Tiemen Hiemstra / Lo specchio dell’identità è l’amicizia

Tiemen Hiemstra, W., tr. di Dafne Paris, Adelphi, pp. 188, euro 18,00 stampa, euro 9,99 epub

Tiemen Hiemstra è un giovane scrittore, classe 1991; è cresciuto a Groningen, nei Paesi Bassi, e ha frequentato l’università ad Anversa, dove attualmente vive. Una biografia che risuona nella mente dei lettori del suo romanzo d’esordio, W., edito da Adelphi con una traduzione di Dafne Paris. Nel romanzo di Hiemstra, tuttavia, i giovani adulti che dai Paesi Bassi si trasferiscono per studiare in Belgio sono due, Olaf e W., dai quali ha origine la danza di formazione e di ricerca d’identità che rende il romanzo eclettico, profondo, vibrante.

Olaf e W. frequentano lo stesso liceo e la stessa classe a Groningen, ma la forza d’attrazione che scorre come una «scarica invisibile […] che rese possibile un flusso illimitato di comprensione reciproca» non si accese fino al terzo anno, durante un camposcuola, come assopita in campi magnetici troppo distanti. Da estranei, Olaf e W. diventano inseparabili. In un’età così fragile come può essere l’età in cui si inizia a diventare adulti e ad avere una percezione più reale e concreta del proprio essere, Olaf e W. affrontano assieme l’esperienza eccitante e spaventosa dell’essere giovani, liberandosi l’un l’altro «da una specie di solitudine in cui nemmeno [sapevano] di vivere».

Un tema cruciale del romanzo di Hiemstra è proprio la ricerca di identità, che l’autore costruisce attorno a tutti i personaggi, Olaf compreso – anche se con il narratore della storia, Hiemstra costruisce domande differenti. Hiemstra pone W. alla ricerca della comprensione della propria solitudine e di cosa significa essere autentici e non solo un prodotto del proprio tempo, anche se ciò vuol dire allontanarsi, assaggiare il mondo pezzo dopo pezzo, fino a dimenticare la strada di casa. Con Olaf, Hiemstra si pone altri quesiti: è possibile legare la propria identità indistricabilmente a un’altra persona? Cosa succede se quel pezzo che regge le fondamenta della propria identità, all’improvviso, scompare? Il vuoto che rimane può risucchiare tutto il resto al proprio interno?

È esattamente ciò che accade: all’improvviso, in un giorno qualunque di giugno di un anno qualunque, W. scompare. Olaf, nell’incertezza e nello sconcerto in cui vaga, trova come unica traccia nel pc di W., forse lasciata deliberatamente o forse no, un file Word denominato Il sarcofago dello spasso.docx: un file lungo 176 pagine di meme, frasi, paragrafi, poesie e immagini che W. aveva precedentemente postato in internet. Olaf e Hilde, il terzo punto di appoggio del triangolo dell’amicizia che avevano formato proprio ad Anversa, cercano invano qualche traccia di W. Il vuoto che lascia l’uscita di scena della persona che ha gettato le fondamenta di chi siamo ora, può avere il potenziale di risucchiare l’intero ecosistema? E se quella persona tornasse, tempo dopo, cosa fareste?

Hiemstra non scrive solo un romanzo di formazione, ma indaga sul significato dell’amicizia e sul confine che la separa dall’amore platonico. Con W. Hiemstra riesce a padroneggiare una scrittura indagatrice e filosofica, senza per questo essere meno vibrante e concreta, delineando, anzi, tutti i dubbi e le domande di Olaf, Hilde e W. con delicatezza, ma allo stesso tempo con l’impetuosità di una giovinezza che urla senza riuscire a farsi sentire. Potremmo definire l’esperienza di lettura di W. con le parole di Patricia de Martelaere, che condivide lo stesso Olaf: «che cosa sono la gioia e il piacere se non il lasciarsi trascinare da un movimento senza opporre resistenza?».