2 Aprile, 2020

Tag: blues

Dal nostro archivio

Savinio e Luciano, fustigatori

"Nelle pagine introduttive Savinio ricostruisce la biografia dell’artista greco, grazie alla drammatizzazione del Sogno: in un monologo surreale Luciano in persona racconta del proprio rifiuto della scultura a favore dell’eloquenza e della scrittura letteraria. Savinio lascia così scivolare la propria personalità artistica dietro quella di Luciano, suggerendo l’intimo legame e le forti affinità con uno dei maggiori creatori di universi fantastici, inquietanti, dissacranti e, per consolidare il dialogo elettivo, si concede «la necessaria pazienza» per aspettare e incontrare Luciano, sulle rive del Po."

Le ombre di Schiavone

Antonio Manzini, Pulvis et umbra. "Rocco Schiavone, che di presentazioni non ha proprio bisogno, torna in un romanzo complesso a detta del suo stesso creatore. Il poliziotto corrotto più amato dai lettori, che fuma spinelli anche in ufficio, che frequenta persone poco raccomandabili. Il vicequestore trasferito da Roma ad Aosta, che non sopporta il freddo e che cambia un paio di Clarks al giorno."

Uno sguardo vertiginoso

John R. Searle, Il mistero della realtà, Raffaello Cortina Editore. Una recensione di Elio Grasso. Guardare la realtà con gli occhi di tutti i giorni, il più delle volte è semplice, neppure si pensa a varcare uno dei confini più immediati e a portata di mano: che cos’è la realtà? Chi ha voglia e tempo di pensare a come possa esistere tutto quanto, noi stessi, e insomma l’universo delle cose?

La statura dei poeti

Ennio Cavalli, Se ero più alto facevo il poeta. "Ennio Cavalli, abitatore di estese colture poetiche, campi sterminati di parole addette a una lingua necessaria quanto inquieta, ha edificato il proprio Zibaldone. Un libro che sorpassa i consueti termini di raccolta o di altre definizioni più o meno azzeccate. Se ero più alto facevo il poeta: se la corporatura di Ennio avesse raggiunto l’altezza voluta (con la contigua ironia) le conseguenze pop dell’opera dove sarebbero arrivate?"

Il Canone Beat. I’m talking about my Beat Generation

Allen Ginsberg, Le migliori menti della mia generazione. Lezioni sulla Beat Generation, "Herbert Huncke, un amico di William Burroughs ebbe un ruolo determinante nello sviluppo della filosofia Beat. Con il suo tipico linguaggio da tossico, Huncke continuava a ripetere “I’m beat”, che significava “sono rimasto senza soldi, sono rimasto senza droga, sono a terra, sono a pezzi, sono finito, fatto, sconvolto”, e a furia di ripetere questa espressione, i suoi amici più acculturati decisero di adottare quel termine per denominare il movimento culturale e spirituale di cui erano portatori".

Speciale Stranimondi

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