con lei le prime emozioni e le prime esplorazioni sessuali. Quello che piace di più a Lina è ascoltare le storie. Soprattutto quelle che le racconta Max, il compagno della madre, sulla strada di ritorno da scuola: la storia della zuppa di sasso e degli animali che si trovano tutti insieme a tavola è la sua preferita, se la fa ripetere uguale tutti i giorni e se potesse anche più di una volta al giorno. Lina ha intatta l’innocenza e soprattutto la meraviglia di fronte al mondo.

Che contrasto con sua madre, imprigionata in un lavoro che magari amerebbe anche ma nei fatti detesta: Elena è fisioterapista in un club di tennis esclusivo, detesta i suoi clienti ricchi e malandati ma assetati di vita, li detesta fisicamente eppure li deve toccare e manipolare. Elena è separata e si è dovuta trasferire alla periferia di Roma, e non riesce a perdonare l’ex marito per averle imposto questo cambiamento. La sua rabbia si estende al nuovo compagno Max, che sta ingrassando e che anche se contribuisce da tutti i punti di vista al ménage famigliare non è quello che Elena si era immaginato. Ma pure il mondo intero è insopportabile, così che Elena finisce per trovare sfogo, e un piacere perverso, nel rigare con le chiavi del motorino il Suv lussuoso e nuovissimo con cui si trova a condividere il traffico.

Un unico rapporto sembra essere ancora carico di affetto e tenerezza, e non è quello con Lina. Elena ama Lina ma non riesce ad affrontarne la condizione speciale con naturalezza, sembra seguire con impazienza e insofferenza le indicazioni, immaginarie o reali, di psicologi e assistenti sociali. Il rapporto di affetto e tenerezza è quello con la madre pressoché immobilizzata, che riceve ogni giorno un enorme mazzo di rose rosse ma non vuole dire da chi, che ritrova il piacere di vivere solo nella sigaretta fumata alla finestra. Con lei Elena diventa contemporaneamente madre e figlia, condivide ricordi, confessa i suoi sogni, e si scioglie appena.

E che dire di Carlotta, l’ex compagna di Max, giornalista colta e di successo di giorno, in cerca di sesso di notte. Un sesso sempre più estremo ma sempre asettico, sotto falso nome e falsi gusti. Carlotta arrabbiata per aver perso Max e per non riuscire a perdonarlo o a dimenticarlo. E Max? Max è quell’uomo che con Lina è dolce e gentile, paziente e protettivo. Che appena uscito di casa va a mangiarsi un panino con la porchetta. Che scriveva, ma ora passa le giornate a camminare perché non riesce più a scrivere. Che finisce per dedicarsi a insultare sui social Carlotta, ex amata abbandonata e rimpianta. Come se la sua parte oscura, cupa e terribile dovesse trovare una via d’uscita, non importa se devasterà tutto.

Con quanta onestà e quanta crudezza Mauro Covacich ci mette di fronte alla realtà. Una realtà che preferiremmo non vedere: perché quand’è che il sesso è stato separato dall’amore in un modo così radicale da diventare un puro esercizio fisico o uno spazio di potere? Quand’è che il cibo non è più nutrimento e cura e piacere, ma un dovere faticoso, oggetto di contabilità ossessiva? Quando essere genitori è diventato una questione di precetti psicologici, formule meccaniche che hanno soppiantato l’affetto e la premura? Quando gli unici atti di libertà e di espressione sono diventati rigare un Suv di lusso o insultare sui social? Quando la classe media, quell’insieme eterogeneo di individui con una professione, una certa cultura, un reddito ragionevole, ha smesso di guardare il resto del mondo e si è chiusa nel suo scontento e nel suo magone?

Dovremmo ripercorrere la storia, del nostro paese e degli altri paesi, quantomeno dell’Europa, e scomodare il turbocapitalismo, la globalizzazione, la polarizzazione degli interessi, le diseguaglianze estreme, lo sfaldamento delle piccole comunità a favore di una società liquida in cui ognuno è sempre più solo, unico responsabile dei propri errori o anche solo delle proprie insoddisfazioni. E sicuramente troveremmo profonde ragioni sociologiche e complesse. Oppure potremmo ascoltare Lina e quella sua risata canterina. Guardare Lina e vedere tutto come nuovo, e quindi interessante e sorprendente. Seguire Lina e darci delle possibilità. Lina, quel puntino luminoso che si muove tra le pagine, davvero potrebbe diventare la salvezza.

 

 

Articolo precedente