Sylvia Aguilar Zéleny / La faccia triste dell’America

Sylvia Aguilar Zéleny, Spazzatura, tr. di Serena Bianchi, Ventanas, pp. 254, euro 18,00 stampa, euro 8,99 epub

Spazzatura è un romanzo che fa parte di quella tradizione letteraria sudamericana che affronta la denuncia sociale con un’ironia amara che vira spesso verso il sarcasmo. E Sylvia Aguilar Zéleny, scrittrice messicana, lo fa con eleganza e profondità e con uno stile leggero che apre una serie di scenari stimolanti. In una zona di frontiera tra Messico e Stati Uniti (ma basterebbero pochi passi per trovarsi a vivere in una dimensione totalmente diversa), si muovono tre donne che, con la propria voce, ci raccontano le loro vite nei pressi di una discarica.

Alicia è una ragazza che dopo varie vicissitudini si ritrova a vivere in questo luogo dove riparano molte persone indigenti; Griselda è una ricercatrice che studia chi vive in quelle condizioni e subisce un duro colpo quando la zia, che l’ha adottata insieme alla sorella, le informa di aver imboccato un declino mentale senza ritorno; Reyna è una trans che gestisce una cerchia di prostituzione nella zona. Le tre donne, le cui esperienze e aspettative non potrebbero essere più diverse, incrociano i loro destini sotto il segno della spazzatura, in quella discarica che i suoi abitanti non vogliono lasciare. Dopo essersi abituati alla puzza, lì trovano tutto quello che serve per una vita dal loro punto di vista decente, approfittando degli scarti di una società opulenta avvezza a gettare via cibi e cose ancora utilizzabili.

Una critica chiara contro la società dei consumi che instilla bisogni inesistenti per alimentare quella produzione che è il cardine della sua economia. Non è solo dei “prodotti” che ci disfiamo, ma anche delle persone che a causa di patologie o di semplice invecchiamento non ci servono più, non possono più essere sfruttate e anzi sono un ostacolo a un certo tipo di vita. Rifiuti commerciali e umani frutto di una indifferenza che ci spinge a una corsa insensata verso l’ultimo modello tecnologico per affermare uno status personale invidiabile dai più. E la solidarietà, in un mondo pieno di ingiustizie e disparità, sembra un sentimento in veloce dissolvimento che resiste, ancora, solo nelle persone che ne avrebbero effettivamente bisogno. I soli capaci, pare, di darne ancora.