30 Marzo, 2020

Tag: Alex Williams

Dal nostro archivio

Un Martini Heidegger, per favore…

Laurent Binet, La settima funzione del linguaggio. "Effettivamente, rileggendo attentamente La settima funzione del linguaggio viene da pensare che l’avrebbe potuto scrivere Umberto Eco se avesse avuto la leggerezza e l’arguzia che ha dimostrato Binet nell’elaborazione della trama."

La versione dei vietnamericani

Viet Thanh Nguyen, Niente muore mai. "È questo un saggio difficile da riassumere e presentare, tanti sono i discorsi che in esso s’intrecciano in modo del tutto inestricabile. Certo, ci si potrebbe semplificare la vita dicendo che Viet Thanh Nguyen ci parla di come i vietnamiti e il loro paese sono stati rappresentati dagli americani in modo spesso distorto e unilaterale, con Apocalypse Now a fare da bestia nera, superato forse soltanto da Gran Torino, che per Nguyen è un film ingegnoso, originale, compassionevole, però pericoloso come 'una piccola bomba intelligente'."

Straordinarie dissipazioni per libri straordinari

Thomas Wolfe, Il ritorno. "Straordinarie dissipazioni lasciano appena il tempo di scrivere libri straordinari, e altrettanti sogni che hanno foraggiato per decenni le major hollywoodiane, fra dignità contrastate, eroismi, vessazioni e scoppi di pianti cinematografici e pubblicistici".

Poeti s/tradotti – Poeti stranieri non tradotti. Sheenagh Pugh

“La odio così tanto!”, dice l’autrice di questa poesia. Per molte ragioni. Perché viene spesso citata, nonostante l’autrice raccomandi di non usarla - è dedicata a un amico che lotta contro la dipendenza dalla cocaina, non destinata alla pubblicazione. Perchè comunque prega di non menzionare il suo nome, ma nessuno le presta ascolto. Perché molti la leggono in modo sbagliato, in senso troppo banalmente ottimistico. Perché è scritta in un linguaggio piatto e semplice, che non riflette lo stile di molte altre sue poesie, in cui “l’uso del linguaggio è semplicemente molto più interessante e immaginativo”.

Un’avventura da ricordare meglio; e riprendere

Beppe Sebaste, Come un cinghiale in una macchia d’inchiostro. "In questo libro si corteggia l’invisibile vicino e il visibile lontano, e si avverte la manualità del comporre (“scrivere poesie vuol dire scrivere con le mani”), il fruscio dei quaderni aperti e richiusi, la penna e la ritmica della macchina da scrivere."

Speciale Stranimondi