Roberto Cotroneo / Eco e Umberto

Roberto Cotroneo, Umberto, La nave di Teseo, pp. 160, euro 16,00 stampa, euro 9,99 epub

L’occasione di vivere un momento di improvvisa e profonda comprensione, con una chiarezza inaspettata che cambia la percezione di sé stessi, degli altri o del mondo. Ecco quello che sono le “epifanie”. E di epifanie è pieno il racconto che, a dieci anni dalla morte, Roberto Cotroneo fa di Umberto Eco e della sua relazione con quello che esplicitamente chiama “maestro”. Il libro ha per titolo un giustificato e confidenziale Umberto. Cotroneo lo inizia in modo discreto e prudente, come è nel suo stile di vita e nel suo carattere. Ci descrivere la grandezza di Eco e le persone-chiave che ne hanno accompagnato il lavoro e il successo mondiale. Prima di tutti, Mario Andreose, editor, agente e curatore editoriale di Eco. Andreose è uomo di grande esperienza nel mondo dei libri, uomo gentile, mite e paziente quanto Eco fosse invece brusco e irrituale, anche se molto simpatico. La coppia rimarrà indivisibile per sempre.

L’impresa di Cotroneo non è facile perché, prima di morire, Eco aveva diffidato tutti dall’allestire cerimonie, celebrazioni, artifici retorici, biografie e via dicendo. Non solo, ma come tutti sanno, Eco era filosofo, medievista, semiologo, saggista di divulgazione e di accademia, infine scrittore (vinse il premio Strega nel 1981 con Il nome della rosa e poi pubblicò altri sei romanzi). Spaziava dai romanzi rosa ai codici medievali con grande disinvoltura, ma non mescolava mai i due generi come credono oggi alcuni, in modo molto superficiale.

Uomo erudito e molto eclettico, era uomo assai curioso e sempre in cerca di stimoli. Nella sua casa di mezza montagna a Monte Cerignone, in provincia di Pesaro, era solito ospitare i suoi amici più cari, esponenti di rilievo del mondo della musica, dei fumetti, della letteratura, della semiotica e della comunicazione. Qui scrisse Il nome della rosa, in parte a mano con la sua penna, in parte con la macchina a scrivere. Oltre alla saggistica accademica che lo aveva reso già una figura di spicco a livello internazionale, la pubblicazione del romanzo (alla tenera età di 50 anni!) provocò non poche sorprese. Ma libero da luoghi comuni e da angusti recinti, egli prestò sempre attenzione al mondo circostante. Amava i fumetti e fece pubblicare in Italia i Peanuts di Charles Schulz. Si interessava di cultura popolare e scrisse di Franti e di Mike Buongiorno. Raccontò il passato con parole moderne. Ebbe una formazione cattolica, ma si allontanò presto dalla chiesa pur confessando che dentro di sé aveva sempre mantenuto simboli e scenari della sua formazione religiosa: per questo si occupò con tanta attenzione del medioevo.

Grande esperto di mass media, tra le altre cose, amava i giornali e le riviste. Fondò “Alfabeta”, Scrisse sul “Manifesto” con lo pseudonimo Dedalus, fu un collaboratore costante de “L’Espresso”. Celebri e celebrate le sue Bustine di Minerva.

Tutto questo è raccontato in Umberto, ma senza scelte cronologiche né organizzazioni tematiche, solo seguendo le “epifanie” che la vita propone nei modi più sorprendenti, appunto, e inaspettati, in molti casi. Frammenti, salti tematici e temporali come avrebbe voluto il maestro. Cotroneo nasce in via Montegrappa 7, a 230 metri dalla casa di Eco. Entrambi ad Alessandria. Tra loro c’è una significativa distanza temporale, sedici anni, che presterà il fianco a notizie false e congetture fantasiose che ben presto verranno facilmente smentite: Cotroneo è il nipote di Eco? Sembra però un segno del destino. Giovane e spavaldo, Cotroneo si fa avanti con una improvvida e lunghissima intervista che tra altri temi si cimenta con James Joyce. Poco dopo ne nasce un rapporto non molto frequente ma costante e la narrazione cambia un po’ il suo registro.

L’autore ci consegna il suo racconto affidandosi principalmente alle opere, che rilegge e mette in relazione con avvenimenti privati e personali, non si frappone mai tra il lettore e l’oggetto del suo racconto e ci consegna un punto di vista del tutto originale sull’intellettuale che nel mondo rappresenta l’umanesimo italiano, insieme a Fellini.

Man mano che Cotroneo procede nei ricordi e nella scrittura i contorni sembrano dissolversi invece di definirsi meglio. Eco è una figura che si proietta nel futuro per le sue tante geniali intuizioni. Pone tante domande. Non fornisce risposte. È appannaggio di tutti. Riesce a fermarsi di fronte al non detto e al non espresso. E la sua fama dura ancora oggi.