11 Aprile, 2021

Antonio Iovane alle prese con Storia e Controstoria

Antonio Iovane, La seduta spiritica, Minimum Fax, pp. 166, euro 16,00 stampa

La sensazione, una volta chiuso questo libro, è la difficoltà nell’accettare che determinati eventi siano successi, che ci siano stati silenzi, omissioni, incomprensioni, convergenze di interessi sudici. Che nessuno abbia fatto fino in fondo il proprio dovere, che ciò che viene sancito dalla nostra Costituzione non sia che uno specchietto da sbandierare nelle sedi istituzionali, facendosene beffe in sede privata. Vizi privati, pubbliche virtù. Sepolcri imbiancati. L’intero corredo di espressioni popolari riferite al Potere.

Antonio Iovane è un giornalista romano che si occupa a latere della storia scomoda del Dopoguerra italiano, pubblicando nel 2019 il romanzo Il Brigatista (Minimum Fax), testo dedicato alla formazione delle Brigate Rosse e al successivo cursus honorum del celebre gruppo terroristico marxista-leninista dal 1969 al 1982. Il tentativo di dare un volto attuale a determinata parte della storia italiana prosegue con questo La Seduta Spiritica, altro tentativo di concretizzare decenni di testimonianze inconcludenti su uno degli eventi paranormali di questa nostra martoriata Storia.

Siamo nel 1978, 2 Aprile, e Aldo Moro si trova dal 16 marzo dello stesso anno in un appartamento di Via Gradoli 96 a Roma, custodito da alcuni brigatisti in una tramezza che lascia 4 metri quadrati di agio al Presidente. Alcuni di questi brigatisti hanno partecipato allo scontro a fuoco che ha coinvolto e ucciso cinque appartenenti alle forze dell’ordine. È difficile avere un quadro preciso dell’evento perché avvenuto all’improvviso, tanto da fornire testimonianze oculari di diversa interpretazione anche tra chi ha assistito in prima persona.

Tornando al 2 Aprile, alcuni professori universitari della zona di Bologna si sono dati appuntamento in una villa di Zappolino, in collina, per passare una domenica tra amici, con famiglie, compagni, mogli, mariti e figli. Una domenica piovosa, tanto da non permettere di godersi l’aria pulita ma costringendo tutti a trascorrere un pomeriggio nell’ampia villa. Tema centrale della discussione è ovviamente il rapimento Moro, cosa ne è stato di quel pezzo di Repubblica che sembrava aver deposto le armi per far spazio a un compromesso deciso tra DC e PCI in nome dell’Italia, o di ciò che ne sarebbe potuto essere.

I professori decidono di chiedere a un’entità spiritica di rivelare dettagli sullo svolgersi della prigionia di Moro, e lo spirito risponde indicando Gradoli, Viterbo, VT, casa con cantina. Parole che si ribadiscono con tutti i presenti che, a turno, fanno le domande e ricevono le risposte.

Qui termina la finzione e si giunge alla realtà: Aldo Moro è realmente rinchiuso in via Gradoli (non a Gradoli, innocuo paesino in provincia di Viterbo). L’informazione rilevata dalla seduta spiritica giunge a Roma dove viene accettata come veritiera dalla magistratura, con il risultato di un controllo approfondito da parte delle forze dell’ordine dell’innocuo paesino di cui sopra. Lo stesso sembra succedere a Via Gradoli a Roma, inizialmente opzione scartata perché la via non risultava sulle Pagine Gialle, come ribadito più volte anche da Francesco Cossiga, all’epoca Ministro dell’Interno dello stesso governo Moro.

Iovane prova a scardinare alcune porte ma la difficoltà che si avverte (e la relativa frustrazione) nel ricevere risposte oneste e veritiere è insuperabile. I personaggi coinvolti nella vicenda Moro sono tanti, troppi per riuscire a trovare un filo conduttore che potrebbe costituire la verità storica, la quale, con tutta probabilità, non vedrà mai la luce. Più che una puntata di Report, con la sua ringhiante indignazione, Iovane prova a ricostruire la verità, pur avendo scarse risorse in termini di collaborazione da chi è connesso alla vicenda. Il giornalista prova anche a entrare nella testa e nei pensieri di alcuni personaggi coinvolti, tra cui spicca Leonardo Sciascia, preda di angosciosi dubbi sul proprio ruolo governativo, ruolo che l’intellettuale siciliano lascerà di lì a poco.

Il racconto che ne scaturisce è godibile e approfondito quel tanto che basta per sollevare ulteriori dubbi, domande a cui non esiste risposta ma che, presto o tardi, tutti gli italiani si dovrebbero fare. Un buon tentativo di descrivere un punto di svolta della nostra Storia, la nostra e del nostro piccolo e amato Paese. Intendiamoci, in così poche pagine è impossibile rendere appieno testimonianza di ciò che è successo, ma in questo momento storico dominato da una New Wave of Pseudo-Journalism che vive di contenuti stitici e titoli sgargianti, questo libro è lettura consigliata prima di approfondire con altri testi.