A cosa porta, a dove ci trasferisce l’insonnia, in quale realtà se non nella nostra – surmoltiplicata da cosa vere e non vere incrociate in quello stato di “allucinazione” a cui si piegò Marcel Proust e facendoci credere che giaciglio, desiderio infantile di baci e discorsi da salotto reggano davvero il nostro mondo. Interiore o meno, fantastico o storico, o entrambi, il corpo del mostro di notte schianta l’esile resistenza della mente che a quel punto non sa più a che santo votarsi. La paura sta accanto a tutto il resto del mondo, lo allontana come in un caleidoscopico cannocchiale rovesciato. Samantha Harvey in questo libro racconta le sue meditazioni, quelle che l’hanno accompagnata per un anno intero, quando alla mercè dell’insonnia ha saputo intrecciare – con la musicalità della sua scrittura – diario, memoir, divagazioni scientifiche su una condizione difficile da tenere a bada, quasi impossibile da risolvere con la chimica farmacologica e alchimie psichiche.
Un anno d’insonnia, come afferma il sottotitolo italiano, è un tempo distillato che trasporta verso spazi lontani eppure vicinissimi non appena vengono in mente opere poetiche o artistiche altrui: Larkin, Eliot, Woolf, Shakespeare possono offrire il loro conforto dando energia per toglierla alla rabbia che stringe forte intorno al collo. Nel pieno della notte, scrive Harvey, si arriva a gesti superstiziosi per placare i “capricci del sonno”, o scacciare i dolori in cima alla testa. Ma è difficile contrastare la massa intera del mondo che sembra piombare addosso tutta assieme, come se volesse comprimersi nelle circonvoluzioni cerebrali in un allucinante doppione della realtà.
Le infinite notti (The shapeless unease, in originale), pubblicato nel 2020, precede Orbital, libro di grande successo e vincitore del Booker Prize 2024. Entrambi tradotti da Gioia Guerzoni, la cui cura si riconosce anche qui con l’illuminata vocazione emergente dal risultato e nella nota finale che come sempre accompagna ogni libro da lei tradotto. A Gioia questa volta si affianca l’impegno correttivo e affettuoso di Mariana Gennari, redattrice.
Chi dorme poco ogni notte, evitando conseguenze nefaste (chi ci riesce, lo sa), si ritrova a testimoniare d’opere amabili e profonde e non ruderi che emergono dalle acque notturne che si ritirano all’alba. Padiglioni d’aria temperata, scritture che sfuggono ai misteri pungenti del sonno (leggi, la sua assenza). Se il mondo esiste, ci viene detto, quando il sonno è presente, una gran quantità di teorie fisiche e analisi filosofiche vengono incontro sorprendendoci, e dando corda alla fama raggiunta in questa regione d’universo. Non sappiamo cosa ci spinge in avanti, ma accanto all’azione distruttiva di una parte dell’umanità alcuni esemplari cavalcano meraviglie (e enigmi) puntigliosamente pronti a far barricate alle catastrofi in corso. Certe scrittrici, certe innamorate di linguaggi e parole questo fanno.


